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Perché NON difendere il nostro stile di vita

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“Non ci faremo spaventare dai terroristi, dobbiamo continuare a vivere, a uscire, a divertirci. Dobbiamo difendere il nostro stile di vita”. Ma siamo sicuri?

Gli attentati di Parigi, il coprifuoco di Bruxelles, allarmi bomba a Roma e Milano. Tanti europei si sentono in pericolo, ma alla televisione, negli appelli pubblici e nei palazzi del potere risuona un mantra: non dobbiamo interrompere il nostro cammino, non dobbiamo cambiare. Una francese, intervistata di fronte al Bataclan: “Vogliamo continuare la nostra vita, vogliamo bere, fumare, vogliamo essere giovani”.

E questa sarebbe la nostra resistenza? Continuare a essere quello che si è, con il nostro stile di vita obeso e sopra le righe, incapaci di fare qualsiasi sacrificio per raggiungere un obiettivo – salvo poi sentirsi vuoti e inutili e trovare nel jihad l’unico ideale per cui battersi?

Sì, certo, bisogna difendere il nostro stile di vita. Lo spettacolo deve andare avanti, l’economia girare, il consumo trionfare.

Bisogna uscire di casa, non restare mai fermi, prendere la macchina e il motorino e consumare tanta tanta benzina. Pazienza se per farci girare come disperati su e giù per la città pretendiamo di fare il pieno con poche decine di euro, e chiediamo ai mercati di mantenere basso il prezzo del petrolio. Non è affar nostro se la Russia, che vive di idrocarburi, rischia la crisi e Putin, per rimpinguare le sue casse, sfida l’Arabia Saudita in Siria. Mosca bombarda i nemici di Assad e i nemici di Assad sono amici dei sauditi, che li devono aiutare con nuovi finanziamenti e racimolare nuovi fondi con il petrolio, alzando il prezzo al barile e facendo la felicità di Putin. Viaggiamo con la nostra macchinina e freghiamocene delle bombe in Siria, che alimentano il consenso dello Stato Islamico.

Bisogna uscire di casa, divertirsi, andare a ballare. Bisogna bere e fumarsi le canne, che tanto non fanno male. Peccato che le compriamo dallo spacciatore nigeriano, che non ci sta simpatico, che non ci vogliamo avere niente a che fare, ma ci vende il fumo a poco prezzo e ci va bene così. Ci va bene che le nostre venti euro passino alla mafia nigeriana, che gestisce l’emigrazione dei propri concittadini sin dalla radice e cioè dalla minaccia che li fa fuggire: Boko Haram, i terroristi affiliati a Isis che si mantengono con i traffici illeciti e uccidono più persone di tutti i gruppi terroristi del mondo.

Bisogna uscire di casa e comprare, comprare, comprare. Non importa se poi qualcosa avanza, se poi dobbiamo buttare secchi di rifiuti. Il nostro sistema gestisce anche gli scarti, ce li deve allontanare da sotto il naso, è una conquista di civiltà, abbiamo sconfitto le malattie grazie alla nettezza urbana. L’importante è che i rifiuti vadano via e non vengano seppelliti o bruciati sotto casa nostra, perché sennò ci ammaliamo. Se poi se li prende la mafia, insieme a quelli tossici, e li va a seppellire in Somalia, come ha fatto per anni, non è affar nostro. Se depauperare il Corno d’Africa e trattarlo come una discarica ha contribuito a creare quell’anarchia dove si sono rafforzati i terroristi Shabaab, anche loro affiliati allo Stato Islamico, non c’entra niente con il nostro stile di vita.

Bisogna pensare a noi stessi, a perpetuare la nostra specie e educarla secondo quello che qualcuno chiamava edonismo consumistico, che è la nostra cifra. Pensare a noi stessi e alla nostra famiglia, garantendo un futuro ai nostri figli con i giusti investimenti. Un appartamento, ad esempio, perché il mattone dà sempre sicurezza ed è ancora più sicuro se non lo affitti a giovani studenti o agli immigrati, che poi te lo sfasciano. Meglio lasciarlo sfitto, come migliaia di appartamenti a Roma e Milano, vuoti e polverosi con il loro impianto a norma e i doppi servizi. Non è certo un problema dei piccoli proprietari se migliaia di rifugiati siriani in questo momento dormono nei boschi dei Balcani per cercare di trovare una nuova casa dopo che l’Isis gliel’ha distrutta. E non è un problema dei piccoli proprietari se poi questi profughi richiedono il diritto d’asilo e lo Stato fa fatica a darglielo, perché da noi non c’è posto, non ci sono certo case e lavoro per tutti.

Difendiamo il nostro stile di vita. È quello che ci ha portato fin qui.

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