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Vi mancava? Riecco la guerra israelo-palestinese

 

Gerusalemme, l'autobus colpito il 13 ottobre
Gerusalemme, l’autobus colpito il 13 ottobre

Con lo Stato Islamico che devasta la Siria, nessuno in Europa si preoccupa più della guerra tra palestinesi e israeliani. Eppure la terza Intifada incombe, anche perché Hamas e Jihad islamica devono frenare la popolarità di Isis

Un autobus a Gerusalemme preso d’assalto, un israeliano ucciso e numerosi feriti. I palestinesi dicono che è la rappresaglia dopo l’uccisione di ragazzini arabi da parte dell’esercito israeliano. Netanyahu sostiene di non aver potuto far altro, dopo gli attacchi di Hamas e Jihad Islamica, specie quello a una famiglia di ebrei ortodossi a due passi dalla Spianata delle moschee. La terza Intifada è alle porte.

I movimenti armati palestinesi sono tornati attivi per restare vivi. L’assenza di risultati degli ultimi anni ha fatto crollare la popolarità di tutti i gruppi politici, anche di quelli più radicali. E poi c’è la sfida lanciata da Isis.

Hamas e Jihad islamica non vogliono portare la guerra santa contro gli infedeli, ma conquistare l’indipendenza palestinese. Niente a che vedere, dunque, con gli obiettivi di Isis, che invece vuole instaurare un califfato globale. E infatti lo Stato Islamico non è alleato con nessun gruppo armato in Palestina e anzi accusa i gruppi armati di Cisgiordania e Gaza di comportarsi da infedeli, perché continuano a perseguire un obiettivo nazionalista invece di voler unire l’intera umma islamica. L’inimicizia è dovuta anche a motivi meno “idealistici”: Jihad islamica e Hamas godono da parecchio tempo del sostegno dell’Iran, che com’è noto è anche il patrono del siriano al Assad.

L’ostilità dell’Isis verso i gruppi armati palestinesi è tale che i miliziani dello Stato Islamico quest’anno hanno sferrato attentati a Gaza proprio contro Hamas e Jihad Islamica, di cui hanno fatto esplodere almeno 7 automobili questa primavera. Le due organizzazioni sostengono che la presenza dei fondamentalisti fedeli ad al Baghdadi sia irrisoria nei Territorio occupati, ma la realtà è che il declino della popolarità di Hamas e l’inconcludenza di qualsiasi autorità abbia rappresentato finora la comunità palestinese hanno portato molti giovani a simpatizzare per Isis e a chiedere ai movimenti tradizionali di imitare i jihadisti della Siria e del Levante.

Se ci sarà una Terza Intifada avrà per protagonisti i giovani sotto influenza dell’islam radicale, frustrati dai metodi troppo “diplomatici” usati finora e desiderosi di adottare tattiche più violente. Il Jerusalem Post fa notare (con malcelata soddisfazione) che le Brigate al Quds, braccia armato di Jihad islamica, hanno distribuito un video intitolato “Lettera numero uno” in cui mostrano un membro del loro gruppo prepararsi per un attacco suicida. Nel video appare anche la Spianata delle Moschee e spezzoni di repertorio su kamikaze che fanno scattare una cintura esplosiva. La scena finale, poi, mostra un “terrorista” vestito con l’uniforme dell’esercito israeliano e con un grosso zaino nero che si avvicina alla fermata dell’autobus.

L’intento delle due organizzazioni sarebbe di esacerbare il conflitto tra governo israeliano e Autorità nazionale palestinese, già giudicata inetta da Netanyahu. Basta una spintina e l’Anp va giù, considerando l’attuale debolezza del presidente Abu Mazen e la sua incapacità di controllare i campi rifugiati in Cisgiordania. Senza contare il crollo dei consensi dovuti al recente riarresto dei prigionieri palestinesi rilasciati in cambio della liberazione del soldato Shalit. Hamas e Jihad Islamica ci sperano, al crollo di Abu Mazen, per strappare fette di potere a lui e al suo partito Fatah.

 

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