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Il tradimento di Michelangelo ovvero La guerra all’Isis

La creazione di Adamo
La creazione di Adamo

Sparatutto. La categoria artistica del millennio è quella dei videogame più “raffinati” del mondo. È inutile demonizzarli, perché anche prima dei videogame i bambini giocavano ad ammazzarsi coi fucili, gli archi e le frecce. Solo che prima era un gioco. Adesso è un’arte. E l’arte racconta la storia.

Nel 1500 Michelangelo dipinse l’uomo. Dopo secoli di Madonne e Gesù, lui infilò nella Cappella Sistina gli esseri umani. Alla ricerca della loro strada, intenzionati a rivendicare la loro centralità di fronte al giudizio divino. Da quando Michelangelo ha rivoluzionato la pittura, la società occidentale si riconosce nel suo disegno: l’essere umano prima di tutto, la vita prima di tutto.

Negli anni Duemila i programmatori americani disegnano mitra perché hanno capito che oggi prima di tutto non viene l’uomo, ma il potere. Mi fai male? Io ti farò più male. Sei cattivo? Io ti dimostrerò che so essere più cattivo. Per gridare la propria importanza di uomo non si va in piazza, ma sotto le armi. Ci vanno i foreign fighter dell’Isis, ci vanno i disoccupati in Europa, ci va chiunque senta di aver subito un’ingiustizia. E chi non ci va vuole comunque che qualcuno combatta a nome suo, per affermare la superiorità dell’islam o dell’occidente, della religione o della laicità. Ma soprattutto, dell’homo armatus.

Perché si va a combattere insieme all’Isis? Un gruppo di ricercatori racconta a The Nation di aver intervistato alcune reclute arrestate dai curdi (e poi giustiziate) e di averle trovate poco indottrinate sull’islam e molto sulla vendetta. Arruolate per senso di appartenenza, desiderio di avventura, ricerca di potere. La maggior parte sono iracheni, rinchiusi nelle carceri americane dopo l’abbattimento di Saddam Hussein. Poveri, arrabbiati e in cerca di un modo per aiutare la propria famiglia. Poi ci sono un migliaio di caucasici. Gente che non ha niente da perdere, perché una patria non ce l’ha mai avuta e l’unico mestiere che ha sempre esercitato è quello di soldato. La loro religione non è l’islam, ma la violenza. In Russia, nell’Iraq occupato dagli americani, nelle banlieue controllate dai mafiosi, hanno imparato che non esistono se non si fanno notare e che non si fanno notare se non ammazzano.

È così che la morte è venuta a contare più della vita e che ogni uomo ammazzato va a fare punteggio. Contribuisce al montepremi jihadista la Coalizione anti Isis, intenzionata a condurre una guerra senza prigionieri. Finché non saranno morti tutti, l’uomo del 2000 non sarà contento. Peccato che a quel punto il game sarà over.

 

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