Pubblicato in: guerra

Italiani combattenti. Su tutti i fronti

Karim Franceschi
Karim Franceschi

A fianco dello Stato Islamico. Ma anche dei curdi. E persino dell’esercito di Assad. CHi sono gli italiani che sparano in Siria

In mezzo a un vergognoso appiattimento dei media italiani sul referendum renziano, ogni tre o quattro giorni riesce a farsi largo una notiziola su Siria e Iraq. Non quelle sui massacri di civili, per carità: il pubblico si è ormai assuefatto ai bombardamenti, e anche se a essere uccisi non sono gli stessi di un mese fa, anche se sono morti nuovi, la notizia è vecchia.

Quindi è relativamente ininfluente se sono 926 i civili uccisi in Iraq solo a novembre, se l’intelligence americana ha riconosciuto di aver ucciso 24 civili nell’offensiva di Manbij e se ad Aleppo i morti sono circa 240 a settimana, perché i bombardamenti del regime e dei russi stanno facendo tabula rosa dei quartieri orientali.

Le notizie che penetrano nella cortina referendaria sono solo quelle sui “personaggi”, su chi si può distinguere dalla massa di cadaveri – adulti e bambini – che ormai fanno fatica a trovare una tomba. Abbiamo saputo dunque che è stato ucciso un ragazzo siriano che faceva il clown per i bambini malati di Aleppo. Ma niente paura, nel giro di un giorno la notizia è già scomparsa dai giornali. Ancora qualche interesse suscita invece l’informazione che l’italiano Sergio Zanotti sarebbe stato sequestrato da qualche parte in mezzo al Terrorististan.

Non si sa chi l’ha preso, non si sa dove, non si sa nemmeno se è un vero sequestro, e questo ha solleticato le nostre fantasie complottiste. Saranno jihadisti? Saranno criminali comuni? Saranno filo russi che vogliono fare propaganda anti europea? Tutto è possibile, perché in Siria si può parteggiare per chiunque. E su ogni fronte troverai qualche italiano con cui socializzare.

Sul fronte jihadista, si sa, ci sono i foreign fighter. Gli italiani non sono molti, ma secondo una stima governativa del 2015 a partire per la Siria per arruolarsi con l’Isis sarebbero stati almeno una novantina di ragazzi. Sul fronte opposto le cifre sono più difficili da trovare. Ci sono i volontari partiti per sostenere i curdi del Rojava, che attualmente fanno parte insieme a qualche battaglione sunnita del fronte anti Isis sostenuto dagli americani.

Chi è partito per il Rojava ha una motivazione ideologica “di sinistra”, perché ritiene che i curdi siriani abbiano proposto un modello alternativo di condivisione democratica e egualitaria del potere. Il più famoso di loro è Karim Franceschi, che è tornato in Italia e ha scritto pure un libro, ma ce n’è sicuramente qualche altro, come dimostra un video messo in rete dal combattente italiano rinominato Tirej Gabar, che sostiene di essere lì dall’inizio del 2016.

All’interno dell’allenza filo americana, poi, ci sono anche gli italiani “ufficiali”, e cioè i soldati del nostro esercito, di stanza in Iraq a fianco degli Usa per addestrare i peshmerga curdi e aiutarli a riconquistare città come Mosul. Questa cosa di combattere insieme ai curdi – specialmente se sono femmine – fa molto politically correct, ma è bene ricordare che anche i combattenti di Ypg e Pdk non hanno molta simpatia per le etnie diverse dalla loro, e che alcuni dei loro ufficiali non nascondono il desiderio di far fuori i terroristi dell’Isis per poi dedicarsi alla guerra contro gli sciiti.

E poi c’è il fronte lealista, quello del presidente Assad e dei suoi alleati russi. Anche loro, sebbene abbiano le proprie reclute regolari, non rifiutano l’aiuto dei volontari. Potenziali reclute i fascisti di tutto il vecchio continente, che hanno fondato il Fronte Europeo per la Siria e sostengono il regime di Damasco con iniziativa di solidarietà e anche con qualche operativo. In Italia ne sono portavoce i camerati di Casa Pound, che non nascondono di aver mandato qualche valoroso militante a combattere a fianco di Assad.

Negano che siano i russi a bombardare gli ospedali di Aleppo e fanno ricadere tutte le responsabilità del massacro siriano sul Pentagono. I loro simpatizzanti si sentono molto esperti perché la guerra gli è stata raccontata proprio da testimoni oculari che sono andati a combattere con l’esercito di Damasco e che tornano in Italia per raccontare la “verità”.

Chi sta con Casa Pound e con Assad può anche comprare sul sito del Fronte europeo per la Siria la maglietta Defend Damasco, con disegnato un bel Ak47. Il logo era stato creato qualche anno fa da un fidanzato di Madonna, che aveva inventato Defend Paris per sottolineare – diceva – che alle armi dei terroristi si risponde con la solidarietà, il multiculturalismo e la convivenza.

Le magliette se le sono messe tutti, da Rihanna a Chris Brown, ma poi il kalashnikov ha fatto gola ai movimentisti rossobruni e hanno cominciato ad apparire tanti Defend di città che secondo loro dovevano essere ripulite dagli islamici. Quando è spuntata Defend Damasco, c’era chi la pubblicizzava come “maglietta antifascista”. Ma Casa Pound non se ne preoccupa. L’antifascismo non esiste, così come le torture del regime di Bashar al Assad

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