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Top ten 2016

Vi sembra un anno da dimenticare? Forse è vero, eppure anche durante gli ultimi dodici mesi l’umanità ha fatto qualche progresso. Ecco dieci cose buone del 2016

  1. È appena finito
  2. Le Olimpiadi di Rio si sono chiuse senza attentatirio-span-600-1
    Il Brasile ha evitato l’enorme flop atteso alla vigilia. Gli atleti hanno gareggiato, vinto medaglie e festeggiato i loro risultati come se fossero a un’Olimpiade normale, e non in una manifestazione organizzata in mezzo alle macerie della politica nazionale e dei disastri internazionali –  una premier deposta, uno scandalo di corruzione grande come il Brasile, l’esclusione dai Giochi della Russia e l’epidemia della febbre Zika. L’unico incidente denunciato dagli atleti si è subito rivelato un falso: quattro nuotatori americani avevano raccontato di aver subito una rapina a mano armata da quei delinquenti dei sudamericani ma sono stati fregati dalle telecamere, che li hanno ripresi mentre – ubriachi – danneggiavano il bagno di una stazione di rifornimento a Rio;
  3. Papa Francesco resiste.
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    Lo aspettavano tutti al varco: prima o poi la dirà una stronzata pure lui, non potrà continuare a dispensare buon senso all’umanità senza chiedere niente in cambio. E invece no. Al netto delle sparate oscurantiste contro aborto e nozze gay, previste dal contratto con Dio, Francesco ha continuato a esprimere concetti sufficientemente logici e piuttosto profondi nonostante la semplicità. Inoltre ha realizzato un bel po’ di passo in avanti per la diplomazia vaticana, dall’incontro col patriarca ortodosso Kirill – che si era sempre rifiutato di vedere un Papa – all’intercessione per il regime cubano di fronte alla Casa Bianca, che anche grazie a lui decide di riaprire i rapporti con i fratelli Castro;
  4.  L’Onu cancella le sanzioni all’Iran.
    Infografica pubblicata dal Daily Mail
    Infografica pubblicata dal Daily Mail

    Spinti dall’interesse di far valere le proprie ragioni sul conflitto in Siria e di fargliela vedere brutta all’Arabia Saudita, Washington e Teheran nel 2015 avevano firmato un accordo preliminare che avrebbe dovuto ripristinare normali relazioni diplomatiche con i Guardiani della Rivoluzione in cambio del loro rispetto di alcuni limiti sul programma nucleare della Repubblica. E il 16 gennaio del 2016 l’Onu ritira ufficialmente le sanzioni all’Iran, dando seguito a un rapporto positivo dell’Agenzia atomica sullo smantellamento degli impianti persiani. Obama ha dunque abbattuto il  muro alzato da Bush, che aveva spinto l’Iran tra le braccia della Russia. Purtroppo Putin ha rilanciato con un intervento diretto a favore del comune amico Bashar al Assad, e per ora sembra aver avuto la meglio;

