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Peggio di così, la Siria

Rifugiati siriani al confine con la Turchia
Sfollati siriani al confine con la Turchia

I russi bombardano 80 volte al giorno da tre mesi. Fanno strage di civili e colpiscono l’Isis solo saltuariamente. L’Europa se ne lava le mani ma stanzia un miliardo di euro per i rifugiati: lo incasserà la Turchia per impedire che raggiungano le nostre coste

La “guerra contro i terroristi” sferrata dai russi in Siria in realtà non ha per obiettivo i terroristi.
Lo Stato Islamico, che si concentra nel nord est del Paese, è stato colpito solo marginalmente dai bombardamenti di Mosca, che invece si sono concentrati a nord e a sud di Damasco, in quelle aree considerate nevralgiche dal regime di Bashar al Assad, che grazie all’alleato russo è riuscito a riconquistare gran parte delle linee di collegamento fin quasi al confine con la Turchia.

L’obiettivo dei raid russi, che si susseguono senza sosta al ritmo di 80 bombardamenti al giorno, sono i ribelli dell’Esercito della Conquista, la coalizione che riunisce tutta l’opposizione a Assad, dai “moderati” ai qaedisti di al Nusra. Ma le vittime del Cremlino non sono neanche loro.

Le vittime sono 1400 civili uccisi in tre mesi dall’offensiva di Mosca. Le vittime sono tutti i siriani che speravano in un primo passo verso l’accordo di pace alla riunione prevista in questi giorni a Ginevra e che invece hanno dovuto assistere all’ennesimo flop. L’incontro è rimandato a fine febbraio, nella speranza che i rappresentanti dell’opposizione accettino di partecipare, nonostante le stragi che sta compiendo sul terreno l’asse Mosca-Damasco.

A sud della capitale siriana i lealisti hanno isolato due villaggi controllati dagli insorti che adesso sono sotto assedio e muoiono di fame. Aleppo sembra destinata alla stessa sorte. Chi ancora ha l’energia per scappare lo sta facendo: solo nell’ultima settimana sembra che siano partiti tra i 40mila e i 70mila siriani, che adesso premono verso il confine turco.

Ankara ospita già 2 milioni di rifugiati e non ne vuole uno di più. Sembra che i militari che pattugliano i suoi confini meridionale abbiano sparato più volte contro i profughi e secondo una foto che circola su twitter avrebbero anche ucciso una bambina di 12 anni. Che sia vero o no, fa poca differenza. Tanto se non muoiono al confine con la Turchia lo fanno nel mar Egeo, dove i migranti continuano a naufragare e a morire. L’Europa, invece di aiutarli a scappare, pattuglia il Mar Mediterraneo con lo scopo di “fermare i flussi”. Solo una settimana fa è naufragata una barca piena di pericolosi extracomunitari che stavano cercando di raggiungere Lesbo. Sono morte 39 persone tra cui 5 bambini.

Se proprio l’Europa vuole proseguire nella sua politica di accoglienza selettiva e prendersi soltanto i profughi in fuga dalla guerra, perché non spende un po’ di soldi per mandare una missione in Turchia e “scegliere” i migranti giusti da ospitare nell’Unione? Non è così difficile capire che un bambino siriano non costituisce un pericolo per la civiltà occidentale. Invece la Ue ha appena stanziato 1 miliardo di euro da destinare alla Turchia perché costruisca nel proprio territorio strutture e servizi di ospitalità per rifugiati. Li deve trattenere nel suo territorio, non lasciarli scappare, e impegnarsi nella “riduzione del flusso”. Peccato che nessun Paese al mondo possa assorbire da solo 2 milioni di profughi. E che i siriani, gli iracheni e gli afgani continuino a voler raggiungere l’Europa.

Ma non è affar nostro, sono gli altri che sparano addosso ai civili, sono gli altri che non li ospitano come si deve nei Paesi confinanti. Noi europei non abbiamo colpa. Abbiamo delegato ad altri la responsabilità di fare la guerra e di fare la pace.

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