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Perché i fatti di Colonia non c’entrano con l’islam. Ovvero Tutti femministi col culo degli altri

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Le violenze contro le donne registrate a Colonia hanno fatto gridare di nuovo al conflitto tra Occidente cristiano e mondo musulmano. Invece quello che è successo ha poco a che fare con la religione

In Germania nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio si è registrato un numero altissimo di assalti sessuali nei confronti delle donne. Le denunce di molestie si sono moltiplicate soprattutto a Colonia, città del sud cattolico tedesco, dove il numero di donne che si sono rivolte al tribunale è cresciuto giorno dopo giorno, fino a raggiungere quota 652. Non tutte sono denunce di violenza sessuale: secondo alcuni giornali il 40 per cento, secondo altri l’80. Due sarebbero i casi di stupro, mentre centinaia gli episodi di contatti fisici aggressivi, mani che toccano parti intime o che addirittura si infilano sotto i vestiti, gruppi di maschi che circondano donne e cercano di spogliarle. Da nessuna parte si riescono a trovare le statistiche relative ai Capodanni degli anni precedenti, e resta ancora poco chiaro il motivo di un’escalation graduale di denunce, che sono cresciute giorno dopo giorno parallelamente alle proteste contro i costi dell’accoglienza agli immigrati.

Ma diamo per assodato che il fenomeno sia davvero fuori da ogni scala. Sgombriamo il campo da possibili complotti securitari, anche se il governo tedesco sta parlando di aumentare i fondi per gli apparati di intelligence e sta assegnando nuovi agenti di sicurezza ai commissariati locali con lo scopo di prevenire nuovi episodi. Quello che va sottolineato è la diversità d’approccio tra la stampa tedesca e quella italiana. L’opinione pubblica di tutta la Germania ha messo sotto accusa un gruppo preciso di persone: i poliziotti. Sono loro che avrebbero dovuto pattugliare meglio le strade e le piazza delle maggiori città del Paese, inondate da gente mezza ubriaca e stipata come sardine di fronte ai concerti di capodanno. Sono loro che avrebbero dovuto prevedere la possibilità di episodi di questo genere e organizzarsi per difendere i cittadini più vulnerabili, ovvero le donne.

Invece in Italia di questo dibattito non si è nemmeno parlato. In Italia tanta gente ha gongolato contro l’odiata Frau Merkel pensando: L’hai voluti ospita’ tutti ‘sti rifugiati? E mo’ ti ci voglio. A questo sentimento comune ha dato voce anche Lucia Annunziata sull’Huffington Post.

La notte che ha inaugurato il 2016 nel paese che ha generosamente aperto le porte al maggior numero, circa un milione, di profughi dal Medioriente e da altre zone di guerra, è stata macchiata da quello che possiamo definire il primo episodio di scontro di civiltà, la prima sfida consapevole dei nuovi arrivati al nostro mondo. Un annuncio gravido di molte cose a venire. Tanto più grave perché qui non si tratta di Isis, qui non siamo di fronte a nessuna motivazione religiosa: anzi i giovani immigrati arrivati a migliaia di migliaia in Europa in questi mesi e generosamente accolti in Germania sono tecnicamente in fuga dalla guerra. 

Solo che questa nemesi della Germania che si ritrova a essere attaccata da gente che ha “generosamente” ospitato, immigrati arrivati negli ultimi mesi scappando da Isis, non esiste. Perché chi è stato a colpire le donne ancora non si sa – hanno già arrestato e rilasciato più di 20 persone – ma tutti i sospettati sono nordafricani – probabilmente algerini e marocchini – e non hanno niente a che fare con la straordinaria ondata di rifugiati giunti da Siria e Iraq in questi mesi.

Lo scontro di civiltà a cui fanno riferimento anche tante altre testate, è quello inventato da Samuel Huntington alla fine degli anni Novanta, che vede contrapposta la cultura islamica con la cultura occidentale. E per quanto lo scienziato americano abbia definito l’Occidente come un mix di radici greco-romane e di tradizione cristiana che comprende la supremazia dello stato di diritto, il pluralismo sociale (contrapposto al familismo e al tribalismo) e l’individualismo, il fattore che viene messo a fuoco da media e opinione pubblica è sempre la divisione tra potere temporale e spirituale. Un tratto che avrebbe favorito la secolarizzazione e l’emancipazione delle società europee e nordamericane rispetto a quelle mediorientali.

