Pubblicato in: femminismo

8 marzo 2017 Un giorno senza le donne

Astieniti dal lavoro, non spendere soldi in giro, vestiti di rosso per solidarietà. Sono le regole dello “sciopero delle donne” lanciato per l’8 marzo dall’International women’s strike e dalle organizzatrici della Marcia su Washington.

Oggi le stesse femministe 2.0 che hanno manifestato all’indomani dell’insediamento di Trump stanno organizzando A day without a woman, una giornata di astensione dalla vita produttiva e consumistica da parte della componente femminile della società. Un evento che serve a lanciare un messaggio di protesta contro il rampante maschilismo della nuova amministrazione americana e contro le persistenti ineguaglianze di genere nel resto del mondo.  Continua a leggere “8 marzo 2017 Un giorno senza le donne”

Pubblicato in: guerra, incontro, maternità

A Ginevra le donne non servono

pubblicato su Huffington Post

La delegazione del governo siriano a Ginevra
La delegazione del governo siriano a Ginevra

I negoziati di pace per la Siria stanno andando avanti come sempre: un fallimento. D’altronde non è facile trovare un accordo di pace escludendo del tutto la componente femminile del popolo in guerra

Il 23 febbraio sono arrivati a Ginevra – per un nuovo round di negoziati sulla Siria – i rappresentanti del governo di Damasco e dell’opposizione. L’articolo “i” di “rappresentanti” non è generico, ma di genere. Nel senso che le persone chiamate a negoziare sono esclusivamente uomini. Uomini i leader di 21 fazioni ribelli, uomini i delegati del governo di Assad, uomini il rappresentante Onu per la Siria, quello americano e quello russo.

L’assenza di donne al tavolo sembra quasi scontata ormai, e farla notare è una questione di lana caprina, da femminista inacidita, che guarda il dito e non vede la luna. La pensano così i diplomatici di mezzo mondo, quelli che stanno guidando l’ennesimo fallimentare incontro per la pace in Siria, quelli che preferiscono dirigere i loro sforzi nel coinvolgimento del “Cairo group” – gruppuscolo d’opposizione sostenuto dall’Egitto – e del Moscow group – suo omologo russo – piuttosto che nell’inclusione femminile. “È una situazione complicata, non possiamo pensare a queste cose”, risposero nel 2014 a chi gli chiedeva perché non c’era nessuna donna al primo incontro tra le parti del conflitto siriano.  Continua a leggere “A Ginevra le donne non servono”

Pubblicato in: guerra, incontro

La nuova Siria secondo la Russia

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pubblicato su Il Dubbio

Al summit di Astana Mosca e Ankara prendono accordi sul futuro di Damasco, sordi alle dichiarazioni delle parti in guerra

Ad Astana gli invitati sono arrivati un giorno dopo, ma i russi non si sono scomposti. I ritardatari erano i rappresentanti dell’opposizione siriana e il motivo della convocazione i colloqui di pace in Kazakistan. Russia, Iran e Turchia hanno scelto Astana per mettere d’accordo il regime di Assad con quei ribelli che non rientrano nella loro definizione di terroristi. Una sede che ospita i colloqui di pace già da dicembre, nonostante la comunità internazionale si incontri regolarmente a Ginevra, dove i negoziati apriranno di nuovo i battenti il 23 febbraio. Ma i play- maker, in Siria, sono loro – russi e turchi – e ad Astana vogliono trovare la “loro” soluzione, alla quale gli americani sono solo invitati ad assistere. Continua a leggere “La nuova Siria secondo la Russia”

Pubblicato in: guerra, jihad

Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo

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pubblicato su eastonline.eu

I tempi cambiano. Una volta erano i nemici per antonomasia – peggio di Be Beep e Will il Coyote – oggi possibili alleati. Sono i russi e i talebani, uniti – dicono loro – dalla comune lotta contro lo Stato Islamico.

Oggi, però, una riunione tripartita a Mosca riapre i giochi. A fine dicembre Putin ha ospitato diplomatici cinesi e pakistani per discutere dell’Afghanistan, senza invitare il governo di Kabul. Il presidente russo ha convinto i due partner a redigere un documento finale in cui si auspica maggiore flessibilità con i Talebani, che in Afghanistan controllano circa 40 distretti e ne rivendicano altrettanti su un totale di 398.  Continua a leggere “Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo”

Pubblicato in: calcio, democrazia, guerra

Top ten 2016

Vi sembra un anno da dimenticare? Forse è vero, eppure anche durante gli ultimi dodici mesi l’umanità ha fatto qualche progresso. Ecco dieci cose buone del 2016

