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Siria: russi contro russi. Al cubo

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da eastonline

Il Cremlino bombarda i suoi nemici in Siria. Sono i musulmani di Russia, andati a combattere con l’Isis ma anche con al Nusra, che guida il terzo fronte “moderato”. E sono questi ultimi ad irritare di più Mosca, perché hanno giurato fedeltà al temuto emiro del Caucaso  

L’intervento delle truppe di Putin in Siria va a russificare definitivamente il conflitto mediorientale. Già sostenuto finanziariamente e militarmente dal Cremlino, il presidente Basharal Assad si troverà a parlare russo nel suo stesso Paese. Saranno russi gli addestratori dei suoi militari e i manovratori dei droni che mirano a stanare i jihadisti da Palmyra, ma è russo anche lo zoccolo più duro dei foreign fighter che si troveranno a fronteggiare.

Russo di lingua, ma non di nazionalità: ceceni, ingusci, tagiki, uzbeki. Sono tutti musulmani dell’ex Unione Sovietica. Non combattono solo nello Stato Islamico, che è nemico sia di Mosca che di Washington, ma anche con l’Esercito della Conquista (Jaish al Fateh) un’alleanza dove militano gli alleati degli Usa dell’Esercito Libero Siriano insieme a gruppi radicali come Ahrar al Sham e – soprattutto – Jabhat al Nusra, il gruppo affiliato ad al Qaeda. In tutti e due i fronti – arcinemici tra loro – combattono nuclei sostanziosi di caucasici e di centroasiatici.

In questa galassia non è facile distinguere tra i vari leader, perché adottano i nomi di battaglia e parecchi si chiamano al Shishani, che significa “il ceceno”. Ma il quadro generale è il seguente. Dalla parte dello Stato Islamico c’è Umar Shishani, il combattente più famoso, quello con la barba rossa, che pare abbia guidato l’attacco di Mosul, in Iraq. Con lui diverse centinaia di caucasici, che all’interno di Isis dispongono di un’ala di propaganda chiamata Furat e trasmettono video e proclami attraverso i social network. È tramite twitter e facebook che Umar Shishani ha denunciato un complotto in Russia per sabotare la propria fazione: l’emiro del Caucaso stava per dare loro la benedizione quando è sparito per quattro mesi e poi è stato trovato morto.

Diversa la versione dei caucasici che combattono nell’altro fronte, quello che secondo gli americani sarebbe composto da fazioni “moderate”. I jihadisti anti Isis sostengono di essere gli unici rappresentanti dell’Emirato del Caucaso in Siria e in effetti l’attuale emiro Abu Usman Gimrinsky dà loro ragione. Lo stesso Ali Abu Mukhammad, suo predecessore, aveva condannato il leader dei fondamentalisti in Daghestan per essersi affiliato all’Isis e aveva definito i musulmani che combattevano con lo Stato Islamico “cervelli di plastica”. Chi è fedele all’Emirato, infatti, dovrebbe tenere sempre a mente la causa della liberazione del Caucaso, che invece secondo chi ha promesso fedeltà ad al Baghdadi passa in subordine alla creazione di un califfato transnazionale.

E la fitna – la divisione tra musulmani – non è finita qui. Anche dentro l’alleanza del’Esercito della Conquista ci sono state scissioni. La brigata più “antica” è Jaish al Muhajireenwal Ansar, dalla quale si è recente staccato Salakhuddin al Shishani per creare Imarat Kavkaz v Shame (Emirato caucasico in Siria) e definirsi unico rappresentante del suddetto emirato. Gli altri, quelli rimasti nel Jma, hanno ufficialmente promesso fedeltà ad al Nusra, la fazione affiliata ad al Qaeda. Ma il loro gruppo è diventato sempre più internazionale: oggi è guidato da un saudita e su 600 militanti solo 150-200 provengono dal Caucaso russo (avari, ingusci, ceceni e kabardini). Più omogenea invece la brigata di Seyfullakh Shishani, anch’essa affiliata ad al Nusra, composta da musulmani russofoni – dagli uzbeki ai ceceni. Lo scopo di tutti i“russi”di al Nusra è di «per moltiplicare la forza dei mujahedin e scagliare la propria collera contro i nemici della religione».

Ed eccoli serviti, i nemici della religione. Tremila soldati russi hanno raggiunto o stanno raggiungendo la Siria – formalmente per addestrare l’esercito locale – distribuiti tra l’aeroporto di Latakia e la base navale di Tartus. Alcuni di loro sono impiegati come personale di sicurezza per difendere nuovi istallazioni che andranno ad allargare e rafforzare le basi. Vengono dalla Brigata di Baltijsk (Kaliningrad)e da quella di Sebastopoli, entrambe impiegate l’anno scorso per risolvere a favore di Mosca la crisi di Crimea.

Russi contro russi contro russi. In Siria Mosca sembra aver esternalizzato la sua eterna guerra contro i caucasici. Meglio farli fuori in Medio Oriente che in patria. E meglio ancora tenerli impegnati a combattere contro Damasco, prima che a qualche al Shishani venga in mente di tornare in Caucaso a uccidere soldati russi, invece che siriani.

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