  5. Il Leicester vince la Premier League. _89548045_leicsfans1_getty
    Cioè: una squadra che sembrava dovesse combattere per la salvezza vince per la prima volta nella sua storia la serie A britannica. A guidare il Leicester è un tecnico italiano, Claudio Ranieri, e quindi la vittoria del club inglese diventa subito una vittoria “nostra” (festeggiata anche da Matteo Renzi con un twit che chiosa #pazzesco), ma la notizia non è questa. La notizia è che può succedere, anche se solo in un anno bisestile e in un Paese che sta per abbandonare il suo continente, che un campionato di calcio non sia truccato, impacchettato o blindato dai tre club più potenti della nazione. C’è luce oltre la siepe;
  6. Radovan Karazdic viene condannato a 40 anni per crimini contro l’umanità.** FILE ** In this May 1994 file photo, Bosnian Serb Stojan Zupljanin, left, and Radovan Karadzic speak in the Bosnian town of Banja Luka, 120 kilometers (75 miles) northwest of the Bosnian capital of Sarajevo. Karadzic, accused architect of massacres making him one of the world's top war crimes fugitives, was arrested on Monday evening, July 21, 2008 in a sweep by Serbian security forces, the country's president and the U.N. tribunal said. Serb authorities turned Zupljanin over to The Hague in June 2008 after nine years on the run. (AP Photo/Radivoje Pavicic)
    Il boia di Srebrenica, serbo-bosniaco che ha guidato i suoi battaglioni paramilitari verso la pulizia etnica dei suoi concittadini musulmani, è stato condannato dal Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Ci sono voluti sei anni di processo, ma alla fine la sentenza è arrivata, a dimostrare che anche chi si ritiene intoccabile, se condannato dalla storia, può esserlo anche dai giudici;
  7. Lo scandalo dei Panama papers dimostra che il giornalismo investigativo esiste ancora
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    Il pool del Consorzio internazionale di giornalisti investigativi è venuto in possesso di un database di 11,5 milioni di documenti dello studio legale panamense Mossack Fonseca, che testimoniano fughe di capitali e distrazione si fondi finanziari. Il pool ci si butta a capofitto e analizza i dossier su oltre 214.000 società offshore, senza farsi intimorire da immense e pallosissime liste di dati. Travolto dallo scandalo, il primo ministro islandese si dimette. Altri nomi illustri coinvolti dai papers decidono invece di fregarsene, restando al loro posto senza pudore. Gente come il presidente argentino Mauricio Macrì, lo sceicco degli Emirati Arabi Khalifa bin Zayed al Nahyan, il capo di Stato ucraino Petro Poroshenko, il re dell’Arabia Saudita Salman;
  8. La strage di Orlando non è colpa del “terrorismo islamico”vunjq1nde60lvekryh8co-rvqqkumlb5-xlarge
    Il 12 giugno un giovane americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 29 persone e ne ferisce 43 in un nightclub di Orlando, Usa. Nelle prime 24 ore i media di tutto il mondo si concentrano sulla presunta affiliazione dell’attentatore all’Isis, ma appena fanno due più due capiscono che si tratta di una strage omofoba compiuta da un omosessuale. Il locale di Orlando, Pulse, è un noto locale gay che Mateen frequentava con enormi sensi di colpa. In America la strage viene derubricata da attentato terroristico e diventa crimine d’odio. Il movimento gay si dimostra più potente degli adepti dell’islamofobia;
  9. Il Portogallo vince gli europei e lo fa da squadra – non da groupies di un grande campione.
    160710170039-21-euro-finals-france-portugal-0710-super-169Il capitano portoghese Cristiano Ronaldo (pallone d’oro 2016) gioca male in quasi tutte le partite degli europei e la sua nazionale sembra destinata a uscire al primo turno. Ma poi si riprende per il rotto della cuffia e arriva in modo rocambolesco in finale, dove Ronaldo si fa male ed è costretto a uscire dal campo ma tifa per la sua squadra con una foga da hooligan. E i suoi “gregari” sconfiggono la Francia 1-0;
  10. Il Califfato in Libia si rivela una bufala.1449529470436
    Gli emuli dell’Isis che si erano impadroniti di un fazzoletto di terra intorno a Sirte vengono sconfitti da una breve offensiva dei miliziani di Misurata – sostenuti da Usa e Gran Bretagna. Ciò non significa che la Libia sia pacificata, anzi. Ma aiuta a comprendere la reale natura degli attentati e degli atti di guerriglia che avvengono in tutto il Paese: la lotta per il profitto. Decine e decine di milizie locali si ammantano più o meno di forme di integralismo religioso per legittimare la loro lotta per il potere, ma quasi tutte sono coinvolte nei traffici illegali più redditizi del continente: droga e esseri umani. Non sarà facile soddisfare gli interessi economici di tutti gli attori in campo, ma sempre meno complicato che condurre alla ragione mujaheddin votati alla guerra santa.
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Dalla vittoria calcistica del Portogallo alla guerra in Sud Sudan. In 10 passi

Mentre tutti i giornali parlavano degli Europei di calcio vinti dal Portogallo, al Palazzo di Vetro si discuteva di come frenare un nuovo conflitto in Sud Sudan, dove gli scontri hanno fatto vittime anche tra i caschi blu dell’ONU. Il Sud Sudan è un Paese nato da appena cinque anni dove infuria un conflitto dal 2013. La vittoria del Portogallo e la guerra a Juba possono essere collegati in dieci passi.

1) La Nazionale di calcio del Portogallo ha vinto i Campionati europei. Nonostante durante la finale sia stato costretto a uscire dal campo, il capitano Cristiano Ronaldo è stato osannato dai fan: durante tutta la partita ha dimostrato un grande spirito di squadra incitando i suoi compagni con tutto se stesso.

