Pubblicato in: costume, femminismo

Geopolitica di youtube. Il soft power parla spagnolo

PewDiePie

Gli influencer di oggi hanno poco più di vent’anni e poche idee da trasmettere. Ma le decisioni di milioni di giovani in tutto il mondo dipendono da loro

Pensa alla persona più famosa che conosci, quella che potrebbe avere più seguito al mondo. Pensa a un cantante, un politico, un attore. Puoi concentrarti quanto vuoi, sforzarti di fare il giovane sostituendo Rihanna a Madonna, Justin Timberlake a Brad Pitt, Macron a Obama, ma non troverai mai qualcuno con 54 milioni di fan. I 54 milioni di fan ce l’ha solo lui, PewDiePie, un ragazzo svedese di 27 anni che di professione fa lo youtuber.

Se il tempo degli intellettuali ha lasciato il posto all’era degli influencer, possiamo anche dire che il ruolo dei giornali l’ha assunto Youtube, ormai secondo motore di ricerca dopo Google e luogo frequentato dal 60% dei consumatori per scegliere quale prodotto acquistare, per imparare a usarlo e per farsi fare compagnia per il resto del tempo. E i re di questo posto solo loro, gli youtuber, giovani tra i 20 e i 30 anni che raccontano i cavoli loro, ridono a vanvera, e giocano a manetta con i videogame. Sono nerd e lo rivendicano, perché nerd is the new cool, tanto che milioni di adolescenti di tutto il mondo li considerano i loro idoli. Al festival romano dei videogiochi, Let’s Play, di questi idoli ce n’erano una decina, compreso lo youtuber italiano più famoso – Favij – e orde di ragazzini si strappavano i capelli solo a vederli. Sì, perché questo fanno gli youtuber: si fanno vedere. Non hanno canzoni da cantare, discorsi da recitare, acrobazie da disegnare. Loro, semplicemente, sono.

Cosa fa PewdiePie per avere 54 milioni di iscritti al suo canale Youtube? Gioca. Il tema principale dei suoi video sono i modi in cui lui affronta gli ostacoli nei videogame. Sullo schermo si possono seguire le sue avventure dentro il gioco e le sue espressioni mentre smanetta sulla console, riprese in un riquadro in basso a sinistra. La sua particolarità, dicono gli esperti, è che sa coinvolgere molto la sua comunità di seguaci, li chiama bros e li interpella il più possibile, rispondendo a tutti i messaggi che può. È da questa osservazione che emerge il primo principio in cui credono tutti gli youtuber: l’egualitarismo. Tutti possiamo diventare star, tutti abbiamo le stesse possibilità, tutti abbiamo diritto a un momento di celebrità. Siamo tutti uguali, perché se tu non ti riconosci in me non c’è nessun motivo per guardarmi.

Visto che hanno milioni di follower, visto che i ragazzini pendono dalle loro labbra e visto, dunque, che hanno un potere globale ineguagliabile, gli youtuber avranno pure dei messaggi da trasmettere. Ecco, apparentemente no. Se esaminiamo i 10 “non artisti” più seguiti al mondo si potrebbe tentare di disegnare una geopolitica degli influencer più potenti della rete, ma dobbiamo sforzarci parecchio per individuare di quale visione del mondo siano portatori. All’inizio del 2017, secondo Wikipedia, gli youtuber più seguiti sono:

1) PewDiePie – svedese, parla in inglese e principalmente gioca ai videogame

2) German Garmendia – cileno, ha due canali nella top ten: uno di sketch comici – Holasoygerman – e uno in cui fa parodie dei giochi – JuegaGerman

3) ElRubiusOMG – spagnolo, gioca ai videogame e scherza sul mondo dei giochi

4) Smosh – duo di statunitensi, fanno sketch comici su vita quotidiana, videogame e  cartoni animati

5) Fernanfloo – messicano, gioca e fa comicità sui gamer e sui cosplayer (chi impersona personaggi dei videogiochi o dei cartoni)

6) VanossGaming – canadese di origine sinocoreana. Un giornale canadese ha descritto un “video alla Vanoss” come “un gruppo di amici che chiacchiera, ride e fa battute su chi gioca a videogame come Grand Theft Auto o Call of Duty”

7) Nigahiga – statunitense di origini giapponesi, fa sketch comici sulla vita quotidiana

8) Whinderssonnunes – brasiliano, fa parodie comiche

9) Yuya – messicana, propone essenzialmente modi di truccarsi e di acconciarsi

10) Vegetta777 – spagnolo, gioca ai videogame

Da questa breve lista emerge un primo dato sociopolitico: tra i primi dieci youtuber c’è una sola donna e parla di cosmetici. In pratica, il mondo youtuber è la nemesi di ogni discorso femminista. Anzi, il mondo youtuber è visceralmente anti-femminista, rispecchiando gli adolescenti che mira a rappresentare e ad amplificare, in un gioco di reciproca galvanizzazione. Per la maggior parte dei Millennials le femministe “hanno rotto”, sono antiche e fossilizzate su un concetto sessista, che vuole  separare uomini e donne in barba all’egualitarismo digitale. Tutto il mondo dei videogiochi è tradizionalmente sessista, il famoso Youtuber KSI è stato accusato di molestare le donne ai raduni di videogamer e uno youtuber meno noto, Vernaculis, spiega in poche parole perché è sbagliato essere femministi: «Se sono bianco e maschio mi devo vergognare perché anche Donald Trump è bianco e maschio? Non devo chiedere scusa per quello che sono, le femministe si lamentano di essere giudicate ma sono le prime a giudicare noi in quanto uomini».

