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Senza donne si scalda il clima

Leader presenti alla conferenza sul clima di Parigi
Leader presenti alla conferenza sul clima di Parigi

È inutile che un gruppo di maschi faccia un accordo sull’ambiente. Per salvarlo ci vogliono milioni di donne che sanno dove buttare la spazzatura

Chi vedete in questa foto? Io ci vedo un centinaio di maschi. Sono i partecipanti alla Conferenza COP21, quella in cui si dovrebbe decidere come fermare il surriscaldamento globale. L’immagine è piccola, ma le donne si riconoscono facilmente: non sono in giacca e cravatta. Io ne conto cinque. E una è Segoléne Royale, che a diventare presidente della Francia non ci è mai riuscita.

Tutti questi uomini si sono riuniti a Parigi per scontrarsi tra loro: da un lato i leader dei Paesi ricchi a pentirsi per aver inquinato troppo e promettere che useranno fonti rinnovabili per ridurre le emissioni con un obiettivo preciso e vincolante. Dall’altro lato i capi di Stato delle aree in crescita,  l’India e la Cina, che invece rivendicano l’uso del carbone. Dove ti giri ti giri, maschi che parlano di grandi investimenti da versare in qualche grande centrale per poi costruire qualche grande titolo di borsa che abbia un grande successo. Il solito problema delle dimensioni.

Eppure la questione del clima non si può affrontare solo in termini di percentuali. Ridurre le emissioni del 20 o del 40 per cento per limitare l’aumento delle temperature a 2 gradi significa che ci siamo arresi ad un futuro torrido e che possiamo solo rallentare un po’ l’arrivo della fine. Cambiare stili di vita e ridurre i consumi sarebbe roba da fricchettoni, o peggio ancora, roba da donne.

Il 70 per cento dei poveri che ci sono nel mondo è di sesso femminile. E gli strati più bassi della popolazione sono anche quelli più vulnerabili al cambiamento climatico, dato che influisce direttamente sulle proprie capacità di muoversi, di accedere alle risorse, di sopravvivere. Le donne hanno ancora più difficoltà degli uomini, perché nella maggior parte del mondo sono meno libere e meno autonome. E spesso non possono prendere decisioni economiche, quelle che vanno a influire sullo sviluppo, sulla crescita e sulla produzione di anidride carbonica. Peccato, perché i consumi li gestiscono loro. Peccato, perché l’uso di acqua – inquinata o meno – è demandato a loro. Lo smaltimento degli scarti a loro. L’approvvigionamento di cibo a loro. L’allevamento dei figli a loro.

Sono le femmine ad avere le capacità di risparmiare e di non sprecare. La possibilità di non inquinare. L‘Onu fornisce qualche esempio della concretezza femminile. In India il Barefoot College ha insegnato a centinaia di donne ad assemblare e istallare lampade solari facendole risparmiare circa 160mila litri di cherosene, un carburante molto inquinante. In tutto il mondo l’Alleanza globale per le stufe pulite lotta per introdurre “cucine domestiche” ecologiche, che limitano la deforestazione e i pericoli legati al fumo e agli incendi per chi deve passare la giornata dentro casa a cucinare. In Nepal mille famiglie sono state coinvolte in un programma per ridurre i rifiuti e utilizzarli per il biogas proprio grazie alle donne.

L’organizzazione non governativa internazionale Oxfam invece riassume alcuni dei casi in cui le  capacità femminili sono state utilizzate per combattere contro i danni del surriscaldamento terrestre. In Micronesia durante l’ultima siccità è stato un gruppo di donne a trovare nuove fonti di acqua potabile mentre il governo era completamente bloccato. In Bangladesh le donne hanno attivato progetti come orti comuni e allevamenti di anatre, che permettono loro di svolgere un’attività produttiva senza allontanarsi dalle faccende domestiche. Persino in America sono le donne ad aver creato un’associazione, la Coastal Women for Change, che trova soluzioni domestiche per aiutare le famiglie a prepararsi al prossimo, ormai inevitabile, uragano.

Anche nel nostro bel mondo emancipato – dove gli uomini sostengono di assumersi le stesse responsabilità delle donne – sono solitamente le madri che si ricordano quando pagare la bolletta e dove fare la spesa con lo sconto. Difficile immaginare che nei Paesi meno sviluppati gli uomini facciano attenzione a quanta legna consumano per cucinare o dove va buttata la spazzatura per non farla finire nelle falde acquifere. In tutto il mondo sono le donne a occuparsi del menage familiare, eppure non sono loro ad avere le informazioni per farlo. I programmi di sensibilizzazione e di comunicazione pubblica spesso non le raggiungono, perché molte mogli, figli e madri devono badare alla casa, hanno meno contatti con l’esterno, col mondo del lavoro e con le istituzioni rispetto ai loro familiari di sesso maschile. Per raggiungere le donne bisogna riuscire a fornire informazioni là dove si trovano. Se parliamo di villaggi rurali, ad esempio, bisogna raggiungerle nei luoghi in cui raccolgono l’acqua potabile, o dove vanno a lavare i panni. Oppure si possono organizzare workshop apposta per loro: è dimostrato che le donne apprendono e diffondono le informazioni pratiche meglio dei loro colleghi maschi. Mentre alle conferenze se la cavano meglio gli uomini, perché riescono a parlare tanto anche quando hanno poco da dire. 

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