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Agli inglesi piacciono le donne

donneuk Alle elezioni Cameron vince, ma rimane l’unico uomo in campo. Le donne raccolgono il testimone degli sconfitti e si preparano a cambiare la Gran Bretagna Le elezioni inglesi hanno apparentemente premiato un uomo, David Cameron, che potrà formare il governo senza bisogno di scendere a compromessi con l’ex compagno di merende Nick Clegg. Il premier, però, non potrà evitare di confrontarsi con un nuovo esercito di donne. Dal giorno successivo al voto, infatti, sono diventati dell’altro sesso i vertici di tutti gli altri partiti britannici. No, nessuna operazione a Casablanca per Ed Milliband e Nick Clegg, ma una semplice successione al femminile ai vertici di Labour e LibDem. A sostituire Milliband, già criticatissimo dal fratello David e sprofondato nel baratro dei capri espiatori dopo il risultato elettorale, c’è la presidente dei Laburisti Harriet Harman, leader pro tempore ma decisamente solida, che non ha timore ad esporsi e a candidare altre donne a capo del partito. Stessa storia per i Liberaldemocratici, dove la Baronessa Sarah Virginia Brinton, detta Sal, è passata dal ruolo di presidente a quella di segretario. I partiti minori, poi, sono già da tempo guidati da donne: Nicola Sturgeon per lo Scottish National Party, Leanne Wood per il Partito Gallese (Plaid Cymru), Natalie Bennett per i Verdi. E anche Nigel Farage, leader machista e senza peli sulla lingua dell’euroscettico Ukip, è stato sostituito da una femmina, Suzanne Evans. Ma le donne che piacciono agli inglesi non somigliano a quelle promosse dagli italiani. Niente a che fare con Boschi e Carfagna dunque: il piglio delle britanniche è severo e pugnace, quello che in Italia si definirebbe virile e in Inghilterra thatcheriano. La laburista Harriet Harman, incontrando i suoi compagni di partito al primo meeting da segretario, li ha invitati con modo asciutto a sfidare i conservatori e a metterli in difficoltà “ad ogni passo”. Dimenticatevi ogni senso di perdita o aria da lutto, ha tuonato, i Tories vorrebbero continuare a festeggiare stappando champagne nella City e sfondandosi di cin cin, gli indipendentisti scozzesi vorrebbero pavoneggiarsi su e giù per i corridoi e vederci abbattuti e piagnucolanti. Ma noi non gli daremo questo piacere. Useremo le elezioni del nostro leader per attaccare i conservatori, ha dichiarato Harriet Harman, i candidati dovranno sfruttare ogni minuto in cui andranno in onda per mettere a terra i nostri avversari. «Dobbiamo guardarci in fondo all’anima, ma non dobbiamo tagliarci le vene» Leale al partito fino alla morte, assolutamente disinteressata al parere estetico maschile o problemi di immagini, a sfoderare il profilo giusto o a pettinarsi prima di una foto, la sua è una missione politica, non uno spettacolo. Stesso stile per le tre donne (su 5 candidati) che potrebbero conquistare la leadership definitiva del partito: Liz Kendall – front runner dei modernizzatori – Yvette Cooper – ministro ombra degli Interni – e Mary Creagh, che vorrebbe ridare voci all’Inghilterra di mezzo. D’altronde anche Cameron si è reso conto che al suo governo serve un tocco femminile e ha promesso di destinare alle donne un terzo delle poltrone da ministro. La Baronessa Stowell è stata confermata leader della House of Lords, accanto alle colleghe Theresa May – agli Interni – Nicky Morgan – all’Istruzione – Justin Greening – allo Sviluppo Internazionale – Theresa Villiers – all’Irlanda del Nord – e Liz Truss – all’Ambiente. Solo due le nuove nominate: Amber Russ all’Energia e del Clima, e Anna Soubert, sottosegretario alle Piccole Imprese. Ma lo sforzo di Cameron non è sufficiente. Secondo Ms Garret-Cox, l’industriale britannica che ha appena vinto il premio businesswoman dell’anno, il nuovo governo deve fare di più a proposito di credito all’imposta, costi degli asili e creazione di un ambiente dove le aziende siano preparate – se non costrette – a essere più flessibili. Nel Regno Unito, infatti, c’è una gap tra salari maschili e femminili che fa impressione: le donne guadagnano in media il 16.4 per cento in meno degli uomini (contro il 7.4 per cento dell’Italia). E tra i quadri dirigenti solo un terzo delle poltrone è femmina. Chissà se la nuova generazione di leader dell’opposizione cambierà qualcosa. Senz’altro dovranno prendere posizione in una battaglia dove la differenza di genere fa la differenza: il referendum sull’uscita dalla Ue. Secondo il Guardian, infatti, le donne sono più inclini degli uomini a votare no, perché hanno senso pratico e sono ostili al rischio. Nel sondaggio realizzato da Yougov la componente femminile ha dichiarato di essere poco interessata alle questioni europee, e più preoccupate dei servizi per i bambini e dell’istruzione. In teoria, dunque, sono euroscettiche perché le direttive Ue rischiano di ridurre i fondi per la loro famiglia. Ma di fronte all’urna le donne preferiscono lo status quo rispetto a un futuro incognito e quindi rischioso, come quello dell’uscita dalla Ue.  Mai come adesso il futuro dell’Inghilterra è stato in mano alle sue donne.

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