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Le donne della settimana/2

Come ogni venerdì, segnaliamo tre donne del panorama internazionale che questa settimana hanno dimostrato di non voler mollare la presa.

1) Figen Yuksekdağ

Figen Yuksekdağ, leader del partito turco Hdp
Figen Yuksekdağ, leader del partito turco Hdp

In un Paese che deve ancora decidere se le donne valgono quanto gli uomini, Figen Yuksekdağ sta riuscendo a emergere come uno dei leader politici più rilevanti del 2015. In Turchia si è votato il primo novembre. Erdogan è riuscito a conquistare la maggioranza assoluta, ma c’è voluta una seconda tornata elettorale e un giro di vite sui media per raggiungere il suo obiettivo. Il partito che gli ha dato più filo da torcere è l’Hdp guidato da Yuksekdağ insieme a Selahattin Demirtas. L’Hdp è una formazione laica e di sinistra, famosa per rappresentare i curdi ma in realtà impegnata a difendere tutte le minoranze. Alle elezioni di giugno si presentava per la prima volta sulla scena nazionale, eppure ha raggiunto un sorprendente 13 per cento. Il primo novembre è calata, ma è riuscita comunque a entrare in Parlamento (nonostante la soglia del 10 per cento)
Yuksekdağ ha iniziato la sua attività politica quando aveva solo 17 anni ed è stata arrestata per aver partecipato a una manifestazione a favore delle donne. Da allora non ha mai lasciato l’attivismo, fino a diventare co-leader dell’Hdp e a denunciare pubblicamente tutti gli abusi del governo. In un anno in cui la Turchia ha subito almeno due attentati sospetti, Yuksekdağ ha avuto il coraggio di sostenere che l’esecutivo di Erdogan sta fiancheggiando lo Stato Islamico. E nonostante il boicottaggio delle televisioni turche e i chiari avvertimenti lanciati da Erdogan, l’Hdp non ha mollato la presa. E promette di continuare la sua lotta contro l’autoritarismo del primo ministro e contro le discriminazioni sessuali e etniche.

Cristina Kirchner, presidente dell'Argentina
Cristina Kirchner, presidente dell’Argentina

La presidente argentina forse non vincerà le elezioni ma senz’altro resterà al potere. Impossibilitata a presentarsi per un terzo mandato, Cristina Kirchner ha sostenuto il suo collega Daniel Scioli alle elezioni legislative del 25 ottobre sperando che raggiungesse il 45 per cento dei consensi per evitare un ballottaggio. Invece Scioli non ce l’ha fatta e il 22 novembre dovrà confrontarsi col suo potente sfidante Mauricio Macrì. Ma comunque vada al secondo turno, Kirchner conserverà tutta la sua influenza sui processi decisionali del Paese. Innanzitutto ha sigillato il suo processo di nazionalizzazioni rendendo obbligatoria l’approvazione parlamentare per qualsiasi vendita di azioni riguardanti aziende possedute dallo Stato. La presidente ha poi provveduto ad inserire suoi sostenitori ai vertici della Banca centrale e della magistratura. E nel Congresso – l’organo legislativo argentino – siederanno probabilmente suo figlio Maximo Kirchner e il suo pupillo, ex ministro dell’Economia, Axel Kicillof.

3) Catherine Samba Panza

Catherine Samba-Panza, presidente ad interim della Repubblica Centrafricana
Catherine Samba-Panza, presidente ad interim della Repubblica Centrafricana

Siamo abituati a conoscere politici disperatamente incollati alla poltrona e invece lei non vede l’ora di andarsene. Catherine Samba-Panza è presidente ad interim della Repubblica Centrafricana, un Paese che negli ultimi anni ha vissuto la guerra tra i sanguinosi miliziani della Seleka, di fede musulmana, e gli altrettanto violenti guerriglieri cristiani Anti Balaka. Ex donna d’affari, Samba-Panza è una figura totalmente super partes nominata prima sindaco della capitale Bangui e poi presidente del Paese per gestire un fragile processo di transizione verso elezioni democratiche. Questa settimana Samba-Panza ha respinto l’idea di rimandare le elezioni, previste entro la fine del 2015 e ha dichiarato che, nonostante le difficilissime condizioni di sicurezza del Paese, si dovrà votare entro dicembre. «Non c’è alternativa a questo», ha dichiarato alla Bbc, «non possiamo restare indefinitamente in un processo di transizione»

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