È questa secolarizzazione che non piace ai fondamentalisti islamici, e non le radici cristiane. Anzi. Sono proprio le donne che hanno lottato contro la tradizione cristiana e ottenuto la liberazione sessuale che non piacciono agli estremisti musulmani. Dall’altra parte quelli che danno fastidio agli “occidentali” sono gli “arabi” e non i “musulmani”. Lo dimostra la stampa conservatrice tedesca che in questi giorni ha alimentato sentimenti di paura razziale più che religiosa. La Die Zeit, ad esempio, ha titolato una copertina: “Chi è l’uomo arabo? Esiste? Perchè non si può parlare degli avvenimenti di Colonia e dell’immigrazione senza parlare degli uomini arabi. Inoltre: un incontro nell’ambiente dei colpevoli.” Il giornale tedesco analizza lo stereotipo di di arabo selvaggio, scaltro, aggressivo e indisciplinato, sostenendo che quest’immagine sia conveniente per gli occidentali e per la loro autostima. Come al solito, poi, tira fuori il cilicio per ricordare ai tedeschi che non hanno ancora smaltito la perdita di due guerre e che non riescono ad avere un rapporto sano con l’altro.

Arabo viene sempre più usato come equivalente di “troglodita”, quello a cui viene l’acquolina in bocca appena vede una tedesca con la scollatura e che guarda con disprezzo alla donna che si rivolge all’altro sesso da pari a pari. Una volta lo stesso ruolo era impersonato da italiani e spagnoli, che ancora oggi sfoggiano spesso un maschilismo senza vergogna, oggi sono gli immigrati magrebini e africani. Ce ne sono, tra gli immigrati che vengono da sud, di maschi giovani e pieni d’energia che non vedono l’ora di poter mettere le mani su una bionda dai facili costumi. La religione, con loro, c’entra poco. Se fossero intrisi d’islam vedrebbero come peccato ogni offesa alle donne e ancor più le molestie sessuali. La loro è una deriva violenta di una cultura segnata dall’arretratezza culturale. Se il maschio latino è il grado zero dell’evoluzione di genere, più a sud vai e più scendi sotto lo zero. Chi resta aggrappato a una società patriarcale trova una delle poche ragioni di orgoglio nel sottomettere la donna alla sua visione del mondo. La violenza di questo tipo di maschi ha così poco a vedere con l’islam e lo scontro di civiltà che la maggior parte delle loro vittime sono della loro stessa nazionalità e religione: secondo la Bavarian Broadcasting le prime donne a essere abusate dagli immigrati sono le stesse immigrate, quelle rinchiuse insieme a loro nei centri di accoglienza. Alcune sarebbero addirittura costrette a prostituirsi regolarmente al prezzo di dieci euro.

La verità è che sia gli arabi che i cosiddetti occidentali fanno i femministi con il culo degli altri. Anzi, delle altre. I magrebini che in nome dell’islam sostengono di rispettare le donne più degli altri proteggendole dal giudizio e dal desiderio altrui e poi si limitano a giudicare le femmine occidentali dal loro aspetto esteriore per disprezzarle meglio. E gli occidentali che si fanno vanto di un’emancipazione femminile basata sulla libertà di spogliarsi, sulla base dell’ipotesi che la mercificazione del corpo femminile sia un peccato meno grave della sua mortificazione. Altro che scontro di civiltà. Nessuno che si sogni di analizzare il problema e offrire un’alternativa culturale a chi non conosce altra realtà che quella del  maschilismo. L’incontenibile spinta alla liberazione della donna e i risultati raggiunti ovunque dal sesso femminile hanno lasciato l’uomo a chiedersi che ruolo possa avere lui in una società post patriarcale e a caricarsi di frustrazione e rabbia. Specialmente nei Paesi in via di sviluppo, dove le organizzazioni internazionali puntano tutto sulle donne e investono  nell’empowerment femminile senza mai varare progetti di genere per i maschi. Sarebbe l’ora di cambiare punto di vista, invece di continuare a blaterare di scontro di civiltà. Bisognerà pure che il maschio, islamico o no, trovi il modo di ricostruire la propria identità, superando il ruolo di guardiano di mogli per diventare semplicemente uomo.

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