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Meglio un petroldollaro oggi che un euro domani

Tayyip Erdogan
Recep Tayyip Erdogan

pubblicato su Il Dubbio

Sessantamila purghe tra arresti, sospensioni di dipendenti pubblici, commercianti a cui è stata ritirata la licenza. Ventiquattro emittenti radio e tv chiuse. Striscioni che evocano le impiccagioni e politici che invocano la pena di morte. La Turchia che tutti abbiamo conosciuto, quella su cui contava l’Europa per restare collegata al Medio Oriente, non esiste più.

Finché il delicato equilibrio tra governo e apparato militare ha retto, le spinte autoritarie dei generali o dei presidenti sono state arginate dalla loro controparte. Ankara ha preso di mira i curdi e finanziato gruppi fondamentalisti in Siria, ma ha conservato un certo grado di democrazia e di laicità nelle proprie istituzioni. Poi Erdogan ha deciso di cambiare tutto, e il fallito golpe lo ha aiutato a completare il lavoro. Continua a leggere “Meglio un petroldollaro oggi che un euro domani”

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La vera storia dei sunniti e degli sciiti

L'ayatollah Khomeini
L’ayatollah Khomeini

Con la rottura dei rapporti tra Arabia Saudita e l’Iran torna in auge la retorica dello scontro tra le due confessioni dell’Islam. È il momento di capire quali sono le differenze tra i due e chi alimenta questa contrapposizione

Sarà capitato anche a voi, di avere una domanda in testa. Di avercela da anni, ma non essere mai riusciti a risponderle veramente. La mia era: ma qual è la vera differenza tra sunniti e sciiti?

La storia che sanno tutti la sapevo anch’io, ok, tutta la faccenda della discendenza da Maometto, dei sunniti che riconoscevano come legittimo successore del profeta il suo migliore amico – nonché suocero – Abu Bakr e degli sciiti che invece avrebbero voluto che gli discendesse Ali, il genero. Ma poi? Possibile che una storia di 1400 anni fa continuasse a generare conflittualità tra i due gruppi senza che ci fossero sostanziali differenze tra i seguaci dell’uno e quelli dell’altro? Mi sembrava come se i cristiani si fossero divisi tra tifosi di diversi evangelisti, luchiti contro giovanniti, o marchiti contro matteiti.

Invece no, mi dicevano i miei amici islamisti (non nel senso dei fondamentalisti ma degli studiosi). C’è una conflittualità politica importante tra sunniti e sciiti che deriva anche dalla  loro storia e dal diverso modo in cui concepiscono l’aspetto religioso dell’esistenza. Eppure a me i due approcci sembravano uguali: il Profeta è Maometto e il Libro il Corano, vanno tutti in moschea e ascoltano gli imam, credono nei cinque pilastri dell’islam (fede nell’unico dio Allah, elemosina, pellegrinaggio, ramandam, obbligo di preghiera) e teoricamente non mangiano maiale né bevono alcool. Dal punto di vista politico, certo, c’era l’eterno scontro tra Iran e Arabia Saudita, i primi sciiti e i secondi sunniti. Ma mi sembrava che la differenza religiosa tra le due potenze non fosse altro che strumentale alla lotta per supremazia in Medio Oriente, e che faticasse a fare presa sulle popolazioni musulmane di altri Paesi.  Continua a leggere “La vera storia dei sunniti e degli sciiti”

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I nostri arabi preferiti

Attivisti per i diritti umani simulazione di una decapitazione in Arabia Saudita
Attivisti per i diritti umani simulazione di una decapitazione in Arabia Saudita

Le donne votano in Arabia Saudita. Ma in realtà a Riad le elezioni non esistono. E la monarchia continua a uccidere chi le pare

