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Primo, unico, insostituibile

Isaias Afewerki
Isaias Afewerki

La malattia butta giù dalla poltrona Afewerki, il presidente che ha creato il maggior numero di rifugiati in Europa

Dopo 22 anni al potere, anche lui non ce la fa più a sopportare se stesso. Isaias Afewerki, presidente dell’Eritrea da quando è nata, sta male. Fonti della diaspora raccontano che è così malato da non poter più esercitare le sue funzioni, assunte da un quadrumvirato di militari. Continua a leggere “Primo, unico, insostituibile”

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Istruzioni per chi vuole “aiutarli a casa loro”

Boko-Haram-Fighters

Vademecum per i leghisti che vogliono risolvere i problemi di Africa e Medio Oriente

Non solo Salvini, ma soprattutto Salvini, dice che il problema dell’immigrazione si risolve “aiutandoli a casa loro”. Giusto. Ma gli uomini della Lega sanno qualcosa di Boko Haram, al Shabaab, Daesh o Isaias Afewerki? Ho preparato per loro un breve glossario per attivarsi su questo fronte e risolvere i problemi dell’umanità. Continua a leggere “Istruzioni per chi vuole “aiutarli a casa loro””

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Come e perché sono scappato dall’Eritrea

La fuga dei migranti da Eritrea, Etiopia e Somalia verso l’Europa segue un itinerario preciso, dettato da agenzie sudanesi specializzate nel “trasporto” di esseri umani. Da Asmara scappano 3mila persone al mese, perché in uno Stato militare non c’è futuro. E se il flusso di rifugiati aumenta, i trafficanti combattono per guadagnarsi una reputazione e prendersi la fetta più grande del mercato

Il traffico di esseri umani sposa il libero mercato. Per chi vuole scappare dal Corno d’Africa – Etiopia, Eritrea, Somalia – oggi c’è una ricca offerta di servizi, tutti basati in Sudan. È qui che si è sviluppato il ricchissimo business dello sfruttamento dei migranti.

A Khartoum una serie di agenzie offre viaggi in Libia e cerca di conquistare il maggior numero di fuggitivi snocciolando i numeri dei propri successi: mille, duemila persone portate in Europa, nessun naufragio, solo qualche disperso in mare. Per avere tanti clienti conviene garantire l’efficienza del servizio: non più infiniti passaggi di mano tra piccoli trafficanti dunque, ma un unico viaggio verso una destinazione certa in Libia, dove gli accordi con gli scafisti locali sono già siglati.

“In meno di una settimana si arriva sulla costa e dopo qualche giorno si sale sul barcone“, spiega Amr Adam, attivista eritreo che vive in Italia e membro del Coordinamento Eritrea Democratica. “Niente stupri nel tragitto, altrimenti ci si rovina la reputazione e i rifugiati si rivolgono a un altro trafficante. Naturalmente per garantire l’efficienza bisogna abbattere i costi e il viaggio verso la Libia si fa in 40 su una jeep”. Pensa a tutto il trafficante, che di solito è della stessa nazionalità del migrante, perché è tramite i connazionali in patria che si costruisce la reputazione.

I libici subentrano alla fine della filiera, per trasportare le persone attraverso il Mar Mediterraneo. “Ogni agenzia di trafficanti ha il suo ‘ufficio’ in una città della Libia”, racconta Adem. “La sede è in una villetta anonima, dove si arriva di notte e ci si infila dentro in 200. Quando è pronta la barca, si esce e si va sulla spiaggia, dove i motoscafi ritirano i migranti dieci a dieci per caricarli sulla barca…

L’articolo completo su Limes