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Aiutarli a casa loro/2: Nigeria

campi IDF Nigeria

La maggior parte dei profughi nigeriani non vivono in Europa, ma in Nigeria. A Maidoguri ci sono un milione e 600mila rifugiati interni, fuggiti dai raid di Boko Haram. Qualche consiglio per aiutarli

Il gruppo dei combattenti islamici nigeriani è così spietato che la stessa al Qaeda in passato aveva espresso perplessità sui metodi della sua filiale. Ora, però, Boko Haram è passato dalla parte dello Stato Islamico e non teme più critiche.

Radono al suolo villaggi, stuprano, uccidono e nessuno può farci niente. L’esercito scagliato dal governo contro i terroristi è assolutamente incapace di contrastarli. L’unica speranza per la popolazione del nord è quella di scappare. Dal villaggio di Bama, 500mila abitanti, in pochi giorni se ne sono andati in 180mila. Sono finiti nei campi profughi di Maiduguri, capitale dello stato nigeriano del Borno, insieme a un altro milione e mezzo di persone.

I campi vengono costruiti un po’ dappertutto: in una scuola superiore femminile, nell’ex college per le insegnanti, nel campo di orientamento universitario. Insomma, in tutti i luoghi dove si dovrebbero istruire le donne, tanto istruire le donne, in Nigeria, a che serve? Gli uomini, invece, loro sì che vanno a scuola: un ex colonnello britannico ha dichiarato alla BBC: «Un soldato nigeriano una volta mi ha chiesto: ce l’avete l’apparecchio per individuare veicoli che contengono terroristi? Io gli ho risposto che non esiste, ma lui non mi ha creduto».

L’esercito di Goodluck Jonathan, presidente del Paese dal 2010, non ha istruzione, non ha formazione, non ha equipaggiamento. E a volte è violento come il nemico che dice di combattere. Quindi la popolazione non si fida e le operazioni anti terrorismo raramente hanno successo.

Il risultato è lì, tra quegli immensi bivacchi dove si nasce, si muore, ma non si vive. Sono i campi profughi africani, finanziati in prevalenza dall’Onu, sporchi come letamai, governati dal caso. In alcuni di questi campi, secondo un giornalista del Center for investigative reporting, centinaia di ragazze vengono prelevate per essere spedite a prostituirsi, e mille altri traffici illeciti vengono guidati dagli stessi Boko Haram. Succede prevalentemente nei centri non ufficiali, quelli che sorgono vicini alle strutture dell’Onu che non sono più sufficienti a contenere tutti i profughi. Che in realtà non si chiamano profughi, si chiamano Idp – internally displaced persons.

Cosa fare per aiutarli a casa loro? Intanto bisogna dargliela, la casa. Finanziare la costruzione di nuovi campi profughi sarebbe come costruire nuovi gironi dell’inferno. Per farli tornare a casa, bisogna sconfiggere Boko Haram. Da una parte tagliando loro i finanziamenti, che provengono dai rapimenti, dalle rapine e dal pizzo che prendono per non mettere a ferro e fuoco i governatorati “amici”. Dall’altra sconfiggendoli sul piano morale e militare. Per entrambe le operazioni ci vuole uno Stato forte, strutture di sicurezza composte sia da militari che da civili con un minimo di istruzione, ufficiali capaci di battere i terroristi sul piano dell’intelligenza.

Ci vogliono le scuole, come sempre.

Intanto, chi vuole aiutare gli sfollati di Maidoguri, dove in questi giorni il colera ha già fatto 172 morti, può sostenere Medici senza frontiere, l’unica organizzazione non governativa presente sul posto. www.msf.it

 

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