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Geografia del sesso. Donne in cerca di guai

beach boys

Arriva l’estate e una nuova stagione per il turismo sessuale femminile. Con la globalizzazione le mète si moltiplicano e offrono servizi diversi. Dai Caraibi alla Giordania, nomi e specialità dei beach boys

Il paradiso è in Costa Rica, Bali, Giamaica. Non sono solo le spiagge bianche e il mare azzurro, però, a rendere queste destinazioni così piacevoli. Le donne di tutto il mondo sanno che in questi posti faranno sesso con bei ragazzi a basso prezzo, o addirittura gratis – se si illudono che cene e regali non siano un costo. Il turismo sessuale femminile è in crescita e non si limita alla ricerca del big bamboo nei Caraibi. Un esercito di 600mila bianche gira il mondo per trovare un beach boy, un ragazzo facile, possibilmente giovane e muscoloso. Sono donne benestanti, che hanno disponibilità economica e possono spendere un po’ di soldi in vacanza. Non si tratta solo di 50-60enni afflosciate e annoiate. Tante trentenni amano farsi corteggiare da ragazzi che danno l’illusione di essere interessati alla compagnia e non ai soldi. Ragazze che si illudono di intrecciare storie romantiche perché non pagano direttamente un gigolò (anche se nei Caraibi ci sono ragazzi “espliciti” che si fanno dare 80 dollari per il sesso orale), ma che non si rendono conto di compensare i loro partner con cene, serate in luoghi esclusivi, biglietti di spettacoli.

Come ogni mercato, anche questo ha le sue specialità geografiche. Le statunitensi arrivano facilmente nei Caraibi, le asiatiche preferiscono restare in Asia, le europee vanno in tutte le direzioni, ma a volte si limitano a superare i Dardanelli e approdare in Turchia. Le inglesi sembrano prediligere il Kenia, le olandesi preferiscono Bali, le italiane il Senegal.

Ma per il turismo sessuale femminile non è facile trovare dati ufficiali. Mentre gli uomini che viaggiano per sesso sono espliciti, le donne spesso si celano dietro mezze verità, organizzando viaggi con le amiche e sperando in un’avventura d’amore.

A smentirle, non solo l’evidenza – storie che durano l’arco di una vacanza – ma i nomi stessi con cui si fanno chiamare le loro conquiste. In Costa Rica vengono detti “squali” o “gringueros”, nei Caraibi “rastitute”, “sanky panky” (spingi-affonda) e “cowboy da spiaggia”, in Gambia “bumster” (i pantaloni a vita così bassa da mostrare il sedere), in Senegal “drummer boy” (percussionisti), in Giordania “Marlboro men”, “gabbiani” in Croazia e in Bulgaria.

I Caraibi vanno fortissimo tra statunitensi e canadesi, che da decenni affollano le spiagge di Giamaica e Santo Domingo. L’identikit del sanky-panky è semplice: virile, dalla pelle scura e fisico muscoloso, alto e longilineo. Girano a frotte intorno agli alberghi delle nordamericane, che loro chiamano “bottiglie di latte”, perché sono bianchicce e perché hanno bisogno di essere “riempite”. Stessa storia in Costa Rica, che va forte soprattutto tra le canadesi, specialmente la località balneare di Puerto Viejo. Il fenomeno è così noto che un regista, J. Michael Seyfert, ci ha girato un documentario intitolato Rent a rasta eppure c’è ancora chi ci casca e nonostante le centinaia di donne ferite che cercano di mettere in guardia le altre dai sanky-panky, c’è chi non scopre la natura mercenaria dell’amore finché non si sposa e viene mollata.

Altrettanto esplicita la disponibilità dei cosiddetti Kuta cowboys, i beach boys di Bali, amati soprattutto dalle asiatiche (Singapore e Giappone), ma anche dalle europee. Atletici e sicuri di sè come cowboy, abbronzatissimi e capelli lunghi al vento, i balinesi bighellonano sulla spiaggia di Kuta in attesa di essere puntati da un’occidentale che pagherà loro cene, feste e regali, oltre a coccolarli con mille attenzioni. Anche su di loro è stato girato un documentario, Cowboys in paradise, che ha fatto infuriare il governo dell’Indonesia – in maggioranza musulmana – e scatenato raid punitivi della polizia sulla spiaggia di Kuta. Ma i cowboy di Bali continuano a lavorare, soprattutto con le giapponesi. Le donne nipponiche hanno meno problemi ad affrontare il pagamento diretto e spendono in media 5000 yen (37 euro) a rapporto. L’approccio inizia con un massaggio in spiaggia, dopo il quale le ragazze chiedono quanto viene il “trattamento completo”. I ragazzi a cui si rivolgono non sono gigolo improvvisati, ma giovani che si sono allenati a soddisfare le turiste – un magazine locale ha raccontato che si fanno insegnare come leccare bene il corpo di una donna per eccitarla il più possibile prima del “vero divertimento”.

