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Le donne della settimana

1) Janet L.Yellen

 Janet L.Yellen, presidente della Fed
Janet L.Yellen, presidente della Fed

La governatrice della Banca centrale americana viene tirata per la giacchetta sia da sinistra che da destra per alzare i tassi di interesse, ma per ora non si smuove. Il mercato del lavoro negli Stati Uniti si ta muovendo e la disoccupazione è scesa sotto il 5 per cento. In passato in queste  situazioni gli stipendi cominciavano a crescere, così come l’inflazione, e la Fed poteva alzare i tassi d’interesse. In passato. Adesso non è più così, i salari non seguono più la produttività, molte persone nominalmente occupate hanno stipendi da fame e l’inflazione in pratica non esiste più. Perché Yellen dovrebbe alzare gli interessi per chi tiene i soldi in banca invece di spenderli? Perché glielo chiedono Donald Trump (da destra) e Ralph Nader (da sinistra) accusandola di fare solo il volere di Obama? No, Yellen non è il tipo da farsi intimorire e va avanti per la sua strada: da quando è a capo della Fed ha dimostrato di non farsi dettare la politica monetaria nè dagli umori popolari nè da formule rigide. La sua convinzione è che in un modo incerto in cui il sistema economico sta cambiando qualsiasi azione deve essere intrapresa prendendo in considerazione variabili multiple e scenari alternativi.

2) Angela Merkel

Angela Merkel, cancelliera tedesca
Angela Merkel, cancelliera tedesca

La cancelliera tedesca ha estorto un compromesso ai suoi compagni di coalizione a proposito di rifugiati. E anche se ha dovuto limitare il suo piano di accoglienza illimitata non ha fatto passi indietro sulla concessione del diritto d’asilo a chi scappa dalla persecuzione. È riuscita ad acquietare Horst Seehofer, leader della Csu bavarese, riducendo da 5 a 3 i centri di smistamento che dovrebbero accelerare il processo di richiesta di asilo e il respingimento degli immigrati provenienti da Paesi “sicuri” come Serbia e Albania. Trovato l’accordo con gli alleati, adesso Merkel vuole rivedere la politica dei confini esterni all’Unione, in modo da sigillarli di fronte a nuove ondate. Ma finché i rifugiati arriveranno, ha ribedito la cancelliera, «la Germania ha il dovere morale e legare di ospitare chi fugge dalla guerra e dall’oppressione». Il consenso di cui gode il primo ministro è calato, ma viaggia ancora intorno al 50 per cento.

3) Kristalina Georgieva

Kristalina Georgieva, vicepresidente commissione Ue
Kristalina Georgieva, vicepresidente commissione Ue

Ex commissaria Ue e attuale vicepresidente della commissione Juncker, Kristalina Georgieva oggi rischia di diventare segretario dell’Onu. L’economista bulgara, infatti, viene data per favorita a sostituire a Ban Ki Moon perché le Nazioni Unite cercano qualcuno della sua stessa nazionalità e del suo stesso sesso. Nel 2016 le logiche di rotazione vogliono che il nuovo Segretario sia una donna dell’est Europa e Georgieva è la migliore sulla piazza. Arrivata a Bruxelles quasi per caso, nel 2010, quando ha dovuto sostituire una commissaria bulgara accusata di corruzione, è diventata in poco tempo la stella della commissione Barroso, riuscendo a trovare soldi per la cooperazione internazionale in un periodo in cui la crisi mordeva alla gola tutti i Paesi d’Europa. Questa settimana è volata a Washington per parlare di finanzia umanitaria e far capire agli americani l’entità della sfida che sta affrontando la Ue con la crisi migratoria. La sua è sembrata una prova generale per l’incarico al Palazzo di Vetro, ma la Georgieva smentisce. Adesso faccio il mio lavoro per l’Europa – ha detto – ma è chiaro che gli organismi internazionali devono lavorare insieme, quello che rende inefficienti organizzazioni come le nostre è proprio la competitività.

 

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