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Crisi rifugiati: e l’America che fa?

John Kerry, segretario di Stato Usa
John Kerry, segretario di Stato Usa

Gli Usa elargiscono consigli e buoni propositi, ma non accolgono nessun migrante. È una tragedia limitata, dicono, rispetto a quella che verrà

Chi l’ha fatta la guerra in Iraq e Afghanistan? Chi bombarda con i droni presunti terroristi in Yemen e Pakistan? Chi finanzia tramite fondazioni i gruppi di ribelli democratici in Maghreb e Medio Oriente? Insomma, chi è il primo nemico dell’Isis? L’America, ovviamente. E qual è la risposta dell’America di fronte all’esodo di profughi causato dai jihadisti in Siria, in Libia, nel Corno d’Africa? «Bisognerebbe occuparsi della fonte del problema». L’ha dichiarato all’Huffington Post il segretario di Stato Usa John Kerry, aggiungendo che l’America potrebbe fare di più per i migranti che arrivano in Europa. Basta che i profughi non vadano da loro: «Non ci prenderemo rifugiati su base permanente», ha precisato, «abbiamo già costruito campi di accoglienza in Giordania, Libano e Turchia». Quegli stessi campi da cui fuggono verso l’Europa.

La Casa Bianca conferma: non pianifichiamo nessun cambiamento nella nostra politica sull’immigrazione per ammettere rifugiati dal Medio Oriente. Piuttosto, rilancia Kerry, preoccupiamoci dell’enorme flusso di profughi che presto verrà provocato dal cambiamento climatico. È la fissazione del secondo mandato Obama: il surriscaldamento del globo al centro della politica energetica, a legittimare lo sfruttamento di shale gas e gli investimenti in green economy. Per carità, il riscaldamento terrestre fa danni enormi e con l’innalzamento del livello del mare intere popolazioni potrebbero essere costrette a spostarsi. Ma intanto che ci facciamo con queste migliaia di persone che scappano da tragedie umane e fallimenti politici? «Voi pensate che adesso l’immigrazione sia una sfida per l’Europa a causa dell’estremismo, ma aspettate di vedere cosa succederà quando ci sarà assenza d’acqua, di cibo o una tribù che combatte con un’altra per la semplice sopravvivenza», ha detto Kerry. Insomma, c’è una classifica delle catastrofi e quelle naturali stanno sopra quelle umane. Soprattutto se l’America ci fa una brutta figura.

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