Quel che è certo è che, anche se qualche femminista li giudicherà, gli youtuber se ne fregheranno bellamente. I ragazzi li guardano e li premiano proprio perché esaltano gli strereotipi. Nel migliore dei casi, ci giocano. Nel peggiore, li cavalcano. A guidarli non è l’etica o la morale, ma semplicemente i numeri. E i numeri ci dicono che su youtube i video che vanno di più sono:

1) quelli che testano un prodotto e fanno una recensione

2) gli “how to” o tutorial, che spiegano come si fa qualcosa. Soprattutto in quattro settori: bellezza, tecnologia, viaggi, motori

3) i vlogs, ovvero i video-diario, che parlano della vita quotidiana con pattern “televisivi”

4) i video sui videogame, che parlano di giochi o dello stile di vita dei giocatori. Guardare gli altri giocare ai videogame sta diventando un hobby simile a quello di chi guarda lo sport in tv. Questo settore è talmente gettonato da essere suddiviso in sottocategorie, tutte molto affollate:

  • Let’s plays – gioco con commento
  • Walkthroughs – istruzioni per giocare con commento
  • Machinima – cortometraggi creati con immagini di gioco
  • Reactions – video sulle reazioni dei giocatori a novità o sorprese del gioco
  • Reviews – recensioni

5) gli sketch comici che mirano a diventare virali

6) gli haul video, quelli in cui si testano un tot di prodotti, tipicamente vestiti, make up o accessori domestici, e si sceglie quello con cui ci si trova meglio per poi dettare una tendenza

I maschi, dunque, per essere seguiti devono giocare ai videogame o insegnare a utilizzare attrezzi tecnologici. Possono anche far ridere, ma con battute sulla loro quotidianità in cui di solito non hanno a che fare con l’altro sesso (i loro amici sono bros – fratelli -, non sorelle). Le femmine, invece, insegnano a pettinarsi e a truccarsi, provano vestiti e sanciscono qual è l’abbigliamento cool. Oppure testano i frullatori.

Ma per quanto vogliano evitare i discorsi politici e limitarsi ad abitare un mondo consumistico, gli youtuber fanno politica. Semplicemente con la loro presenza. Le cifre ci dicono che gli influencer di oggi vengono ancora da Occidente, ma da un Occidente 2.0. Nella top ten, di europei ce ne sono tre, ma PewDiePie parla la lingua dello Zio Sam, sia in termini letterali che di costume, e i due spagnoli hanno conquistato posizioni grazie al mercato sudamericano. È l’America a fare da padrona, non come sinonimo di Usa, bensì come area geografica che comprende due continenti. L’America Latina va alla riscossa, con i suoi quattro youtuber nella top ten e due spagnoli a alimentare il loro stesso mercato. E l’America del Nord, oltre ad essere popolata da ispanici che seguono i video nella loro lingua, guarda sempre con maggior favore all’Estremo Oriente, con due youtuber di origine asiatica. Di idoli con la pelle nera, invece, niente. Dell’era Obama resta solo il gusto per la cultura pop e un individualismo che celebra il diritto di ogni persona a godere di uguale spazio per consumare la visione di se stessa.

Secondo la ricercatrice Carla Cunha questa tendenza all’individualismo è propria dello sviluppo stesso di youtube, che fino al 2006 era una piattaforma di comunità, dove si condividevano esperienze e hobby, poi è diventato un luogo per fare business, con youtuber che si comportano come i boss di loro stessi. Avere accesso a internet significa poter comprare di tutto 24 ore su 24 e gli youtuber di successo sono quelli che si adattano meglio a questo mondo, trasmettendo h24.

Loro sì che hanno saputo far decollare una start up, e senza ricevere nessun incentivo statale. Sono grandi imprenditori, e come tutti gli imprenditori non si schierano politicamente, ma sposano cause di beneficienza. PewDiePie nel 2013, per celebrare i suoi primi dieci milioni di iscritti, ha condotto una campagna di raccolta fondi per Charity: Water, raccogliendo un totale di 450.000 dollari. Connor Franta, 24enne da 5 milioni di follower, si è impegnato per finanziare un progetto di The Thirst Project, necessario a costruire pozzi d’acqua potabile in Swaziland. Ma i temi che vanno veramente forte sono quelli più sentiti dagli adolescenti, quelli che hanno a che fare con tutti i problemi psicologici legati alla loro fase di crescita. Zoe Sugg, make up vlogger famosa come Zoella, ha sostenuto ad esempio Mind, un’organizzazione britannica che aiuta persone con problemi mentali e che mirava ad informare l’audience sugli attacchi di panico. Tyler Oakley, 28enne con 8 milioni di iscritti, ha sostenuto invece un progetto per la prevenzione dei suicidi nei ragazzi Lgbtq. Ma sono centinaia gli youtuber che si fanno convincere a sostenere organizzazioni no profit: la beneficienza, è ormai provato, è il modo migliore per guadagnare reputazione e conquistare nuovi iscritti.

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