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Il regalo utile

 

capra

Avete aspettato la vigilia di Natale per avere un’illuminazione sui regali? Non avete ancora idea di cosa comprare al nipote quindicenne che passa la vita a giocare ai videogame? Vorreste evitare di intasare il ripostiglio dei vostri amici con il solito dono-testimonianza che fate solo per dimostrare di averli pensati? Cavolo, andate on line e usate quei soldi per fare qualcosa di veramente utile!

Ci sono un sacco di organizzazioni che aiutano il prossimo in modo intelligente, organizzazioni alle quali potete fare anche un piccolo “regalo” da 10-20 euro, stampare la ricevuta e metterla sotto l’albero per dimostrare al vostro nipote ludopatico che esiste una realtà reale oltre a quella virtuale. Io non amo la dispersione delle energie, nè la concorrenza tra imprese umanitarie, quindi vi segnalo alcune ong “grosse” ma “buone” alle quali si può versare un obolo natalizio con la certezza che servirà davvero a qualcosa.

1) OXFAM

L’organizzazione britannica ha un programma di donazioni apposito per il Natale. Con 20 euro si regala una capra, con 30 un maiale. A riceverli non sarà il nipote ludopatico ma direttamente agricoltori e allevatori di zone povere e poco sviluppate. Una capra, infatti, produce più di 2 litri di latte al giorno per 305 giorni, latte che si può bere o usare per fare il formaggio. E quando è arrivato il suo momento, la capretta compierà il sacrificio ultimo per sfamare il suo padrone con la sua stessa carne. Oxfam aiuta gli allevatori in Asia, Africa e America a curare il loro gregge, anche per evitare che siano costretti a uccidere gli agnelli a poche settimane dalla nascita. E perché possano continuare a vivere nelle loro case e a curare la loro terra, senza dover andare a ingrossare le fila dei diseredati di città.

2) AMNESTY INTERNATIONAL

Le sue campagne contro la pena di morte e per la liberazione dei prigionieri di coscienza sono famose e sono famose perché hanno successo. Non sempre, però. Solo quando vengono prese sul serio dai governi “che contano” e che possono far pressione sui diretti responsabili. Il lavoro di Amnesty, dunque, può essere usato per uno scopo politico, ma non è svolto per uno scopo politico. L’organizzazione scrive un rapporto sulle violazioni dei diritti umani che dà botte a destra e manca, senza risparmiare né gli americani nè i russi. A questi ultimi, ad esempio, ha dedicato proprio adesso un dossier che denuncia fatti gravissimi compiuti in Siria. Gli attacchi aerei di Mosca contro “i jihadisti” avrebbero infatti ucciso almeno 200 civili soltanto tra settembre e novembre, oltre ad aver distrutto case, moschee e strutture sanitarie. Di contro, i combattenti ammazzati sarebbero una dozzina. Il rapporto fornisce anche prove sull’uso di munizioni vietate dal diritto internazionale e di bombe prive di sistemi di guida in attacchi contro zone residenziali densamente popolate. Facendo una donazione a Amnesty si contribuisce a preservarne l’indipendenza.

3) HAND IN HAND

Questa non è una organizzazione “grande”, ma forse è l’unica che riesce a portare aiuto in (quasi) tutta la Siria. Hand in hand non fa differenza tra aree controllate dai ribelli, regioni sotto il controllo del governo e – quando ci riesce – province appartenenti al Califfato. In Siria tre milioni di persone vivono in aree sotto assedio dove è difficile far arrivare cibo e generi di prima necessità. Questo significa che quasi tutti quelli che non sono riusciti a scappare e a versare il loro contributo alle mafie internazionali che gestiscono il traffico di migranti, stanno esaurendo le loro risorse con le reti criminali che trafficano il cibo. La gente in Siria si sta mangiando cani e gatti e li sta facendo mangiare anche ai propri bambini. Hand in Hand, creata da siriani di seconda generazione che vivono in Gran Bretagna, confeziona scatole di cibo che contengono riso, zucchero, farina, pane, cibo in scatola, e olio da cucina per cinque persone. Quando serve, ci aggiunge il latte artificiale per i neonati. I soldi servono a Hand in Hand non solo per confezionare i pacchetti ma anche per riuscire a raggiungere chi ne ha bisogno. Ricordiamo infatti che la maggior parte della popolazione che è rimasta in Siria non vive ancora nella sua casa, ma è dovuta scappare in aree più sicure e vive da profugo nel proprio Paese.

4) INTERNATIONAL CRISIS GROUP

Quest’organizzazione raccoglie informazioni in tutte le aree del mondo dove c’è tensione e analizza la situazione in modo da capire dove potrebbe scoppiare una guerra e prevenirla. I suoi analisti si trovano sul terreno, “annusano” le possibilità di escalation di violenza e cercano di spiegarne il perché. L’Icg, poi, cerca le persone che contano e prova ad influenzarle perché impediscano che la situazione degeneri. International crisis group, dunque, è un’organizzazione pragmatica, che oltre a studiare le crisi cerca di risolverle. Il suo ultimo rapporto, ad esempio, si chiede cosa fare per evitare che il passaggio di potere tra chavisti e conservatori in Venezuela porti a una guerra civile. L’Icg, però, lavora molto con i decision maker ed è un po’ troppo snob per rivolgersi ai poveri mortali. Chi vuole donare fondi viene invitata a prenotare un tavolo al suo galà di New York: prezzo minimo 25mila dollari (massimo 150mila).

5) MEDICI SENZA FRONTIERE

Last but not least i miei preferiti. Gente seria che cura malati e feriti in tutto il mondo, senza guardare in faccia a nessuno. Msf è una delle poche organizzazioni ancora attive in Yemen, un Paese devastato dalla guerra anche più della Siria, dove però gli unici stranieri intervenuti a bombardare sono i sauditi. Qualche numero fornito dall’organizzazione: dal 19 marzo, le équipe mediche di Medici senza frontiere in Yemen hanno curato più di 13.300 persone e fornito assistenza a circa 23.000 sfollati.
La cosa bella dei Medici senza frontiere è che sono medici, e passano molto più tempo a curare i malati che a vantarsi di averlo fatto. Un’altra cosa bella di Medici senza frontiere è che raccolgono tutte le informazioni che possono nella zona in cui lavorano e le forniscono ai giornalisti senza volere niente in cambio. Senza voler portare l’acqua al mulino dell’una o dell’altra parte, ma solo per invitare chi può intervenire a farlo. E l’ultima cosa bella che dico qui è che per Natale hanno creato una serie di oggetti regalo che sono davvero carini. Ad esempio c’è una tutina per bimbi con su scritto “Bebé senza frontiere” e cucita da Assisi Garnments, una piccola azienda tessile indiane che impiega cento ragazze diversamente abili.

 

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