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Istruzioni per chi vuole “aiutarli a casa loro”

Boko-Haram-Fighters

Vademecum per i leghisti che vogliono risolvere i problemi di Africa e Medio Oriente

Non solo Salvini, ma soprattutto Salvini, dice che il problema dell’immigrazione si risolve “aiutandoli a casa loro”. Giusto. Ma gli uomini della Lega sanno qualcosa di Boko Haram, al Shabaab, Daesh o Isaias Afewerki? Ho preparato per loro un breve glossario per attivarsi su questo fronte e risolvere i problemi dell’umanità.

  1. NIGERIA. I nigeriani sono quelli neri neri che a volte identificate come “spacciatore” se uomo e “prostituta” se donna. In effetti la mafia nigeriana è molto radicata in alcune città italiane e sfrutta una folta manovalanza procurata dall’immigrazione. Le reti criminali che ci guadagnano possono puntare su una bella catena di montaggio. In patria c’è il movimento islamico Boko Haram che saccheggia i villaggi cristiani, uccide gli uomini e sequestra le donne in nome della guerra santa. Ottiene finanziamenti dai governatori di alcune province nigeriane che vogliono allargare la loro influenza e quest’anno, con l’affiliazione allo stato islamico, hanno aperto anche un credito con i ricchi emiri che sostengono il jihad. Inoltre in Nigeria ci sono i ribelli del Delta del Niger, che sostengono di lottare perché non è giusto che i proventi del petrolio vadano tutti alle compagnie straniere e quindi le imprese occidentali vanno tutte boicottate anche impedendo agli abitanti locali di lavorarci. Con queste belle prospettive, c’è qualche nigeriano che decide di prendere il largo e allora paga i trafficanti di esseri umani, sempre autoctoni ma organizzati con scafisti maghrebini in Libia e con i destinatari di manodopera in Italia, e cioè i mafiosi. Questi ultimi accolgono i connazionali e li spediscono a raccogliere pomodori, spacciare droga o battere la strada. Per fermare il flusso dei nigeriani in Italia, dunque, bisogna sradicare la corruzione in Nigeria che permette ai governatori di comportarsi come feudatari, affidare lo sfruttamento di petrolio a compagnie autoctone, trovare un lavoro alternativo ai militanti dei gruppi armati e arrestare i boss nigeriani in Italia.
  2. SIRIA. I siriani sono quelli beige che arrivano con tutta la famiglia e parlano tante lingue che voi non conoscete, come l’inglese o il francese. Hanno lasciato il loro Paese perché non hanno prospettive di lavoro né di sopravvivenza. La Siria è controllata in parte dal regime dittatoriale di Assad, sostenuto da russi e iraniani, in parte dall’Esercito di liberazione, sostenuto soprattutto dalla Turchia, in parte dallo Stato islamico o Daesh, finanziato da sauditi e qatarini ma soprattutto sostenuto dall’estorsione e dal traffico di petrolio. Per fermare quest’esodo bisogna arrestare con un mandato internazionale Bashar al Assad, controllare la provenienza del petrolio che si acquista in Giordania, Kuwait, Iraq e persino Iran, dare un lavoro a migliaia di iracheni e siriani costretti ad arruolarsi con l’Isis per campare, costringere la Turchia ad accettare una missione internazionale che sigilli i suoi confini meridionali.
  3. ERITREA. Gli eritrei sono quelli secchi secchi, abbastanza neri ma non troppo. Metà popolazione se ne è già andata, l’altra metà vorrebbe andarsene. La dittatura di Isaias Afewerki costringe a fare il militare a vita e a sopportare condizioni di estrema indigenza senza mai protestare, perché il Paese è completamente isolato. Per fermare i profughi eritrei bisogna bloccare i finanziamenti alla dittatura da parte di Unione europea e Italia – che lo blandiscono per tenerlo a bada e impedire che rilanci la guerra con l’Etiopia – e dare una controllatina ad alcuni personaggi della diaspora eritrea che riscuotono una tassa governativa del 2% su tutti gli emigrati.
  4. SOMALIA. I somali sono quelli ancora più secchi. Da trent’anni questo Paese è senza un governo capace di controllare il territorio, quando c’è un omicidio non sai neanche se il responsabile deve essere processato dai tribunali della sharia di al Shabaab, dalle corti del governo ufficiale di Mogadiscio o da qualche tribunale europeo che lo definisca crimine contro l’umanità e applichi il principio della giurisdizione universale. Senza neanche i proventi della pirateria, abbattuta dalle guardie private che scortano i bastimenti, migliaia di poveri cristi si sono dovuti arruolare con i fondamentalisti islamici di al Shabaab per prendere uno stipendio. Per aiutarli a casa loro, bisogna trasferire la Somalia in un altro continente.
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