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Ti bombardo o no?

A  French air force Tornado GR4A aircraft conducts a combat patrol over Afghanistan Dec. 11, 2008. (U.S. Air Force photo by Staff Sgt. Aaron Allmon/Released)

Una notizia che non è una notizia mette Renzi in una posizione veramente scomoda. Sulla pelle, come d’abitudine, dei civili iracheni.

Il Corriere dice di sì, La Stampa forse, la Repubblica manco prende in considerazione l’ipotesi. L’Italia bombarderà l’Iraq? Secondo quello che aveva detto Renzi – raccogliendo la mia imprescindibile stima – no. Non serve tirare bombe sull’Isis, aveva chiarito, se non abbiamo una strategia politica. Invece oggi il Corriere se ne esce con un titolone: L’Italia attacca lo Stato Islamico in Iraq, la Difesa prende tempo ma in sostanza ha deciso che il bombardamento s’ha da fare. A Repubblica fanno gli gnorri, mai mettere in difficoltà il premier, ci mancherebbe. La Stampa spiega meglio di tutti: sono circolate notizie che potrebbero avere qualche attinenza con la realtà, ma per ora è inutile usare l’indicativo presente. L’Italia “potrebbe bombardare”, se il governo accetterà l’invito degli americani e se il Parlamento approverà l’eventuale proposta dell’esecutivo. 

Senz’altro la proposta è sul piatto, perché il Segretario Usa alla Difesa Ashton  Carter è in visita in Italia e vorrebbe portare a casa un alleato in più. Ma anche se tale ipotesi venisse presa in considerazione (e approvata) bisogna sottolineare che occorrerebbe una riconfigurazione dei nostri Tornado, che adesso svolgono solo missioni di ricognizione, per abilitarli a missioni di attacco e dunque tra il dire e il fare  passerebbero diversi mesi, come fa notare la Rivista di Difesa.

Il vero scoglio, naturalmente, sarebbe l’opinione pubblica. Come accettare un ulteriore guerra in Iraq? Come accettare tout court un’operazione militare dispendiosa in una terra lontana mentre la maggioranza degli elettori chiede di spendere soldi solo per creare nuovi posti di lavoro? Difficile mandare tutti i disoccupati a pilotare i Tornado.

E poi c’è la comunità scientifica e la diplomazia illuminata. Quelli che avevano suggerito a Renzi che la priorità italiana fosse mettere ordine in Libia, trovare dei compromessi tra le fazioni per consolidare un governo di dialogo a Tripoli, porre fine all’anarchia che sta facendo la fortuna dei trafficanti di esseri umani e dei contrabbandieri di petrolio. Come giustificare un impegno in Iraq che toglierebbe le risorse necessarie per quello in Libia?

E infine guardiamoci negli occhi: se Renzi proverà a difendere la sua coerenza sostenendo che bombarderemo “solo” in Iraq senza colpire la Siria sarà come Bill Clinton che dice di aver fumato una canna senza aspirare. Lo Stato Islamico non ha frontiere, è un gruppo armato che si muove attraverso i confini e persegue un obiettivo unitario. Dovunque lo colpisci farai ferite a un corpo che ha la testa a Damasco e piedi a Baghdad.

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