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E l’Ucraina?

fonte: Washington Post
fonte: Washington Post

Il conflitto tra Mosca e Kiev in questi giorni viene congelato. Ai russi conviene così e all’Europa non interessa più di tanto

Ci siamo tanto preoccupati per l’aggressività russa in Ucraina, abbiamo applicato sanzioni su sanzioni, abbiamo condannato e stracondannato il Cremlino per i morti nelle regioni separatiste di Donetsk e Lugansk. E poi? E poi ci siamo dimenticati di tutto, perché avevamo altri morti da seppellire e Putin non sembrava poi così cattivo.

La guerra in Ucraina non è finita. Anzi, non finirà mai, perché è stata congelata. Nelle regioni orientali non si spara più da metà settembre, Mosca ha adottato un basso profilo quando l’attenzione dell’opinione pubblica – interna e internazionale – si è spostata sulla Siria ed era più facile ritirarsi alla chetichella. Sfidare veramente Kiev non è mai stato l’obiettivo di Putin. Doveva solo dimostrare al nuovo governo ucraino e al mondo che doveva abbassare la cresta, mostrandogli cosa avrebbe rischiato altrimenti. Adesso che il presidente Poroshenko l’ha capito, che il nuovo accordo per il transito del gas è stato firmato, che gli Stati Uniti dialogano con la Russia per combattere contro l’Isis, non c’è più bisogno di uccidere. La soluzione per l’Ucraina è un cessate il fuoco semipermanente, che congeli la situazione così com’è adesso. Le province orientali avranno uno status speciale, un’indipendenza non riconosciuta dalla comunità internazionale, forse anche un passaporto che verrà accettato solo dalla Federazione Russa. È una soluzione rodata, che potrebbe durare decenni, persino secoli. In Caucaso ci sono varie regioni che si trovano nella stessa situazione. Il Nagorno Karabakh, ad esempio, si trova in Azerbaijan ma si comporta da Stato ed emette un visto che riconosce solo l’ambasciata armena. Lo fa da 23 anni.

Poi ci sono l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. E in Europa c’è la Transnistria, regione della Moldavia che ha proclamato la secessione col sostegno dei russi. Stati indipendenti solo per Mosca e per qualche sperduta isola del Pacifico (Tuvalu, Nauru…), mentre per il resto del mondo non sono che creature ibride da trattare come casi di studio. Chi ci abita ha due scelte: rassegnarsi a vivere in un limbo che per quasi tutti non esiste e ad uscire dai propri confini passando attraverso la Russia, oppure approfittare della situazione  e mettere in piedi una serie di lucrosi traffici illegali.

In questo settembre 2015 stiamo assistendo alla creazione di una nuova creatura che non sarà soggetta a nessuna legge internazionale. Ma non sappiamo che farci e quindi ci sta bene così.

Nel frattempo è iniziato il processo a Nadia Savchenko, la pilota ucraina accusata di aver ucciso due giornalisti russi, simbolo dell’orgoglio di Kiev e della vendetta di Mosca. Nei prossimi giorni vedremo se anche lei beneficerà del nuovo clima di distensione oppure se verrà condannata a 25 anni come chiede l’accusa. 

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