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Quanto mi manca l’aviaria

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È arrivato l’inverno eppure i telegiornali non parlano più di influenza come facevano una volta. Non perché le epidemie siano finite, ma perché  il business della paura ruota intorno ad altro

Ve la ricordate la cinese? Negli anni Novanta andavano le influenze a indicazione geografica protetta e il telegiornale ne parlava per giorni dando tutte le istruzioni per non scivolare nel panico. Soprattutto, indicava quali erano i farmaci migliori da prendere, dando grande impulso all’economia dei nostri Paesi “sviluppati”. Era solo la fine del 1900 e la globalizzazione era ancora un neologismo, ma nel 2000 in tutto il mondo sono arrivate le influenze trasmesse dagli animali: prima la Sars, poi l’aviaria, poi la suina. Quelle sì che erano pericolose, addirittura mortali. Bisognava cercare in ogni modo di restarne alla larga, possibilmente di non viaggiare e se proprio si prendeva un aereo tenersi a distanza dagli untori, riconoscibili per la loro tosse persistente. La cosa importante, poi, era portarsi sempre dietro la medicina miracolosa che guariva tutti i mali, come il Tachiflu.

Adesso dell’influenza non ne parla più nessuno. Io sono malata, mio figlio è malato, metà dei miei amici si stanno drogando di aspirina e antibiotici ma al telegiornale nessuno parla di epidemia, farmaci, precauzioni. Forse siamo diventati tutti più saggi e ci rendiamo conto che in passato abbiamo lanciato allarmi ingiustificati? Oppure è semplicemente cambiata l’agenda?

Nel 2009 l’Organizzazione mondiale per la sanità ha dichiarato che la Terra era a rischio pandemia e che gli indiziati di questo crimine erano i maiali. In Messico, infatti, era nata l’influenza suina, che stava cominciando a diffondersi in tutto il mondo, causando il rischio di una vera e propria strage. In realtà fino al 2010 – anno in cui l’Oms ha dichiarato che la pandemia era finita – le vittime accertate del virus sono state circa 18mila, quando una normale influenza “non suina” uccide ogni anno fino a 49mila persone solo negli Stati Uniti.

Ma l’Oms era stata criticata per aver sottovalutato gli effetti della Sars e dell’Aviaria e quell’anno decise di prendere le sue precauzioni. Non solo. Decise che l’influenza poteva servire a cambiare il mondo. Dichiarare il pericolo pandemia, infatti, costringe gli Stati a dare un sacco di potere e di budget all’Organizzazione mondiale per la sanità, il cui direttore Margaret Chan dichiarò  proprio quell’anno che i ministri della sanità di tutto il mondo avrebbero dovuto approfittare dell’impatto devastante della suina. Ne avrebbero dovuto approfittare per dire ai loro colleghi delle Finanze e dell’Economia  che non basta modernizzare un Paese e liberalizzare il commercio per migliorare la salute di un popolazione. Che per rendere il mondo più sano bisogna invece distribuire la ricchezza secondo principi di solidarietà e di equità. E che chi governa il mercato finanziario deve porsi questo obiettivo.

Nel 2009 si stavano preparando le primavere arabe e Obama vinceva il premio Nobel per la Pace, grazie all’annuncio di voler ritirare le proprie truppe dal Medio Oriente. Il terrorismo non sembrava poi così terrorizzante e le prospettive di chi investiva nel mercato dell’ottimismo erano rosee.

Ma poi è andato tutto a farsi friggere. Gli arabi hanno sconfessato le loro rivoluzioni, in Siria la rivolta si è trasformata in un’orrenda guerra regionale, l’Afghanistan e l’Iraq senza truppe Usa sono ripiombati nell’anarchia e nella devastazione. Parlare del pericolo influenza mentre tutti hanno paura del prossimo attentato terroristico non sembra più opportuno neanche a La Vita in Diretta. Chiedere agli Stati che investano per debellare i nuovi virus e difendere la salute delle fasce più a rischio  significa farsi ridere in faccia. Eppure l’influenza suina ha avuto una ripresa in India – dove in pochi mesi ha fatto più di mille vittime – e in Medio Oriente si sta diffondendo un’epidemia pericolosa, la Mers, che sta facendo vittime soprattutto in Giordania e in Arabia Saudita e che potrebbe mettere a rischio il prossimo pellegrinaggio a La Mecca.

Adesso, però, il pubblico non è pronto a preoccuparsi dell’influenza che arriva da est. Il pubblico è preoccupato che dal Medio Oriente non arrivino nuovi virus, ma altre migliaia di profughi che invaderanno le loro case e diffonderanno il fondamentalismo islamico. Adesso l’influenza non esiste, perché ci sono altre paure da sfruttare.  

 

 

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