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Chiudere agli immigrati aiuta i terroristi

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pubblicato su Huffington Post

Nell’ultima settimana le notizie sulle amministrative hanno distolto gli italiani dal problema dell’immigrazione, così come la Brexit ha assorbito tutta l’attenzione dell’Unione Europea. Ma migliaia di persone continuano ad arrivare nel nostro continente e sempre più politici sostengono che vadano chiuse le frontiere e alzati i muri. La Commissione europea sta cercando una mediazione tra accoglienza e respingimenti. Si parte dal modello turco: mettersi d’accordo con i paesi da cui salpano i migranti perché li contengano in cambio di “premi”. Nel lungo periodo l’Europa vorrebbe favorire lo sviluppo dei paesi del sud e i flussi di migranti legali, ma nel breve è interessata a bloccare il maggior numero di persone che vogliono arrivare qui. Il leader dei liberali e democratici Guy Verhofstadt fa notare che stiamo seguendo la strada sbagliata: “se si vogliono fare accordi con i paesi terzi duplicando quello con la Turchia, noi siamo contrari perché per i rifugiati quello non è un accordo, ma una tragedia in cui i rifugiati sono schiacciati tra l’Isis e il muro che costruisce la Turchia e quindi non può essere un modello”. E se le schiacciamo contro le organizzazioni terroristiche, le organizzazioni terroristiche se ne impossessano, rafforzandosi. Continua a leggere “Chiudere agli immigrati aiuta i terroristi”

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AAA Cuoco cercasi per Califfato

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apparso su eastonline.eu

Lo Stato Islamico offre lavoro. Da esperti di esplosivi a chef e perfino allenatori. Ma anche social media manager e smanettoni del computer.

Nel 2015 l’organizzazione terroristica più temuta del mondo si è impegnata a cercare qualcuno che la aiutasse a gestire la propria strategia mediatica, e sembra che qualche assunzione azzeccata l’abbia fatta, a giudicare dalla risonanza ottenuta dalle centinaia di video e messaggi che veicola su internet.

A parlare della necessità di nuove reclute, già la scorsa primavera, era apparso un certo Abu Sa’eed Al Britani, ex fruttivendolo inglese convertito alla causa jihadista. In un video dell’ormai collaudata serie Message of a mujahid il combattente britannico aveva fatto appello ai suoi connazionali per trovare esperti di comunicazione che aiutassero l’organizzazione. Tra gli obiettivi: fornire a tutti i militanti le giuste risposte ai dubbi ideologici e pratici che emergevano in battaglia. Dopo i media, secondo Al Britani, il problema era quello degli ospedali, c’era bisogno di medici esperti per controllare lo stato di salute dei “fratelli”, spesso resi disabili dai combattimenti. E poi le cucine: i luoghi dove si prepara il pasto ai jihadisti sono lontani dalle linee di combattimento – almeno 30 chilometri – e chi ancora non se la sente di andare in prima linea può impegnarsi qui, nelle retrovie. Per assicurarsi che non solo il cibo, ma anche le armi e l’equipaggiamento arrivino ai “soldati” in buono stato. Infine gli aspiranti colletti bianchi dei jihadisti possono anche prestare le proprie abilità meccaniche per supervisionare la flotta di furgoncini bianchi che servono ai militanti dello Stato Islamico per qualsiasi spostamento. “Essere un meccanico nel garage di Dawlah è un lavoro utile e pieno di soddisfazioni. Se conoscete la meccanica, lavorate per noi e potete assistere i mujahedin grazie alle vostre capacità”. Continua a leggere “AAA Cuoco cercasi per Califfato”

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L’Isis nel mondo

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In Libia e in Somalia, ma anche in Afghanistan a sfidare i Talebani. Lo Stato Islamico fa affiliati in tutto il mondo. E procede verso est 

Originariamente pubblicato da La Regione Ticino

Con gli attentati di Parigi il mondo si è accorto che lo Stato Islamico non colpisce solo in Siria e in Iraq. In realtà è da tempo che l’Isis fa proseliti in tutto il mondo, grazie alla fama di vincenti che hanno conquistato i suoi militanti tra i gruppi armati di ogni latitudine. In cerca dello stesso successo, ma soprattutto degli stessi finanziamenti, anche criminali che hanno scoperto da poco l’Islam o militanti che finora avevano simpatizzato con al Qaeda hanno giurato fedeltà al Califfato. In Sinai gruppi di beduini da sempre recalcitranti ad accettare le regole del governo centrale hanno cominciato a strizzare l’occhio ai terroristi quando hanno conquistato una certa autonomia economica, grazie ai traffici illeciti con i palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza. Per poter continuare a guadagnare in quel modo, bisognava affiliarsi a uno Stato che non vietasse il loro commercio, uno che avesse tutte altre regole. E cioè l’Isis.

La grande madre del nuovo jihad contro gli occidentali non è più il conflitto israelo-palestinese, ma la guerra in Libia. Continua a leggere “L’Isis nel mondo”

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A Parigi è guerra tra al Qaeda e Isis

Il leader di al Qaeda al Zawahiri e il "califfo" al Baghdadi
Il leader di al Qaeda al Zawahiri e il “califfo” al Baghdadi

Gli attentatori di Charlie Hebdo e del Bataclan non sono gli stessi. Il fronte jihadista è spaccato e due organizzazioni combattono per il primato. Anche in Europa

I jihadisti non sono tutti uguali. Chi vuole combattere la guerra santa può decidere se farlo con al Qaeda o con Isis. E anche se a noi ci sembrano la stessa cosa, i due gruppi terroristi non sono solo divisi, sono nemici. E Parigi è uno dei teatri della loro sfida. Continua a leggere “A Parigi è guerra tra al Qaeda e Isis”