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Il trend dell’umiltà

Renato Accorinti, sindaco di Messina
Renato Accorinti, sindaco di Messina

Gli italiani non vogliono più sognare con i politici bling bling. I nuovi eroi sono i personaggi di spessore che non se la tirano

Mentre accompagno mio figlio all’asilo mi vengono sempre idee geniali che evaporano nello spazio del ritorno a casa. Troppo futile, troppo cervellotica, di nessun interesse generale. Le obiezioni che può fare il mio cervello alle proposte di articoli sono infinite, per lo più tarate su quelle degli editor di un quotidiano nazionale – quelli che ti rispondono – e vagliate da un alter ego ossessivo che boccia tutti gli slanci creativi “fuori tema”. Sarà perché al liceo quando ho dovuto scrivere una fiaba basandomi sulle regole di Propp mi sono inventata la storia di una principessa stuprata nel centro di una metropoli e mi sono beccata un quattro e mezzo.

Insomma questo per dire che il blog è mio e lo gestisco io e anche se questo post è fuori tema lo scrivo lo stesso, perché mi sono emancipata dal giudizio della professoressa Ciaffone, quella che mi corresse il tema sullo stupro.

Ho notato che da qualche anno nell’opinione pubblica si sta facendo strada una nuova tendenza, ipocrita come quelle che l’hanno preceduta, ma almeno più elegante. La tendenza dell’umiltà. Alle persone, quelle interpellate alla televisione, ma anche quelle che senti parlare sotto casa, piacciono i personaggi modesti, quelli che non si danno le arie, che se la sbrigano con pochi mezzi e che soprattutto non fanno pesare il loro successo a quelli che non ce l’hanno. Tutto il contrario del ventennio berlusconiano dunque, in cui andavano di moda gli anni Ottanta e la venerazione dello show-off, il mostrare senza ritegno, o come si dice a Roma lo “scoattare”.

Adesso che forse tutti si sono resi conto che il mondo non sarà più come prima, che ci dobbiamo ciucciare tutta la decadenza che abbiamo finto di ignorare a fine secolo, adesso va di moda l’umiltà. Un esempio: Papa Francesco. Piace a tutti, piace anche a me che sono atea. Perché si chiama Francesco ok, perché predica la misura e non si mette il cappelletto di ermellino, ma soprattutto perché parla come mangia. Lo vedi mentre chiacchiera coi giornalisi in aereo e sembra il fruttivendolo sotto casa, il vestito bianco lo porta un po’ come una camicia da notte, a volte sembra pure troppo normale per fare il Papa.

Dopo il Vaticano, c’è un altro regno dove l’apparenza conta molto più della sostanza: il calcio. Pensate a quanti campionati hanno vinto le squadre che non avevano fama di “grandi”. C’è voluto un coatto come Maradona, che si è fatto perdonare per la sua eccessiva bravura facendo il coglioncello in giro, per far conquistare due scudetti al Napoli. Qualche anno prima aveva vinto addirittura il Verona, episodio che tutti gli appassionati di sport cercano di dimenticare, perché destabilizza. Quest’anno, però, il campionato è più incerto. Vincerà sicuramente una squadra che finisce con la consonante, ma quelle che riscuotono le maggiori simpatie del pubblico non sono loro. Sono l’Empoli e il Sassuolo. Squadre solitamente di bassa classifica, basate in province molto ricche ma anche molto province, gente che non ha mai cercato di darsi delle arie perché non ha mai avuto la forza d’urto della Juventus, quella squadra che non fa un cavolo per 89 minuti e al 90esimo segna. Ora però tutti vanno in cerca del “modello Sassuolo” e il presidente dell’Empoli è una star. Una star che racconta di esser fiero dei suoi massaggiatori e degli autisti che portano i giocatori in trasferta e che ammette di essere triste perché a ogni fine stagione i calciatori che ha cresciuto se ne vanno a guadagnare il quintuplo nelle squadre del nord, ma se ne fa una ragione. Forza Empoli.

Il problema è la politica. Dove fatica ad affermarsi un eroe delle masse perché l’umiltà scarseggia. Certo, Renzi ha un buon successo pur essendo il re dell’apparenza, ma i suoi toni sono molto meno impostati rispetto a quelli di Berlusconi e il suo stile meno “bling bling”. Il premier insegue il mantra della “ragionevolezza”: sono un fico, ok, sto facendo grandi cose, ma non è che stendo le donne ai miei piedi e porto l’Italia in paradiso. Sono un pragmatico, trovo soluzioni. Pure a destra i rolex non riscuotono più il successo di una volta e invece va di moda Salvini, il leghista con la felpina, quello che non si perde una cena tra militanti e si fa i selfie anche col porco (ce l’ho fatto anch’io). A sinistra, naturalmente, piace Landini, che si veste come un francescano e dà tanto l’aria di vivere in un convento per operai. Ma nessuno di questi riscuote il successo di papa Francesco e del presidente dell’Empoli. Agli italiani piace l’idea grillina di spogliare i politici di tutti i privilegi, ma se tra i grillini non è ancora emerso il salvatore della Patria è perché anche loro si danno grandi arie. All’italiano piace il politico locale, quello della porta accanto, che dimostra di sbattersi per i suoi concittadini senza cercare la luce dei riflettori. Piace il sindaco scalzo di Messina, Renato Accorinti, che è buddista e No Ponte. Piace Giuliano Pisapia, che il sindaco non lo vuole più fare perché farlo bene, senza dover distribuire piacere a destra e a manca, è una tortura. Piace chi gli dà l’illusione di non cercare il rendiconto personale, di essersi adeguato alla miseria dei tempi, di voler lavorare senza l’ambizione di sfondare. Agli italiani piace Babbo Natale.

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