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Le donne della settimana

1) La Francia

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La Francia colpita al cuore è la donna che questa settimana deve resistere. La Francia che ha dato al mondo i valori fondanti della convivenza civile oggi a quei valori si deve aggrappare con le unghie e con i denti per non cedere alla furia vendicatrice. E dimostrare che la Patria dei Lumi ha ancora menti capaci di ragionare e ponderare. Se ricorda l’affaire Dreyfus non sgozzerà un capro espiatorio e se ama l’esistenzialismo di Sartre non userà la violenza senza un fine rivoluzionario. Se questa Francia non resiste, se attaccherà alla cieca il Medio Oriente o chiuderà definitivamente le porte a chi fugge dalla sua stessa guerra, darà ai fanatici dello Stato Islamico esattamente quello che volevano. La vendetta.

2) Sheryl Sandberg

Sheryl Sandberg
Sheryl Sandberg

La solidarietà nei confronti di Parigi dilaga, nelle dichiarazioni ufficiali e sui social network. Facebook, però, stavolta ha fatto qualcosa di utile. Ha attivato l’applicazione che ha permesso a chi si trovava a Parigi di comunicare in un attimo che era sano e salvo. L’introduzione del pulsante Safety check è stata rapidamente decisa dall’azienda e dalla sua Chief operating officer Sheryl Sandberg, quella che ha scritto Lean in – la bibbia delle donne che vogliono coniugare famiglia e carriera, oggi in tricolore sulla sua bacheca.

3) Le donne siriane

Il logo degli attivisti di Raqqa
Il logo degli attivisti di Raqqa

Gli attivisti di Raqqa, quelli che combattono contro l’Isis da dentro il covo dell’assassino, hanno dato la loro solidarietà alla Francia dipingendosi di bianco rosso e blu su twitter. Piangono per le vittime francesi mentre rischiano la morte per il solo fatto di comunicare all’esterno quello che succede dentro lo Stato Islamico. Scene di quotidianità come le condizioni in cui tentano di studiare le bambine di Raqqa, in mezzo alle macerie di scuole clandestine, fianco a fianco con i loro coetanei maschi.

Bambini a Raqqa
Bambini a Raqqa

Piccole donne che non possono sognare di diventare maestre, medici o avvocati. Che dovranno continuare a nascondersi come faceva Razan Zaitouneh, l’attivista e avvocato che denunciava quotidianamente le violazioni dei diritti umani dalla Siria sotto assedio, rapita insieme al marito nel dicembre 2013.

Ranzan Zaitouneh
Ranzan Zaitouneh

Aver vinto il premio Sakharov per la libertà di pensiero e il Premio internazionale per le donne di coraggio non è bastato a Razan Zaitouneh per salvarsi dai terroristi, che non hanno più dato notizie su di lei. A due anni dal suo rapimento, possiamo solo sperare che Razan sia ancora viva.

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