Una rivoluzione, una pietra miliare, un salto in avanti. Delle elezioni municipali in Arabia Saudita si è parlato solo per festeggiare l’entrata in campo delle donne, finalmente ammesse a partecipare a un’occasione consultiva nel Paese della segregazione sessuale. Ma come si può parlare di rivoluzione se su circa 800 candidature femminili probabilmente solo una o due si tradurranno in vittorie? Per non parlare del fatto che in Arabia Saudita, in realtà, non si vota. Queste elezioni sono limitate ai consigli municipali, che hanno competenze nella difesa dell’ambiente e nei servizi locali, ma non possono dire una sola parola sulla famiglia reale o sul ruolo del clero. Giusto per aggiungere un dato: su 20 milioni di cittadini, solo un milione e mezzo si è registrato per votare. E di questi, solo 130mila sono donne. Continua a leggere “I nostri arabi preferiti”

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Come sconfiggere l’Isis. In 4 mosse

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Sgombrare il campo ideologico, radiare i finanziatori, accerchiare Daesh e attenderne l’implosione. Il generale Mini spiega come affondare i jihadisti. Senza bombardamenti a pioggia 

Un’alleanza con la Russia per bombardare lo Stato Islamico? Se non è corale e condivisa da tutti non solo è inutile, ma controproducente. Trattare il conflitto con i jihadisti come uno scontro di civilità? Un’idea stupida di chi è caduto vittima della propaganda. Il generale Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo, ha le idee chiare: «Non ha senso bombardare a casaccio senza colpire il cuore del nemico. Dobbiamo trattare i jihadisti per quello che sono: una banda di criminali, ai quali bisogna togliere i mezzi di sussistenza. Dobbiamo metterci in testa che per sconfiggerli  dobbiamo assumere dei rischi. L’Occidente si è cullato per decenni nell’idea di poter vivere in pace senza dover tanto faticare per conservarla. È ora che guardi la realtà».

Generale, se i bombardamenti aerei – quelli sferrati da russi, francesi, inglesi – non servono a niente, qual è la prima mossa che gli europei dovrebbero fare per fermare la minaccia jihadista? Continua a leggere “Come sconfiggere l’Isis. In 4 mosse”

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Che fine ha fatto l’Onda verde?

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L’accordo sul nucleare riabilita Teheran, ma i prigionieri politici restano dove sono. Da 4 anni marciscono ai domiciliati anche i leader della protesta del 2009, Mousavi e Kharroubi. Qualcuno durante i festeggiamenti, li ha ricordati

Il 29 gennaio 2015 la famiglia di Mr Rashedi, della città iraniana di Ramshir, ha ricevuto una telefonata. Un funzionario statale ha comunicato alla donna all’apparecchio che suo marito era stato giustiziato qualche giorno prima. e che la corte islamica rivoluzionaria l’aveva condannato per guerra a Dio e corruzione sulla terra.

Il codice iraniano sulle esecuzioni prevede che l’avvocato del condannato sia informato 48 ore prima dell’uccisione, e che il condannato possa ricevere un visitatore prima di essere giustiziato, ma la maggior parte delle volte questo non succede.

Il resto dell’articolo su Limes

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Il matrimonio è un incubo

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Nonostante la storica vittoria dei gay in America, la libertà di sposarsi non diventa universale. In molti Paesi le donne devono ancora ottenere il diritto a NON sposarsi 

Anche se i gay americani festeggiano, non sempre nel mondo il matrimonio è una conquista. Neanche tra gli stessi gay. Gli omosessuali indiani, che secondo le leggi del loro Paese non possono neanche fare sesso, rischiano che di fronte alla possibilità di sposarsi le loro famiglie gli prospettino nozze combinate.  In una società molto legata alle tradizioni e al classismo delle caste, infatti, anche gli omosessuali rischiano di essere piazzati dalle mamme con un compagno “pari requisiti”.

La madre dell’attivista lgbt Harish Iyer, ad esempio, ha già messo un annuncio matrimoniale, indicando una preferenza per gli uomini appartenenti alle caste più alte. Il figlio sostiene di non essere classista e che per lui l’importante non è la famiglia di nascita dell’aspirante marito, ma le sue virtù: può essere anche un intoccabile ma l’importante è che non mangi carne, come fanno le caste più “pure”. Continua a leggere “Il matrimonio è un incubo”