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Non gli davamo una lira, invece Renzi ci capisce di esteri

U.S. President Barack Obama and Italian Prime Minister Matteo Renzi arrive for a news conference following their meeting at Villa Madama in Rome March 27, 2014. Obama met with Pope Francis at the Vatican earlier in the day. REUTERS/Kevin Lamarque (ITALY - Tags: POLITICS)

Libia, Siria e immigrazione. Il premier ha una sua visione delle relazioni internazionali. Pur con qualche incongruenza, fa meglio di quel che si attendeva

Da Rignano sull’Arno con furore. Quando è diventato primo ministro, Matteo Renzi non sembrava un grande esperto di politica estera, anzi si sarebbe detto privo degli strumenti più elementari per giudicare gli eventi internazionali, concentrato com’era sulla trasformazione dell’Italia in una grande azienda ad alta efficienza. Invece, nonostante tutto, non se la sta cavando male. In visita da Obama, dove sfoggia un inglese un po’ maccheronico ma tutto sommato migliore della maggior parte dei politici nostrani, ha detto che se il governo libico ce lo chiede siamo pronti a un’operazione in loco autorizzata dalla comunità internazionale. Ora, l’operazione è assai difficile, di governi che devono dare l’autorizzazione in Libia ce ne sarebbero almeno due e in più c’è un’ampia zona sotto il controllo dei jihadisti, che non rispondono a nessuno dei due esecutivi. Ma che qualcosa vada fatto per i libici è indiscutibile e tirare in ballo l’Onu, come ha fatto in passato Renzi, è sensato, visto che gli europei non sono riusciti a combinare niente. Oggi il nostro premier parla più genericamente di autorizzazione della “comunità internazionale”, lasciando spazio a una missione sotto egida Nato, ma speriamo che la sua sia solo un’imprecisione.

Sulla Siria, Renzi sostiene che non si debba bombardare come sta facendo la Francia. Giusto, dal momento che sparare senza avere una strategia politica non serve a niente. E né Francia né Usa hanno deciso qual è il loro obiettivo, visto che al potere non vogliono né Assad, nè l’Isis. Ma il terzo fronte, quello dell’Esercito libero siriano, è ormai guidato dalle Brigate al Nusra, affiliate ad al Qaeda, e finché non si troverà una quarta opzione, bombardare su presunti obiettivi militari – facendo anche vittime civili – non fa che rafforzare la propaganda dello Stato Islamico. Nello stesso tempo, però, Renzi dice che bisogna partecipare alla coalizione internazionale contro Isis, cosa che l’Italia sta facendo con truppe di addestramento in Iraq. E la coalizione bombarda con i droni. Difficile, dunque, sentirsi esclusi dal confronto. Si attendono proposte alternative in merito.

Non è balzana neanche l’idea di creare un’unità nazionale specializzata, formata dai Carabinieri e da esperti civili, con l’obiettivo di preservare il patrimonio culturale dei Paesi in guerra. Il suo sarà pure un progetto un po’ ottimistico, ma durante la seconda guerra mondiale gli americani hanno fatto lo stesso e per quanto sembri bizzarro i nostri Carabinieri hanno una reputazione ottima tra gli esperti di missioni internazionali.

Infine, i successi di bandiera. Una giovane specializzata in relazioni internazionali come Federica Mogherini, alla quale nessuno dava una lira, è diventata responsabile esteri dell’Unione europea e ha messo la sua faccia sullo storico accordo tra Usa e Iran. Adesso c’è chi la vuole addirittura Segretaria delle Nazioni Unite. E poi il ministro degli Esteri. Chi avrebbe detto che Paolo Gentiloni ci capisse qualcosa di questioni internazionali? Invece non se la sta cavando per niente male, soprattutto sulla questione dei profughi, per la quale ha dato una bella svegliata all’Europa.

Certo, Renzi predilige la politica dell’apparenza, ma qualche brandello di sostanza dietro queste dichiarazioni si comincia a intravedere.

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Un pensiero riguardo “Non gli davamo una lira, invece Renzi ci capisce di esteri

  1. “…Ma che qualcosa vada fatto per i libici è indiscutibile e tirare in ballo l’Onu, come ha fatto in passato Renzi, è sensato, visto che gli europei non sono riusciti a combinare niente…”.

    Qualcosa lo hanno combinato; il paese è stato raso al suolo a forza di bombardamenti.

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