Ancora più spregiudicate le giapponesi che arrivano fino in Giordania per provare un’esperienza veramente trasgressiva. In Medio Oriente l’attrazione sono i beduini, ribattezzati Marlboro men e particolarmente attivi nella zona turistica delle rovine di Petra. Sguardo magnetico, turbanti che sembrano usciti dal film Lawrence d’Arabia, pelle seccata dalla sabbia del deserto, i beduini spesso conoscono le clienti mentre le guidano attraverso le rovine e poi le portano a festeggiare la fine del tour nelle loro tende. Molte sono americane e europee, donne che in alcuni casi sono realmente andate a Petra per vedere le rovine e che casualmente finiscono a fare sesso sulle dune. Tanto più che alcuni beduini non chiedono nemmeno soldi, perché si ritengono soddisfatti di aver praticato sesso libero in un Paese dove trovare ragazze facili è impossibile (e i rapporti extraconiugali sono puniti per legge). Ma la maggior parte dei Marlboro men sono attratti anche dai dollari, che non chiedono direttamente per la loro prestazione, ma come “contributo per l’affitto” o per iniziare un’attività o aiutare un amico in difficoltà. Le giapponesi, raccontano i giordani, sono le più “assatanate”, ma non perché abbiano dimestichezza con il sesso, anzi. Secondo i beduini sono fredde come pezzi di marmo, ma chiedono grandi prestazioni e si lasciano fare di tutto. Nell’estate del 2009 due nipponiche finirono addirittura in ospedale per aver praticato sesso troppo estremo. Le orientali sembrano disposte a tutto pur di provare quest’ebrezza, anche a farsi dieci ore di volo solo per un week end di sesso.

Se i beduini giordani sono fuori legge ma ufficiosamente invidiati dai connazionali, i bumster del Gambia sono invece malvisti, considerati prostitute da quattro soldi. Eppure la maggior parte di loro lo fanno nella speranza di incastrare un occidentale e scappare dalla miseria. Vestono magliette colorate e ostentano uno stile giamaicano e come i loro coleghi caraibici stazionano fuori dagli alberghi. Ma raramente ottengono un biglietto di andata per il benessere. Più fortunati i senegalesi, che a volte riescono a sposare la loro europea. Il loro Paese, come il Gambia, è musulmano di tradizione sufi, quindi poco esposto all’estremismo. Resistono però usanze come la poligamia, che nel caso del Senegal viene a volte vissuta come un invito alla libertà sessuale – per i maschi. Non è raro, infatti, che donne europee convinte di aver instaurato una relazione amorosa scoprano che il loro partner sia già sposato e a volte succede anche che lui cerchi di convincerle a esercitare il ruolo di seconda moglie. Alcune, seppur non esplicitamente, accettano la situazione, portando in patria il marito ma accettando che lui trascorra lunghi periodi in Senegal. Ad attrarre le donne bianche – anche quelle giovani – il fisico scultoreo dei drummer boys. Li chiamano così per la leggenda secondo la quale chi suona le percussioni, e in particolare il djambé, sarebbe particolarmente bravo a letto. In realtà le espatriate che lavorano in Senegal hanno un’altra versione. I locali sono molto attraenti ma poco soddisfacenti nell’atto sessuale. Non conoscono i preliminari e cercano di raggiungere il piacere molto velocemente. Ma la donna occidentale è da sempre convinta di poter cambiare il proprio uomo e magari pensa di poter educare il partner africano alla lentezza.

In fin dei conti, si tratta sempre di colonialismo. I Paesi del sud del mondo adottano usanze del nord diventando un mercato passivo per le merci occidentali e una pedina nelle mani dei governi più ricchi. In cambio offrono servizi a basso prezzo – e il turismo sessuale ne fa parte – rafforzando valute come il dollaro, l’euro, lo yen. In Persia Ahmad Fardid la chiamò “Westoxification” (Gharbzadegi).

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