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I problemi di un Paese che è troppo ricco

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pubblicato su Limes

Il Lussemburgo strabocca di banconote da 500 euro e fa da paradiso fiscale per tutte le compagnie d’Europa. E le banche fanno corsi nelle scuole per insegnare ai bambini come spendere tutti questi soldi

Venerdì 18 marzo finisce in Lussemburgo la “settimana dei soldi”. Non che le altre settimane i soldi manchino. Ma questi giorni sono dedicati all’educazione monetaria, per spiegare ai bambini come gestire le banconote. A scuola si insegna a non spendere troppo. Sì, perché in un paese dove il pil pro capite è di 96 mila dollari a persona e dove confluiscono i capitali di tutte le multinazionali del mondo, il problema non è come fare entrare soldi, ma come evitare che escano. Continua a leggere “I problemi di un Paese che è troppo ricco”

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Un conflitto senza jihadisti è un conflitto di serie B

Il Nagorno Karabakh
Il Nagorno Karabakh

Scoppia di nuovo la guerra in Caucaso. Si combattono cristiani contro musulmani, ma in Nagorno Karabakh non c’è traccia di al Qaeda o Isis. A muovere armeni è azerbaijani è soprattutto l’orgoglio nazionale

I giornali italiani si sono accorti che c’è una guerra in Nagorno Karabakh. La guerra, in realtà, c’è dagli anni Ottanta, quando ha ha giocato un ruolo fondamentale nella disintegrazione dell’Urss, ma di solito si fa finta che non ci sia, un po’ perché questo posto ha un nome impossibile da pronunciare, un po’ perché il conflitto è congelato da 20 anni e di solito i due contendenti – Armenia e Azerbaijan – si sparano solo qualche colpo di mitra.

In questi tre giorni però, sono morte circa 300 persone. Continua a leggere “Un conflitto senza jihadisti è un conflitto di serie B”

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Storia di Abdullah, rispedito a Kabul perché i Talebani non sono terroristi

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Dalla Turchia gli afgani vengono rimpatriati senza se e senza ma. Perché solo i siriani possono essere usati come merce di scambio con l’Europa

Abdullah ha viaggiato per 4500 chilometri, e cioè dieci volte la distanza che c’è tra Roma e Milano, ma senza Frecciarossa. È salito su una jeep, poi è stato rinchiuso in qualche appartamento abbandonato, poi di nuovo in moto su un pick up schiacciato come una sardina. Insomma, ne ha fatte di ogni, come tutti i bravi migranti sanno, per raggiungere questa benedetta Europa. Partendo dal lontano Afghanistan è riuscito ad affacciarsi sul Mar Egeo. Ormai era fatta, stava per salire su una barca che l’avrebbe portato sulle isole greche. E invece Abdullah è stato preso dalla guardia costiera turca, portato in un centro di detenzione a Smirne, costretto con la forza ad apporre le impronte digitali su un documento in cui dichiarava che aveva accettato il ritorno volontario nella sua terra. Continua a leggere “Storia di Abdullah, rispedito a Kabul perché i Talebani non sono terroristi”

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La rotta italiana

Lo sbarco degli albanesi in Puglia nel 1991
Lo sbarco degli albanesi in Puglia nel 1991

La Puglia è la probabile meta che cercheranno di raggiungere i profughi ammassati in Grecia. Invece di preparare l’accoglienza, l’Italia minimizza

Ve li ricordate gli albanesi? Cioè, ve li ricordate gli sbarchi di massa in Puglia che ci fecero gridare all’invasione degli slavi? Era il 1991 e adesso possiamo dire che gli albanesi non ci hanno invaso, anzi, si sono limitati a integrarsi nel nostro tessuto lavorativo e sociale. Ma oggi dall’Albania arriva un nuovo allarme esodo, quello dei profughi mediorientali e afgani che stanno cercando una nuova via per raggiungere il centro d’Europa.

