Pubblicato in: migranti

Arrestare lo scafista non serve a niente

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I giornali parlano dell’ultimo naufragio di migranti sottolineando che sono stati arrestati gli scafisti. Sembra che così una parte dei colpevoli siano stati fermati e che sia stato dato un colpo alla potente organizzazione criminale che gestisce il traffico di persone. Non è così.

Gli scafisti, come hanno raccontato tanti giornalisti, compreso il reporter della Bbc di questo articolo  sono migranti a cui i trafficanti insegnano due manovre per guidare la barca in cambio di uno sconto sul “biglietto di viaggio”. Arrestarli non porta nessun danno a chi li ha istruiti. E nel completo caos libico sembra anche che non ci sia un’organizzazione criminale che domina sulle altre. Chi vuole mettersi sul mercato lo può fare, spendendo qualche decina di migliaia di euro per comprare una barca e creando i giusti contatti con i trafficanti che portano i migranti fino in Libia.

Ma un capro espiatorio va trovato, così come un’idea di strategia per fermare il prossimo flusso di migranti. L’anno scorso le guerre del Medio Oriente hanno creato un esodo di 153mila persone soltanto sulle coste italiane e un milione su tutto il continente. I governi europei sono terrorizzati all’idea che quest’anno si ripetano gli stessi numeri. Per evitarlo, Italia e Stati Uniti stanno facendo pressioni per intervenire militarmente in Libia a sostegno del nuovo governo di unità nazionale presieduto da Serraj, che ai loro occhi sarebbe l’unica arma contro i migranti. Con un’autorità legittima e responsabile, dicono, si possono trattare metodi umani per fermare i migranti prima che si mettano in mare e raggiungano le nostre coste.

Ma i problemi sono almeno due: il primo è che Serraj non vuole soldati stranieri sul proprio territorio, il secondo è che le sue forze non sono, e non saranno per molto tempo, in grado di gestire un problema enorme come quello dei migranti che arrivano in Libia da tutta l’Africa.

Il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni ha infatti dichiarato che sta aiutando il nuovo governo libico con addestratori e armi, ma senza inviare truppe. E le forze di Serraj vogliono dimostrare di essere capaci a gestire da sole la sicurezza del Paese, tanto da aver circondato il capoluogo del territorio controllato dallo Stato Islamico: Sirte. Dichiarano di essere ad appena quindi chilometri dal centro della città, ma è difficile che possano sferrare l’attacco contro i jihadisti finché non verranno raggiunte dalle altre milizie della Libia che invece vogliono continuare a combattere in modo autonomo. Come quelle del Generale Haftar, l’uomo più potente della Libia orientale.

Nel frattempo i migranti senza documenti che vengono fermati dalle autorità riconosciute dall’Europa non hanno nessuna speranza che i loro diritti umani vengano rispettati. Si trovano invece chiusi in 20 centri di detenzione dove vengono denunciate mancanza di cibo e torture. Secondo l’Agenzia Onu per i rifugiati – Unhcr – in questi centri non ci sono le condizioni igieniche minime per sopravvivere e i migranti che sono riusciti a scappare dicono che non affronterebbero mai più un viaggio del genere. C’è anche chi ha aperto una pagina facebook per avvertire i propri connazionali di non passare attraverso la Libia, perché «è troppo pericoloso».

 

 

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