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L’amore di Putin per il Papa

Vladimir Putin e papa Francesco
Vladimir Putin e papa Francesco

Se il patriarca Kirill e il pontefice Francesco oggi si incontrano è perché il presidente russo ha voluto così. Una nuova passione per l’ecumenismo gli permetterà di ingraziarsi l’occidente e ottenere la supremazia in oriente

L’incontro tra il Patriarca di Mosca Kirill e Papa Francesco è un grande successo per il presidente Putin. Lo è perché viene dipinto come evento epocale, che cambierà le sorti della cristianità e favorirà l’avvicinamento tra le chiese cristiane, così come il Vaticano auspica da tempo. E questo evento epocale è stato possibile solo grazie a un russo. E che russo.

Un russo che da quando è salito sul podio più alto della chiesa ortodossa slava – e NON di tutta la chiesa ortodossa – ha sempre dato il suo sostegno all’imperialismo moscovita e al suo vate, Vladimir Putin. Padre Kirill ritiene che la dottrina ufficiale della sua chiesa sia diretta a costruire un’identità nazionale e che ucraini e bielorussi non vadano visti come popoli separati, ma solo come varianti etniche di una stessa patria con uno stesso credo ortodosso.  La sua “amicizia” con Putin, poi, e il suo amore per il potere sono finiti più volte nel mirino dell’opposizione. Che però, sia nel clero che nella politica, in Russia conta ben poco. Per comprendere l’allineamento totale tra il patriarca e lo zar, basta ricordare le parole pronunciate da Kirill lo scorso gennaio: l’operazione militare russa in Siria per lui sarebbe una “guerra giusta” e una “difesa della madrepatria”.

E pensare che il Papa che oggi va incontrare a Cuba è uno dei personaggi preferiti di Putin proprio perché SI È OPPOSTO al bombardamento della Siria. Ma non ai bombardamenti russi. A quelli americani. Nel 2013, infatti, Francesco si è espresso in modo forte contro un intervento Usa in Siria, che sarebbe stato diretto a spodestare il presidente Assad, fedele alleato di Mosca. Allora Vladimir Putin lo elogiò con calore. E deve avere apprezzato il comportamento del Papa anche nel 2014, quando i cattolici ucraini si sono lamentati di un’eccessiva morbidezza di Francesco con gli invasori russi del Donbass. Il Papa, infatti, descrisse le violenze in Ucraina orientale come uno scontro “fratricida”, e non come un aggressione da parte di una potenza straniera.

Probabilmente Francesco stava cercando una via diplomatica per non compromettere il percorso di avvicinamento proprio con il patriarca Kirill, avviato già nel 2013. Un percorso che lui sa di aver compiuto non tanto grazie alla chiesa ortodossa russa, quanto al beneplacito dello stesso Putin. Che è ansioso di trovare nuovi alleati in Occidente per ottenere il ritiro delle sanzioni a suo carico e per tenere vivo il mercato dei suoi idrocarburi.

E pensare che fino a poco tempo fa i cattolici in Russia venivano trattati come una pericolosa setta, spie del nemico che tramavano la destabilizzazione del Cremlino convertendo i suoi sudditi. Oggi, in nome della realpolitik, tutto è cambiato. E Putin deve ringraziare soprattutto il conflitto in Siria per questo. Il Papa, infatti, è interessato a stringere un’ampia partnership internazionale proprio per difendere i cristiani del Medio Oriente. E per avere gli ortodossi dalla sua parte, visto che la maggior parte dei fedeli di Cristo che vivono in quelle terre aderiscono alle chiese orientali, e non a quella cattolica.

Vladimir Putin, mandando Kirill a stringere la mano a Francesco, pensa di poter diventare un punto di riferimento per tutta la cristianità, anche quella d’Occidente, facendo un salto triplo rispetto alla posizione che ha ricoperto fino ad ora. La Chiesa russa, infatti, non è la più autorevole del mondo ortodosso. Per quanto rappresenti il maggior numero di fedeli, deve tradizionalmente chinare il capo di fronte al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, che vive un dorato isolamento a Istanbul. È lui l’autorità riconosciuta dalle 14 chiese ortodosse del mondo, che pure godono di indipendenza amministrativa, ed è a lui che ci si affida per riconquistare l’unità perduta all’interno di questa confessione. Padre Bartolomeo ha cercato di riacquistare importanza e potere negoziale all’interno delle comunità ortodosse proprio avvicinandosi ai cattolici e predicando l’unità delle chiese cristiane. Da anni, infatti, si incontra con il Papa di Roma in occasione di incontri ecumenici e di eventi interreligiosi. Il Patriarca di Mosca, invece, si è sempre tenuto alla larga da queste occasioni, criticando implicitamente il suo collega per essersi troppo ammorbidito con i “rivali” cattolici.

Oggi, invece, ha preso lui il palcoscenico. Kirill e Putin hanno sparigliato, lasciando Bartolomeo con un palmo di naso proprio alla vigilia del Grande Consiglio dei vescovi che si terra il 19 giugno, da alcuni considerato il più importante incontro della chiesa ortodossa dal 787 d.c.. Il fatto stesso di essere riuscito a incassare la partecipazione di tutte le chiese era stato un grande successo per il patriarca di Costantinopoli, ma dopo l’incontro dell’Avana non sarà più lui il protagonista dell’ecumenismo ortodosso. La scena è stata presa da padre Kirill.

Vladimir Putin dunque va alla conquista del cristianesimo. E nel frattempo zittisce i ribelli ucraini, che si erano appellati proprio a Bartolomeo per ottenere una chiesa nazionale separata da quella russa. Peccato che neanche il patriarca di Costantinopoli possa ormai assumersi delle responsabilità senza scendere a patti con Mosca.

 

 

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Un pensiero riguardo “L’amore di Putin per il Papa

  1. “…Vladimir Putin dunque va alla conquista del cristianesimo…”

    Comprensibile e anche facile, fin quando le cancellerie occidentali finanziano ed armano fanatici invasati o simpatici miliziani nazisti. Restano poche scelte per chi ha la sventura di essere cristiano (vero) e trovarsi a vivere nel posto sbagliato.

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