Pubblicato in: guerra, islam, jihad

Jihad contro Pechino

Bambini uiguri in Siria che inneggiano al jihad
Bambini uiguri in Siria che inneggiano al jihad

I terroristi islamici non prendono di mira solo l’Occidente. Un nuovo attentato contro la Cina risveglia il fronte orientale

Una macchina imbottita di esplosivo si è scagliata contro l’ambasciata cinese a Bishkek. È il 30 agosto e in Kirghizistan, Asia Centrale, sembra un giorno come un altro. Ma alle 9.33 di mattina un terrorista suicida guida una Mitsubishi-Delica contro la rappresentanza diplomatica di Pechino, uccidendo se stesso e ferendo tre impiegati. 

 

Le autorità kirghize lanciano da tempo allarmi terroristici, ma vengono spesso accusate di voler solo attirare l’attenzione e il sostegno economico di Pechino. Stavolta qualcosa è successo veramente e i principali sospettati dell’attacco sono i movimenti radicali uiguri, quelli, cioè, che combattono per l’indipendenza della regione cinese dello Xinjiang, una regione a larga maggioranza musulmana.

Il Tip – Partito Islamico del Turkestan – è il gruppo di jihadisti uiguri che si ha insediato le sue cellule in Kirghizistan. La Cina finanzia i programmi antiterrorismo del governo di Bishkek, ma i Paesi dell’Asia centrale sono troppo deboli e impreparati per sconfiggere la minaccia jihadista con le loro forze di sicurezza. Soprattutto perché tra gli agenti di polizia la corruzione dilaga, e l’obiettivo principale è quello di sfruttare il pericolo terrorista per scopi politici.

Anche per questo motivo il Tip, che da sempre combatte per la creazione dello Stato islamico del Turkestan orientale nella regione dello Xinjiang, è riuscito a varcare i confini di Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan e raggiungere i jihadisti del Medio Oriente. Non per combattere con lo Stato Islamico, ma a fianco delle Brigate al Nusra, affiliate ad al Qaida. Sarebbero alcune migliaia, secondo Al Arabiya News gli uiguri che combattono in Siria. SI trovano soprattutto nella regione di Idlib, ma non hanno abbandonato la guerra santa contro la Cina per combattere contro gli Occidentali. Il loro obiettivo è diventato più globale – sconfiggere gli infedeli – ma i cinesi restano i nemici principali e chiedono a tutti i musulmani del mondo di unirsi alla loro lotta contro i prevaricatori di Pechino. Il loro leader Abd al-Haqq al Turkestani, ha dichiarato: «Oggi facciamo il jihad in Sham (Siria) e aiutiamo i nostri fratelli, domani torneremo in Cina per emancipare la provincia dello Xinjiang dagli invasori comunisti».

Pechino ha paura dei suoi foreign fighters, ma non ha nessuna intenzione di andarli a combattere in Medio Oriente. Anche se sfrutta la minaccia terrorista per convincere l’Occidente che la regione degli uiguri merita i metodi repressivi che vi applica, preferisce lasciar stare i jihadisti, magari aspettando che si uccidano tra loro.

I combattenti islamici che provengono dall’Asia, infatti, non militano tutti nello stesso fronte. Il Movimento Islamico dell’Uzbekistan (Imu), una volta solido alleato dei Talebani, si contende il primato terrorista con il Tip anche in Medio Oriente, dove nel 2015 hanno giurato fedeltà allo Stato Islamico di al Baghdadi. L’uiguro al Haqq ha condannato severamente l’Imu e l’Isis, affermando che «la proclamazione di un Caliddato da parte di al Baghdadi non è approvato dai leader musulmani e dalla ummah» e che non è accettabile che vengano condannati a morte semplici civili islamici da jihadisti guidati da un leader che non ha «le sufficienti conoscenze teologiche».

In questo scontro tutto centroasiatico, per ora al Qaida e il Partito Islamico del Turkestan sembrano avere la meglio. I Talebani a dicembre del 2015 hanno sconfitto i militanti dell’Imu che si nascondevano nella provincia afgano si Zabul e in Pakistan si sta affermando l’organizzazione degli “scissionisti” uzbeki che hanno confermato la loro fedeltà al qaidista al Zawahiri.

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