Pubblicato in: proteste

La guerra della salsicce

Il Kiwi café, Tbilisi
Il Kiwi café, Tbilisi

Carnivori contro vegan. Non è una rissa verbale che avviene sui social network, ma un’aggressione vera, avvenuta in una città vera.

È successo a Tbilisi, capitale della Georgia, la più occidentale delle nazioni del Caucaso. Un gruppo di persone armato di braciole e salsicce ha attaccato il Kiwi café, un bar che offre cucina vegan. Le persone che seguono questa dieta – prova di carne e suoi derivati – sono molto poche da queste parti e vengono considerate non solo strane, ma anche arroganti, perché non si accontentano di mangiare come tutti gli altri e seguono un’alimentazione “sofisticata”. I vegan sono stati aggrediti, dunque, perché scimmiottano abitudini di Paesi “ricchi” come quelli europei o americani e le preferiscono alle sane tradizioni locali. E non solo: chi si ciba di vegetali, dicono queste persone, non è un vero maschio, perché non mangiare le proteine della carne rende deboli come donne. O come gay. È un vecchio luogo comune che vale in tutte le parti del mondo. Figuriamoci nei Paesi del Caucaso, dove cultura machista e spiedini d’agnello vanno a braccetto.

Sarebbe stato dunque un gruppo di nazionalisti, contrari all’influenza occidentale e a orientamenti sessuali troppo liberi, ad aver attaccato il Kiwi café a colpi di salsiccia. I proprietari del locale, infatti,  hanno denunciato gli aggressori di essere dei neonazisti che già un mese prima erano passati da quelle parti per informarsi sulle frequentazioni del bar, chiedendo a tutti se i clienti del bar fossero omosessuali. La notte del 29 maggio il Kiwi café è stato assalito a colpi di costolette solo per lanciare un messaggio: siamo contrari a questa cultura e non vi lasceremo in pace.

Non ci sono stati feriti gravi e il locale ha riaperto il giorno dopo, ma gli aggressori non volevano fare uno scherzo, seguire la moda dei tanti utenti di internet che stanno prendendo in giro la moda vegan (come questo popolare video). Gli aggressori sono lo stesso tipo di persone che tre giorni prima avevano sfilato nella capitale gridando “La Georgia ai georgiani”, ragazzi di estrema destra che esaltando le virtù del vero maschio del Caucaso. Il Kiwi café, però, resta aperto. Il 30 maggio ha aggiunto un cartello: «siamo qui per accettare ogni cliente al di là della sua nazionalità, razza, aspetto, età, genere, orientamento sessuale, credo religioso».

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