  1. È appena finito
  2. Le Olimpiadi di Rio si sono chiuse senza attentatirio-span-600-1
    Il Brasile ha evitato l’enorme flop atteso alla vigilia. Gli atleti hanno gareggiato, vinto medaglie e festeggiato i loro risultati come se fossero a un’Olimpiade normale, e non in una manifestazione organizzata in mezzo alle macerie della politica nazionale e dei disastri internazionali –  una premier deposta, uno scandalo di corruzione grande come il Brasile, l’esclusione dai Giochi della Russia e l’epidemia della febbre Zika. L’unico incidente denunciato dagli atleti si è subito rivelato un falso: quattro nuotatori americani avevano raccontato di aver subito una rapina a mano armata da quei delinquenti dei sudamericani ma sono stati fregati dalle telecamere, che li hanno ripresi mentre – ubriachi – danneggiavano il bagno di una stazione di rifornimento a Rio;
  3. Papa Francesco resiste.
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    Lo aspettavano tutti al varco: prima o poi la dirà una stronzata pure lui, non potrà continuare a dispensare buon senso all’umanità senza chiedere niente in cambio. E invece no. Al netto delle sparate oscurantiste contro aborto e nozze gay, previste dal contratto con Dio, Francesco ha continuato a esprimere concetti sufficientemente logici e piuttosto profondi nonostante la semplicità. Inoltre ha realizzato un bel po’ di passo in avanti per la diplomazia vaticana, dall’incontro col patriarca ortodosso Kirill – che si era sempre rifiutato di vedere un Papa – all’intercessione per il regime cubano di fronte alla Casa Bianca, che anche grazie a lui decide di riaprire i rapporti con i fratelli Castro;
  4.  L’Onu cancella le sanzioni all’Iran.
    Infografica pubblicata dal Daily Mail
    Infografica pubblicata dal Daily Mail

    Spinti dall’interesse di far valere le proprie ragioni sul conflitto in Siria e di fargliela vedere brutta all’Arabia Saudita, Washington e Teheran nel 2015 avevano firmato un accordo preliminare che avrebbe dovuto ripristinare normali relazioni diplomatiche con i Guardiani della Rivoluzione in cambio del loro rispetto di alcuni limiti sul programma nucleare della Repubblica. E il 16 gennaio del 2016 l’Onu ritira ufficialmente le sanzioni all’Iran, dando seguito a un rapporto positivo dell’Agenzia atomica sullo smantellamento degli impianti persiani. Obama ha dunque abbattuto il  muro alzato da Bush, che aveva spinto l’Iran tra le braccia della Russia. Purtroppo Putin ha rilanciato con un intervento diretto a favore del comune amico Bashar al Assad, e per ora sembra aver avuto la meglio;

