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Cecenia: cosa c’è dietro il raid anti gay

Un leader LGBT che denuncia la Novaya Gazeta e una testimonianza che non compare più da nessuna parte. Lo scandalo delle persecuzioni contro gli omosessuali a Grozny nasconde altri segreti

Viktor Alekseev, leader dell’associazione russa Gayrussia.ru, ha citato per diffamazione la Novaya Gazeta, in merito all’inchiesta sulla repressione degli omosessuali in Cecenia. Alekseev, che il giornale aveva citato nel suo reportage, sostiene che non sia vero che il raid punitivo contro i gay sia scaturito dalla sua richiesta di organizzare una manifestazione per i diritti Lgbt nel Caucaso. Alekseev va oltre: su facebook si dice pronto a partire per Grozny con Tatiana Moscalkova, rappresentante governativa per i diritti umani, a verificare che ciò che ha scritto la Novaya Gazeta è una falsità.

Perché il leader di Gayrussia.ru, da sempre in prima linea per difendere i diritti gay, si scaglia contro un giornale che denuncia i terribili soprusi subiti dagli omosessuali? La denuncia di tre morti e decine di torturati, in una Repubblica dove il presidente Kadyrov dichiara che “i gay non esistono”, è una bufala?
No, la notizia di prigioni segrete a Grozny dove spariscono persone, vengono torturate e uccise, non è una bufala. Continua a leggere “Cecenia: cosa c’è dietro il raid anti gay”

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Pubblicato in: democrazia, donne

TotoNobel

Svetlana Gannushkina
Svetlana Gannushkina

Domani assegnano il Premio Nobel per la pace e nonostante non ci sia mai stata tanta penuria di materia prima, gli accademici di Oslo quest’anno hanno ricevuto 376 nomination, un record. La mia intervista del 2013 a una delle candidate

Secondo il direttore del Prio, istituto norvegese di ricerca sulla pace, i favoriti sono cinque: l’attivista russa per i diritti umani Svetlana Gannushkina, presidente del Comitato di assistenza che aiuta migranti e rifugiati; gli Elmetti Bianchi, corpo di volontari siriani che rischiano la vita per salvare le vittime dei bombardamenti; Banyere, Bindu e Mukwege, tre ginecologi congolesi che aiutano i sopravvissuti agli stupri etnici e alle violenze sessuali; Ali Akbar Salehi e Ernest Moniz, ministro iraniano per l’energia e la sua controparte Usa nell’accordo sul nucleare tra i due Paesi; Edward Snowden, famosa spia. Alle previsioni del Prio si aggiungono voci insistenti su un altro candidato forte: i pescatori di Lesbo, che hanno salvato migliaia di migranti che rischiavano di affogare per raggiungere la Grecia.  Continua a leggere “TotoNobel”

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I nostri arabi preferiti

Attivisti per i diritti umani simulazione di una decapitazione in Arabia Saudita
Attivisti per i diritti umani simulazione di una decapitazione in Arabia Saudita

Le donne votano in Arabia Saudita. Ma in realtà a Riad le elezioni non esistono. E la monarchia continua a uccidere chi le pare

Una rivoluzione, una pietra miliare, un salto in avanti. Delle elezioni municipali in Arabia Saudita si è parlato solo per festeggiare l’entrata in campo delle donne, finalmente ammesse a partecipare a un’occasione consultiva nel Paese della segregazione sessuale. Ma come si può parlare di rivoluzione se su circa 800 candidature femminili probabilmente solo una o due si tradurranno in vittorie? Per non parlare del fatto che in Arabia Saudita, in realtà, non si vota. Queste elezioni sono limitate ai consigli municipali, che hanno competenze nella difesa dell’ambiente e nei servizi locali, ma non possono dire una sola parola sulla famiglia reale o sul ruolo del clero. Giusto per aggiungere un dato: su 20 milioni di cittadini, solo un milione e mezzo si è registrato per votare. E di questi, solo 130mila sono donne. Continua a leggere “I nostri arabi preferiti”