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Egitto: se vuoi votare vestiti per bene

Samira Ibrahim, attivista egiziana per i diritti delle donne
Samira Ibrahim, attivista egiziana per i diritti delle donne

Il 18 e 19 ottobre si vota per rinnovare il Parlamento egiziano. Ma le donne che vogliono entrare in un seggio dovranno stare attente a cosa indossano 

Le donne egiziane possono votare, ma non come gli uomini. Gli uomini hanno diritto a inserire la scheda nell’urna in qualsiasi caso, che arrivino al seggio in pigiama o con le pinne e gli occhiali. Le donne, invece, devono stare particolarmente attente. Non devono essere nè troppo coperte nè troppo scoperte, solo chi troverà il giusto equilibrio potrà votare.

In Egitto, il governo è guidato dal generale al Sisi ed è composto da militari,  dunque è laico. Ma il presidente si preoccupa molto di non urtare ulteriormente la sensibilità degli islamici radicali dopo la messa al bando della Fratellanza Musulmana, avvenuta l’anno scorso. Per piacere al governo, le donne non devono essere troppo religiose ma neanche troppo emancipate. L’elettorato femminile dovrà dunque rispettare la regola di non indossare un niqab, il velo che lascia scoperti solo gli occhi, perché per votare bisognerà farsi riconoscere mostrando il volto scoperto. Ma nello stesso tempo non dovrà vestirsi con indumenti “attillati”, come ha dichiarato il ministro Refaat Komasan, che ha chiesto alle elettrici di rispettare le tradizioni. Non sarebbe carino, ha aggiunto il ministro, andare al seggio per provocare gli sguardi maschili. Quindi ingresso vietato a chi indossa “pantaloni attillati” o vestiti troppo scollati.

Ma non c’è nessuna discriminazione nei confronti delle donne, sostengono i ministri egiziani, anzi c’è la volontà di includerle di più nel processo politico. Infatti tutte le liste elettorali dovranno presentare almeno 7 candidate accanto ai colleghi uomini. Quote rosa che affiancano le quote della croce, quelle riservate ai cristiani copti, 3 per ogni lista. Tant’è che persino il partito al Nour, di ispirazione salafita e dunque ben più radicale della Fratellanza Musulmana, è stato costretto a candidare sia donne che copti, ai quali i quadri dirigenti avevano addirittura vietato di rivolgere gli auguri per le festività cristiane. Una forzatura che sta portando qualche grana ad al Nour, che deve placare la polemica delle donne copte reclutate per il voto che oggi protestano perché il volto femminile non può comparire sui loro manifesti elettorali.

Nessun problema, però, per le donne che dovessero vedersi proibire l’ingresso al seggio per vestiti poco appropriati: che loro votino o no, vincerà comunque al Sisi.

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