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La rotta italiana

Lo sbarco degli albanesi in Puglia nel 1991
Lo sbarco degli albanesi in Puglia nel 1991

La Puglia è la probabile meta che cercheranno di raggiungere i profughi ammassati in Grecia. Invece di preparare l’accoglienza, l’Italia minimizza

Ve li ricordate gli albanesi? Cioè, ve li ricordate gli sbarchi di massa in Puglia che ci fecero gridare all’invasione degli slavi? Era il 1991 e adesso possiamo dire che gli albanesi non ci hanno invaso, anzi, si sono limitati a integrarsi nel nostro tessuto lavorativo e sociale. Ma oggi dall’Albania arriva un nuovo allarme esodo, quello dei profughi mediorientali e afgani che stanno cercando una nuova via per raggiungere il centro d’Europa.

La Macedonia ha di nuovo bloccato i confini, così come Austria, Slovenia, Croazia e Serbia. In Grecia ci sono già 40mila migranti bloccati in mezzo al niente, e il ritmo degli arrivi sulle sue isole orientali non diminuisce: 3mila persone al giorno. Il fiume dei profughi si ingrossa e da qualche parte dovrà pure sfociare. Una delle possibilità più concrete, visto che la Grecia si trova a uno sputo dall’Italia, è che passino dall’Albania per poi salpare per la Puglia.

Dalla provincia di Brindisi, una delle probabili mete degli sbarchi, si sono subito alzati gli scudi. «Occhio a non parlare troppo di assalto dei migranti», ha avvertito il presidente di Federalberghi Argentieri, «sennò poi i turisti disdicono le prenotazioni». E se proprio dobbiamo prepararci all’esodo, continua Argentieri, «il prefetto non si può limitare a chiedere la disponibilità random a ospitare i nuovi arrivati a 35 euro a testa». Come dire: se proprio volete accoglierli, i profughi devono pagare la stessa tariffa dei turisti.

Ma a rassicurare Argentieri ci ha pensato il ministro Alfano, in trasferta a Bruxelles: «Sì, si potrebbe aprire una nuova rotta, ma nei fatti non c’è ancora nessuna emergenza». E poi: «Abbiamo lavorato con la Turchia proprio per evitare una crisi e adesso stiamo lavorando con l’Albania, nei prossimi giorni ci vado anch’io». Nessun allarmismo, dunque, l’Italia è pronta a frenare l’ondata. Ha già deciso di mandare ben 20 poliziotti a sostenere il governo albanese nei controlli ai confini. Venti poliziotti?

Le autorità albanesi avranno pure fatto dei progressi negli ultimi 25 anni, ma non si può dimenticare che il loro Paese è uno dei più permeabili ai traffici illegali di ogni genere e provenienza. Non dico che si riproporranno scene come quella dell’8 agosto del 1991, quando arrivarono in un sol colpo 20mila persone in una nave, ma forse un qualche piano d’accoglienza va preparato.

Il governatore della Puglia Emiliano, per ora, suggerisce di cominciare ad accoglierli in mare.  Non serve fare muri, dice, dobbiamo andarli a prendere coi traghetti. Servirà a ridurre la velocità del flusso, perché sulle navi facciamo lavorare la polizia giudiziaria.

Ok, ma una volta portate a terra queste persone dove le mettiamo? In Salento l’unica struttura di prima accoglienza attiva è il centro Don Tonino Bello di Otranto, che conserva un container usato da quei volontari che lavorarono con gli albanesi 25 anni fa. Il centro può accogliere 40-50 persone. I profughi che arrivano in Grecia ogni giorno, lo ripeto, sono 3mila.

L’Italia, secondo la Ue, doveva creare 6 hotspot, centri dove le forze dell’ordine italiane insieme ai funzionari delle agenzie europee Easo, Frontex ed Europol, dovrebbero distinguere tra chi ha diritto all’asilo e chi va rimpatriato. Invece di  hotspot ce ne sono solo due, a Lampedusa e a Trapani. Non proprio vicini alla Puglia. Forse, per evitare di gridare nuovamente all’invasione, bisogna che ci prepariamo un po’ meglio.

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