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Prima presentazione e cenni autobiografici

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Fissati data e luogo per il primo incontro sul libro Il terrorismo spiegato ai ragazzi

Tra pochi giorni ci sarà la prima presentazione del mio libro Il terrorismo spiegato ai ragazzi, uscito il 26 maggio per la casa editrice Imprimatur. L’incontro si terrà il 24 giugno a Grosseto, alle 18 presso il Museo di Storia Naturale. Per il primo incontro con lettori e amici, dunque, ho scelto la città in cui sono nata e cresciuta. A Grosseto, però, non sono rimasta a lungo. Giusto il tempo di frequentare il Liceo Scientifico e un po’ tutte le palestre di pallavolo della città, poi a 19 anni mi sono trasferita a Firenze e mi sono iscritta alla facoltà di Scienze Politiche. A quei tempi avevamo la fortuna di frequentare le lezioni in centro e abitavamo tutti a due passi dal Duomo, noi studenti fuori sede eravamo i padroni della “culla del rinascimento”, insieme agli spacciatori di piazza SS Annunziata.

I turisti stranieri erano il nostro nemico: invadevano il nostro regno, potevano spendere soldi nei negozi che noi potevamo solo guardare da lontano e facevano cose schifose come incollare il chewing gum sulle pareti del Conservatorio mentre stavano in coda per vedere il David di Michelangelo (quella fila di gomme appiccicate sul muro era diventate un’installazione). Studiavo, andavo qualche volta a ballare, passavo ore al telefono. Sono rimasta una bambina finché sul mio cammino ho incontrato Marcella, la coinquilina che mi ha salvato la vita insegnandomi che anche i pavimenti, ogni tanto, vanno lavati. All’Università ho scelto l’indirizzo internazionale, sono andata a fare l’Erasmus a Parigi, poi mi sono laureata in Studi Strategici, perché volevo capire come si faceva la guerra, per poi fare la pace. Avrei voluto scrivere una tesi sul terrorismo islamico – nel 2000 – ma ancora di al Qaeda si sapeva troppo poco e il mio professore Luciano Bozzo mi propose di farla su Lawrence D’Arabia. Sì, proprio lui, quello col turbante. Pare che sia stata il primo a scrivere le regole della guerriglia. A ispirarlo i beduini arabi e i princìpi dell’Arte della Guerra di Sun Tzu, che a quei tempi conoscevamo solo Bozzo e io, mentre oggi lo sfoggia persino Antonio Conte.

Insomma mi sono laureata grazie a Lawrence, poi mi sono trasferita a Bologna per un master in Relazioni Internazionali e lì ho avuto le mie prime esperienze lavorative. Soprattutto ho scritto e condotto un programma radiofonico sulle onde di Radio città del Capo con la mia amica Ruth. Tema: le organizzazioni internazionali. Collocazione oraria: domanica mattina ore 10.00. Non ci ascoltava nessuno. E meno male.

Poi è finito il master, è arrivato il momento degli stage e sono riuscita a inserirmi nella redazione di Limes, la rivista italiana di geopolitica. Il luogo ideale per una come me. Il direttore, Lucio Caracciolo, è geniale e sempre impegnatissimo, pensa a così tante cose contemporaneamente che se vuoi fargli una proposta devi riuscire a condensargliela in 20 secondi, altrimenti si distrae. Così ti alleni alla sintesi. Io facevo un po’ di tutto: dalla segretaria, all’ufficio stampa, alla giornalista vera e propria. Il mio primo articolo è stato sugli aiuti internazionali ai palestinesi, poi mi sono lanciata sulle comunità musulmane in Italia. Era bello stare a Limes, anche se guadagnavo pochissimo. Campavo grazie a una borsa di dottorato, vinta a Torino. Ma questa è un’altra storia, finita male, e non ve la racconto.

Poi è arrivato Avvenimenti. Il settimanale che leggevo quando avevo quindici anni. Una persona che conoscevo mi propone di entrare nella redazione, con un vero contratto di praticantato giornalistico. Il gruppo di lavoro era piccolo e abituato agli stenti, ma formato da professionisti molto bravi, che subito mi fanno capire che c’è da pedalare. Il giornale cambia subito nome, diventa Left, che è in inglese e non mi piace. Però comincio a curare la sezione degli esteri e mi piace. Ho una rete di collaboratori, ne contatto di nuovi, comincio a scrivere in uno stile più semplice e a capire che c’è bisogno di farsi leggere da tutti, non solo dagli addetti ai lavori. Basta essere snob.

Dieci anni. Sono passati dieci anni da allora, e in questi dieci anni i terroristi mi hanno costretto a scrivere moltissimo di loro. Per chi si occupa di esteri, l’estremismo islamico è diventato pane quotidiano, prima con gli attentati di al Qaida, poi con il fallimento delle Primavere arabe e infine con la nascita di Isis. Io mi sono appassionata di un’area geografica dove i musulmani sono mischiati ai cristiani, ovvero il Caucaso. E da lì ho cominciato a viaggiare nelle repubbliche nate dallo scioglimento dell’Unione Sovietica, quindi nell’area di influenza russa. Mi piacciono i posti dove c’è una traduzione musulmana affiancata da una cristiana, cerco di capire la differenza tra luoghi dove la convivenza è pacifica e luoghi dove c’è la guerra, sono convinta che non sia la religione a dividere gli uomini, ma la lotta per il potere. 

E alla fine eccomi qua, a sintetizzare quello che ho imparato in questi anni per spiegarlo a chi vuole ricostruire cosa è successo dall’inizio del secolo e capire cosa muove i terroristi. Con un obiettivo: impedire che i ragazzi si infarciscano di pregiudizi, visto che sono troppo giovani per aver seguito gli eventi che hanno generato quest’orrore. E non solo i ragazzi. Anche molti adulti, grazie allo scarso livello di informazione sugli esteri, hanno “perso il segno”. Anche loro possono collegare meglio eventi apparentemente distanti tra loro con uno sguardo di insieme. 

L’idea di rivolgermi ai più giovani mi è venuta quando sono diventata mamma, due anni fa, e ho cominciato a vedere il mondo capovolto, con i bimbi al centro e gli adulti che si affannano per costruire una relazione con loro. Poi i terroristi dello Stato Islamico hanno colpito la Francia, con la strage del Bataclan, e la mia amica Valentina mi ha detto: “Tu che segui la politica estera, mi devi aiutare a spiegare a mia figlia cosa è successo a Parigi“. Così è nato Il terrorismo spiegato ai ragazzi.

Ah, oggi non lavoro più a Left. Scrivo ancora per Limes però. Ho due blog e alcune rubriche online, ma il mondo sta cambiando a un ritmo così veloce che quando avrò finito questo post il terrorismo avrà una faccia diversa da quella che aveva all’inizio. Più che corrergli dietro, ogni tanto bisogna fermarsi, e cercare di capire dove si è sbagliato.

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