2) Su Twitter i portoghesi si sono scatenati e hanno incensato Ronaldo, mettendolo a confronto con l’unico campione di calcio che può reggere il suo confronto: l’argentino Lionel Messi. Ronaldo, dicono i twittatori, è un campione vero, che al contrario del suo avversario dimostra la sua correttezza pagando le tasse fino all’ultimo centesimo.

3) Il riferimento alle tasse è dovuto allo scandalo che ha recentemente coinvolto Messi: il campione del Barcellona è stato condannato a 21 mesi e a una multa di 2 milioni di dollari per una frode fiscale da 4 milioni di dollari. Secondo i giudici l’argentino ha aperto dei conti in Uruguay e Belize, per non pagare le tasse nel Paese dove percepisce il suo onorario, e cioè in Spagna.

4) Uruguay e Belize, insieme a Panama, sono tra i paradisi fiscali più noti del Sudamerica. Sebbene le istituzioni internazionali abbiano dichiarato la guerra alla segretezza bancaria, i modi per nascondere i proprio soldi o per pagare meno tasse di moltiplicano, perché in un mondo dove la finanza e i flussi di capitali hanno una libertà quasi assoluta, le leggi dello stato – che valgono solo all’interno dei propri confini – sono facili da aggirare.

5) Allo Stato che non riesce più a riscuotere le tasse dei suoi cittadini, e che sempre più vede le sue aziende stabilire il proprio quartier generale all’estero, non resta più la fonte di legittimazione che ne ha costituito la base storica. No taxation without representation, dicevano i coloni americani: lo Stato rappresenta i propri cittadini perché questi pagano le tasse e chiedono in cambio che i propri interessi vengano tutelati.

6) Perdendo questo ruolo, lo Stato si basa sempre più su un altro principio: quello identitario e nazionalista, costruito in contrapposizione all’identità di un’altro Stato o a un altro soggetto politico. Le nazioni che negli ultimi trent’anni hanno dichiarato l’indipendenza hanno aderito a questo schema: nei Balcani, a esempio, Bosnia e Kosovo sono nati e continuano a vivere in nome della contrapposizione con la Serbia.

7) L’ultimo Stato a nascere in ordine di tempo è il Sud Sudan, dove la contrapposizione con lo Stato madre – il Sudan – è evidente a partire dal nome. Per anni l’Esercito di liberazione Spla ha lottato contro Khartoum per chiedere la secessione del sud – animista e cristiano – dal nord – prevalentemente musulmano. E nel 2011 c’è riuscito: il Sud Sudan è diventato uno Stato con capitale Juba.

8) Una volta acquisita l’indipendenza, però, sono venute alla luce tutte le contraddizioni che caratterizzano qualsiasi movimento di liberazione. Finché c’è da lottare contro un nemico comune le fazioni restano unite, ma quando il nemico non c’è più, ciascun gruppo di potere cerca di avere la fetta più grande di un bottino alquanto scarso.

9) Il presidente Salva Kir fa parte dell’etnia Dinka (maggioritaria) e il capo dell’opposizione armata Machar è dell’etnia Nuer. Entrambi hanno la loro base elettorale nella corrispettiva etnia, ma questo non fa della loro contrapposizione un conflitto etnica. Entrambi vogliono mettere le mani sui pozzi di petrolio dislocati nel nord est del Paese. Nel 2013, quindi, Salva Kir ha accusato il compagno di lotta Machar di voler fare un colpo di stato col sostegno dal nemico numero uno, il presidente del Sudan Bashir. Come risposta le milizie di Machar hanno occupato le regioni petrolifere. Da allora, più di 2 milioni di persone hanno perso la loro casa e decine di migliaia di susudanesi sono morti.

10) Nel 2015 i due contendenti hanno firmato un accordo di pace che stabilisce la condivisione del potere: Salva Kir rimane presidente e Machar vicepresidente. Ma in queste settimane le milizie di Machar che sono rientrate nella capitale Juba e in altre province hanno violato alcune regole dell’accordo di pace e il governo di Salva Kir ha reagito duramente, scatenando nuovamente il conflitto. In tre giorni di scontri i morti sono già 200.