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Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo

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pubblicato su eastonline.eu

I tempi cambiano. Una volta erano i nemici per antonomasia – peggio di Be Beep e Will il Coyote – oggi possibili alleati. Sono i russi e i talebani, uniti – dicono loro – dalla comune lotta contro lo Stato Islamico.

Oggi, però, una riunione tripartita a Mosca riapre i giochi. A fine dicembre Putin ha ospitato diplomatici cinesi e pakistani per discutere dell’Afghanistan, senza invitare il governo di Kabul. Il presidente russo ha convinto i due partner a redigere un documento finale in cui si auspica maggiore flessibilità con i Talebani, che in Afghanistan controllano circa 40 distretti e ne rivendicano altrettanti su un totale di 398.  Continua a leggere “Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo”

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Pubblicato in: jihad, migranti

La Russia dietro Berlino

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Ci sono varie teorie sul ruolo giocato dal Cremlino negli ultimi attentati terroristici. Da chi lo considera responsabile diretto a chi lo vede come unica salvatrice. Dobbiamo pensare di più ai russi. Non possiamo lasciarli soli. Soli con Putin.

Secondo l’Emirato Islamico del Caucaso – gruppo di jihadisti affiliati ad al Qaida – è Mosca ad aver organizzato l’attentato a Berlino. Il Cremlino aveva avvertito Merkel e Hollande che dovevano smetterla di prendersela con i russi, di spingere sull’allargamento della Nato e di chiudere un occhio sui finanziamenti ai terroristi – in Ucraina in Siria. Continuando su questa linea, gli attentati in patria era il minimo che potessero aspettarsi. «La Russia porta avanti i suoi attacchi sotto falsa bandiera», scrive l’Emirato sul suo sito Kavkaz Center, «e applica la stessa tattica con i cyberattacchi contro Europa e Usa».
Un segnale per punire la Germania, dunque, per far capire a Merkel che deve tornare indietro, sia sulle sanzioni che impone a Mosca, sia sull’ostilità nei confronti delle operazioni russe in Siria.

Questa è la prima teoria, quella di al Qaida. Continua a leggere “La Russia dietro Berlino”

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I cuccioli del Califfato

Bambini soldato in Siria
Bambini soldato in Siria

Bambini istruiti a combattere, uccidere e torturare. Fin da cinque anni. Basta un pupazzo di Spiderman per avvicinarli. E un bagno nella violenza per non farli tornare indietro

pubblicato su eastonline

Sono “buoni” eppure sparano contro i bambini. I peshmerga curdi che combattono contro l’Isis lo hanno dichiarato più volte: «Ci tocca aprire il fuoco sui ragazzini, perché il Califfo li manda in prima linea».

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Pubblicato in: guerra, jihad

La carriera dei terroristi

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Il “jihadista” Fezzani

pubblicato su Huffington Post

La notizia dell’arresto di Fezzani – “il reclutatore dell’Isis in Italia” – racconta un paio di verità essenziali nella storia del jihadismo contemporaneo.

La prima è che lo Stato Islamico è un brand così forte da spingere i giornalisti a citarlo a ogni piè sospinto, anche se – come in questo caso – si parla di un’epoca in cui Is non esisteva, dato che Fezzani reclutava in Italia nei primi anni Duemila e quindi lavorava per al Qaida, non per Is. Come molti seguaci di Bin Laden, anche lui pare sia finito a combattere dalla parte del Califfo, ma molti anni dopo aver operato nel nostro Paese.

La seconda verità, e forse la più importante, è che i jihadisti non scompaiono con il jihad. Quando una guerra finisce, quando due parti si accordano per un cessate il fuoco, quando centinaia di terroristi vengono arrestati, i combattenti della guerra santa che restano fuori – dal carcere e dal negoziato – non scompaiono. Semplicemente, si spostano.

Fezzani è libico, ma è partito per l’Italia dalla Tunisia. A Milano vive di espedienti, fa anche lo spacciatore, poi nei primi anni Novanta cambia vita, prende il fucile e va a combattere in Bosnia, dove era stata proclamata l’indipendenza dalla Jugoslavia e una popolazione nominalmente musulmana combatteva contro una prevalentemente cristiano-ortodossa.

I mujaheddin stranieri che in Afghanistan non avevano più che fare, perché la guerra contro i sovietici era finita, decisero che potevano andare a Sarajevo a combatter un nuovo jihad, a convincere la gente che il nazionalismo doveva trasformarsi in fondamentalismo. Arrivarono in quasi cinquemila, reclutando anche gente come Fezzani, che era stato arrestato un po’ di volte per droga, poi era diventato “un uomo pio” e aveva trovato la sua strada nel terrorismo islamico.

“La sua è la classica figura – aveva spiegato il gip Salvini – di immigrato degli anni ’90 che in poco tempo finisce nel mondo della piccola criminalità. Non è un predicatore, ma un operativo, capace di convincere le persone. Va in giro nei dormitori pubblici, nei giardinetti, nelle stazioni dove ci sono pakistani e tunisini, e li porta in moschea”.