La Macedonia ha di nuovo bloccato i confini, così come Austria, Slovenia, Croazia e Serbia. In Grecia ci sono già 40mila migranti bloccati in mezzo al niente, e il ritmo degli arrivi sulle sue isole orientali non diminuisce: 3mila persone al giorno. Il fiume dei profughi si ingrossa e da qualche parte dovrà pure sfociare. Una delle possibilità più concrete, visto che la Grecia si trova a uno sputo dall’Italia, è che passino dall’Albania per poi salpare per la Puglia. Continua a leggere “La rotta italiana”

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Geopolitica dell’Oscar

The Big Short
The Big Short

Stanotte assegneranno la statuetta al miglior film del 2015. Hollywood torna a ripiegarsi su se stessa, seguendo il trend della politica statunitense. Il dibattito si concentra sulla discriminazione verso gli attori afroamericani. E dimentica guerra, terrorismo, problemi energetici

Gli attori di Hollywood amano esporsi per una buona causa. Quest’anno, nella serata dei premi Oscar, si indigneranno tutti per il razzismo che ancora paralizza la società americana. Come al solito, però, la protesta parte da chi si sente parte lesa: gli attori afroamericani, pochissimo rappresentati nella candidature all’Academy Award, specialmente in quelle dei premi principali. Secondo uno studio sugli ultimi 600 film che hanno ricevuto più premi tra il 2007 e il 2013, il numero di ruoli cinematografici andati ad attori neri è più o meno proporzionale al loro peso percentuale nella popolazione Usa. Ma se si vanno a vedere le interpretazioni di rilievo, quelle che possono aspirare a una statuetta da protagonista o da non-protagonista, solo il 9 per cento sono stati assegnate ad attori afroamericani.

Si torna a parlare di questioni razziali, dunque, proprio alla vigilia delle elezioni presidenziali in cui la Casa Bianca sloggerà un nero per accogliere di nuovo un bianco. È la corsa elettorale che interessa a Hollywood, e questa corsa non punta sulla politica internazionale. Continua a leggere “Geopolitica dell’Oscar”

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Senza un figlio non sei niente. L’incubo dei gay cinesi

Un fotogramma di Inside the chinese closet
Un fotogramma di Inside the chinese closet

Al festival di Berlino la regista italiana Luvarà porta un documentario sugli omosessuali di Shangai. Costretti dalla famiglia a sposarsi e procreare, cercano altri gay dell’altro sesso per realizzare la messinscena 

C’è chi impedisce ai gay di avere figli e chi invece li costringe ad averli, ma fingendosi eterosessuali. La Cina ricade nel secondo caso, come racconta la regista calabrese Sophia Luvarà nel suo film-documentario Inside the Chinese closet, che è stata selezionato al festival di Berlino e ha concorso nella sezione Panorama. Luvarà, che ha prodotto il suo film in Olanda, ha incontrato i protagonisti del documentario a Shangai, dove sono tanti i gay che si sposano con altri gay. No, che avete capito, non si tratta di matrimoni omosessuali. Sono matrimoni tra gay di sesso diverso, maschi omosessuali e femmine lesbiche. Persone che si incontrano on line, nei siti per nozze combinate, e lo fanno per soddisfare le aspettative dei genitori. Il padre e la madre, infatti, possono anche accettare di avere un figlio omosessuale, ma non che la cosa diventi pubblica. E soprattutto non possono accettare di non avere un nipote, un erede. Continua a leggere “Senza un figlio non sei niente. L’incubo dei gay cinesi”

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L’Italia riparte per la Libia

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pubblicato da Huffington Post

Tutto è pronto per cominciare i bombardamenti su Sirte, dove è nato un secondo Califfato dell’Isis. Come cinque anni fa gli europei vogliono vincere dall’aria, senza un vero alleato sul terreno

Visto che l’Isis non si riesce a sconfiggere in Siria, allora andiamo a combatterlo in Libia. È questa l’intenzione degli americani, che dopo quasi due anni di bombardamenti sul Califfato vogliono trasferire la stessa strategia sui cieli di Sirte, dove si sta espandendo un secondo Stato Islamico. La guerra in Siria non solo non l’hanno vinta, ma l’hanno consegnata ai russi, che stanno facendo tutto il contrario di quello che si era prefissata Washington. Eppure sia gli Usa che i loro alleati europei sono convinti che il modello di intervento siriano debba essere praticato anche in Libia. “L’ultima cosa al mondo che vogliamo è un falso califfato che abbia accesso a risorse petrolifere che valgono miliardi di dollari”, ha detto il segretario di Stato Kerry a Roma pochi giorni fa, sostenendo il progetto di un intervento bellico a guida italiana. D’altronde, quella del petrolio è la stessa preoccupazione nutrita da Roma e da Parigi, che non vogliono vedere i pozzi in mano a Isis, né in mano a nessun altro. Continua a leggere “L’Italia riparte per la Libia”