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Le donne della settimana

Sono in poche, ma si danno parecchio da fare. Le donne sulla scena internazionale devono resistere agli attacchi degli avversari senza mostrare nessuna fragilità, altrimenti verrebbero accusate di non avere polso causa femminilità. Eccone tre che anche questa settimana hanno tenuto duro 

1) Federica Mogherini

Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera
Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera

La “ministra degli esteri” della Ue ha preso in mano la situazione. A differenza di chi l’ha preceduta – l’inglese Caroline Ashton – ha deciso di dare un senso al suo ruolo e di proporre soluzioni che le parti in conflitto possano davvero accettare. Questa settimana ha presentato un documento sulla Libia che prevede la possibilità di inviare una forza militare europea per salvaguardare un futuro governo di coalizione. Pur di dare stabilità al Paese, infatti, la Mogherini è disponibile a sostenere anche con le armi un esecutivo formato dalla fusione delle autorità legittime (Tobruk) e quelle “ribelli” (Tripoli), così come auspicato dall’Onu per contrastare l’avanzata dei gruppi terroristi. L’accordo, purtroppo, non si è fatto perché il “governo” di Tripoli si rifiuta di trattare. Ma l’ufficio della Mogherini ha comunque approntato una serie di ipotesi per rafforzare la sicurezza in Libia anche senza l’accordo delle autorità libiche.

2) Hillary Clinton

Hillary Clinton, candidata alla presidenza Usa
Hillary Clinton, candidata alla presidenza Usa

La più probabile candidata democratica alla presidenza deve rispondere a continui attacchi da parte dei repubblicani. Chiamata per la seconda volta a testimoniare sull’attentato che nel 2012 devastò l’ambasciata americana a Bengasi, (4 le vittime), Hillary ha ripetuto senza sosta che si assume la responsabilità di ciò che è successo, ma che le decisioni per la sicurezza sul terreno venivano prese dagli inviati Usa in Libia. A quei tempi lei era Segretario di Stato e la sua rappresentante Susan Rice ha sempre dichiarato che i colpevoli avevano agito “spontaneamente”, reagendo a una protesta anti americana al Cairo. L’indagine ordinata da Obama ha dimostrato che invece c’era premeditazione, ma ha anche concluso che le autorità americane avevano fatto quello che potevano per difendere il proprio personale diplomatico. Eppure i repubblicani non si sono accontentati. Hanno creato un nuovo comitato per interrogare Hillary dopo aver scoperto che il Segretario di Stato usava una mail privata per discutere di questioni governative e l’hanno tempestata di accuse. I democratici sostengono che l’interrogazione sia solo l’ennesimo tentativo di smontare la campagna presidenziale di Clinton. Dal 2012, le indagini sull’attentato di Bengasi hanno bruciato 4 milioni e mezzo di dollari in 20 udienze, quasi lo stesso numero di quelle occorse per chiarire le responsabilità dell’11 settembre (22).

3) Mitu Khurana

Mitu Khurana, la prima donna indiana a fare causa al marito per aborto selettivo
Mitu Khurana, la prima donna indiana a fare causa al marito per aborto selettivo

La pediatra indiana Mitu Khurana non si arrende. Ha lanciato una petizione al primo ministro Narendra Modi per chiedergli di intervenire contro la sentenza che le ha dato torto dopo 10 anni di battaglia contro l’aborto selettivo. Nel 2008 la pediatra di Delhi è stata la prima donna del suo Paese a fare causa al marito e ai suoceri perché tre anni prima volevano costringerla a non partorire le due gemelle che aveva in grembo. In India l’aborto dovuto al sesso del nascituro è una pratica molto diffusa e le donne sono spesso considerate un essere umano di seconda classe. Lo dimostrano fenomeni aberranti come lo stupro di bambine, un crimine molto diffuso nonostante le pene severe previste dal governo. Solo questa settimana sono stati resi noti due casi di violenza sessuale, uno contro una bimba di 5 anni e il secondo contro una bimba di 2.

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