Fezzani è stato beccato e ha cambiato aria, andando a raggiungere i compagni jihadisti in Afghanistan, per combattere contro gli americani. Nel 2002 è stato arrestato in Pakistan ed è entrato nell’eccitante circuito dello scaricabarile: gli Usa lo hanno estradato in Italia, che lo ha espulso in Tunisia, che lo ha fatto scappare in Libia. Qui è rientrato nel giro dei terroristi: ha fatto la spola tra Siria e Libia per poi essere sospettato di aver partecipato all’attentato del Bardo (Tunisi, marzo 2015) e di sostenere l’Is a Sirte.

I jihadisti più anziani hanno fatto di meglio: hanno intrapreso la carriera di combattenti stranieri in Afghanistan, raggiungendo i mujaheddin che combattevano contro i sovietici, poi si sono divisi tra quelli che andavano in Bosnia e quelli che raggiungevano l’Algeria, dove il Gruppo islamico combattente lottava contro i francesi e organizzava pure attentati in Europa. Nella seconda metà degli anni Novanta si sono impegnati a costruire cellule di al Qaida in giro per il mondo oppure sono andati a combattere in Cecenia, dove il padre dell’oggi filo-putiniano Kadyrov aveva proclamato il jihad contro il Cremlino.

In questi anni i jihadisti hanno imparato a combattere in contesti urbani e hanno accumulato l’esperienza per alimentare le successive guerre in Medio Oriente. Hanno capito come diffondere l’ideologia e come prolungare i conflitti introducendo episodi di violenza estrema, atti terroristici, propaganda.

Con le guerre americane in Afghanistan e in Iraq sono potuti tornare a combattere. Hanno aiutato e aiutano i Talebani a contrastare il governo di Kabul e sono dilagati in Siria, sparsi tra le formazioni fedeli a al Qaida e quelle del Califfo al Baghdadi. Fezzani ha provato anche l’avventura in Libia, ma gli è andata male, si è dovuto spostare in Sudan e lì è stato arrestato.

Ma nella guerra siriana sono arrivate giovani leve che non hanno nessuna intenzione di mollare, perché sanno che hanno una carriera davanti. Quando il conflitto finirà, verranno espulsi, allontanati, dimenticati, e loro andranno altrove a fare l’unica cosa che sanno fare: combattere.

P.S. La guerra in Siria non è in standby in attesa del referendum italiano. Oggi, ad Aleppo, l’esercito governativo ha bombardato un ospedale pediatrico.

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Il terrorismo spiegato DAI ragazzi

11 settembre 2001
New York, 11 settembre 2001

pubblicato su L’Espresso on line

I nati dopo l’attentato dell’11 settembre vivono in un mondo segnato da un evento che non hanno vissuto. Ma le immagini circolate su youtube hanno raggiunto anche loro, che sanno delle torri crollate ma non chi fosse Bin Laden

«Allà Akba!!!» Omar lancia il suo grido di battaglia e parte all’attacco. Ma Giulio non si fa intimorire. Omar pesa la metà di lui, anche se gli si lancia addosso dalla cima dello scivolo non vincerà mai.
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La rinascita di al Qaida

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Con l’Occidente concentrato a combattere contro Isis, l’organizzazione di Bin Laden sta riprendendo vigore, dall’Afghanistan alla Libia, passando per la Siria. Lo Stato islamico ha conquistato il monopolio del terrore, ma solo sui nostri media.

L’organizzazione terrorista più diffusa e più sostenuta del mondo islamico è al Qaida, che non solo è sopravvissuta alle guerre di export democratico, ma le ha usate per rafforzarsi, come adesso sta usando la fama globale del suo principale concorrente. Isis, appunto.

Con europei e americani concentrati a combattere contro il Califfato, infatti, l’organizzazione di Bin Laden si è potuta espandere e radicare in luoghi lontani dai riflettori. Secondo l’American enterprise institute, ad esempio, Al Qaida nel Maghreb islamico sta “risorgendo” con l’obiettivo di costruire una serie di emirati islamici in Africa che unificherà in un califfato. Il consenso che riscuote tra le popolazioni spesso non deriva dalla condivisione ideologica, ma dal fatto che l’organizzazione appoggia rivendicazioni etniche fornendo ai clan un sostegno contro il nemico. Continua a leggere “La rinascita di al Qaida”

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Jihad contro Pechino

Bambini uiguri in Siria che inneggiano al jihad
Bambini uiguri in Siria che inneggiano al jihad

I terroristi islamici non prendono di mira solo l’Occidente. Un nuovo attentato contro la Cina risveglia il fronte orientale

Una macchina imbottita di esplosivo si è scagliata contro l’ambasciata cinese a Bishkek. È il 30 agosto e in Kirghizistan, Asia Centrale, sembra un giorno come un altro. Ma alle 9.33 di mattina un terrorista suicida guida una Mitsubishi-Delica contro la rappresentanza diplomatica di Pechino, uccidendo se stesso e ferendo tre impiegati.  Continua a leggere “Jihad contro Pechino”