  5. Il Leicester vince la Premier League. _89548045_leicsfans1_getty
    Cioè: una squadra che sembrava dovesse combattere per la salvezza vince per la prima volta nella sua storia la serie A britannica. A guidare il Leicester è un tecnico italiano, Claudio Ranieri, e quindi la vittoria del club inglese diventa subito una vittoria “nostra” (festeggiata anche da Matteo Renzi con un twit che chiosa #pazzesco), ma la notizia non è questa. La notizia è che può succedere, anche se solo in un anno bisestile e in un Paese che sta per abbandonare il suo continente, che un campionato di calcio non sia truccato, impacchettato o blindato dai tre club più potenti della nazione. C’è luce oltre la siepe;
  6. Radovan Karazdic viene condannato a 40 anni per crimini contro l’umanità.** FILE ** In this May 1994 file photo, Bosnian Serb Stojan Zupljanin, left, and Radovan Karadzic speak in the Bosnian town of Banja Luka, 120 kilometers (75 miles) northwest of the Bosnian capital of Sarajevo. Karadzic, accused architect of massacres making him one of the world's top war crimes fugitives, was arrested on Monday evening, July 21, 2008 in a sweep by Serbian security forces, the country's president and the U.N. tribunal said. Serb authorities turned Zupljanin over to The Hague in June 2008 after nine years on the run. (AP Photo/Radivoje Pavicic)
    Il boia di Srebrenica, serbo-bosniaco che ha guidato i suoi battaglioni paramilitari verso la pulizia etnica dei suoi concittadini musulmani, è stato condannato dal Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Ci sono voluti sei anni di processo, ma alla fine la sentenza è arrivata, a dimostrare che anche chi si ritiene intoccabile, se condannato dalla storia, può esserlo anche dai giudici;
  7. Lo scandalo dei Panama papers dimostra che il giornalismo investigativo esiste ancora
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    Il pool del Consorzio internazionale di giornalisti investigativi è venuto in possesso di un database di 11,5 milioni di documenti dello studio legale panamense Mossack Fonseca, che testimoniano fughe di capitali e distrazione si fondi finanziari. Il pool ci si butta a capofitto e analizza i dossier su oltre 214.000 società offshore, senza farsi intimorire da immense e pallosissime liste di dati. Travolto dallo scandalo, il primo ministro islandese si dimette. Altri nomi illustri coinvolti dai papers decidono invece di fregarsene, restando al loro posto senza pudore. Gente come il presidente argentino Mauricio Macrì, lo sceicco degli Emirati Arabi Khalifa bin Zayed al Nahyan, il capo di Stato ucraino Petro Poroshenko, il re dell’Arabia Saudita Salman;
  8. La strage di Orlando non è colpa del “terrorismo islamico”vunjq1nde60lvekryh8co-rvqqkumlb5-xlarge
    Il 12 giugno un giovane americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 29 persone e ne ferisce 43 in un nightclub di Orlando, Usa. Nelle prime 24 ore i media di tutto il mondo si concentrano sulla presunta affiliazione dell’attentatore all’Isis, ma appena fanno due più due capiscono che si tratta di una strage omofoba compiuta da un omosessuale. Il locale di Orlando, Pulse, è un noto locale gay che Mateen frequentava con enormi sensi di colpa. In America la strage viene derubricata da attentato terroristico e diventa crimine d’odio. Il movimento gay si dimostra più potente degli adepti dell’islamofobia;
  9. Il Portogallo vince gli europei e lo fa da squadra – non da groupies di un grande campione.
    160710170039-21-euro-finals-france-portugal-0710-super-169Il capitano portoghese Cristiano Ronaldo (pallone d’oro 2016) gioca male in quasi tutte le partite degli europei e la sua nazionale sembra destinata a uscire al primo turno. Ma poi si riprende per il rotto della cuffia e arriva in modo rocambolesco in finale, dove Ronaldo si fa male ed è costretto a uscire dal campo ma tifa per la sua squadra con una foga da hooligan. E i suoi “gregari” sconfiggono la Francia 1-0;
  10. Il Califfato in Libia si rivela una bufala.1449529470436
    Gli emuli dell’Isis che si erano impadroniti di un fazzoletto di terra intorno a Sirte vengono sconfitti da una breve offensiva dei miliziani di Misurata – sostenuti da Usa e Gran Bretagna. Ciò non significa che la Libia sia pacificata, anzi. Ma aiuta a comprendere la reale natura degli attentati e degli atti di guerriglia che avvengono in tutto il Paese: la lotta per il profitto. Decine e decine di milizie locali si ammantano più o meno di forme di integralismo religioso per legittimare la loro lotta per il potere, ma quasi tutte sono coinvolte nei traffici illegali più redditizi del continente: droga e esseri umani. Non sarà facile soddisfare gli interessi economici di tutti gli attori in campo, ma sempre meno complicato che condurre alla ragione mujaheddin votati alla guerra santa.
Pubblicato in: jihad, migranti

La Russia dietro Berlino

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Ci sono varie teorie sul ruolo giocato dal Cremlino negli ultimi attentati terroristici. Da chi lo considera responsabile diretto a chi lo vede come unica salvatrice. Dobbiamo pensare di più ai russi. Non possiamo lasciarli soli. Soli con Putin.

Secondo l’Emirato Islamico del Caucaso – gruppo di jihadisti affiliati ad al Qaida – è Mosca ad aver organizzato l’attentato a Berlino. Il Cremlino aveva avvertito Merkel e Hollande che dovevano smetterla di prendersela con i russi, di spingere sull’allargamento della Nato e di chiudere un occhio sui finanziamenti ai terroristi – in Ucraina in Siria. Continuando su questa linea, gli attentati in patria era il minimo che potessero aspettarsi. «La Russia porta avanti i suoi attacchi sotto falsa bandiera», scrive l’Emirato sul suo sito Kavkaz Center, «e applica la stessa tattica con i cyberattacchi contro Europa e Usa».
Un segnale per punire la Germania, dunque, per far capire a Merkel che deve tornare indietro, sia sulle sanzioni che impone a Mosca, sia sull’ostilità nei confronti delle operazioni russe in Siria.

Questa è la prima teoria, quella di al Qaida. Continua a leggere “La Russia dietro Berlino”

Pubblicato in: costume

Il regalo giusto

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Il 2016 sta finendo e noi ci sentiamo in colpa. Non abbiamo fatto abbastanza per fermare le guerre, per salvare i bambini, per migliorare la società in cui viviamo.

Il Natale peggiora le cose, perché  mentre mettiamo i regali sotto l’albero e sommergiamo i bimbi di oggetti inutili ci sentiamo ancora più ipocriti. Maestri dei due pesi e due misure.

Possiamo risolvere questo problema? No. Possiamo lavarci dal senso di colpa? No.

Però invece di sprecare tutti i nostri soldi, ma proprio tutti, in beni superflui e inquinanti (dove li butto i giocattoli dopo che il mio viziatissimo figlio se ne è stufato?) possiamo pure investirne qualcuno per una causa utile. Continua a leggere “Il regalo giusto”