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Il ritorno della mamma

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Le vittorie di Hillary negli Usa riportano in auge il dibattito sul femminismo. Ai movimenti che si battono per le quote rosa nei ruoli dirigenti, si contrappongono sempre più associazioni che difendono i diritti delle donne a concentrarsi sul loro ruolo di madri

Secondo l’ong Representation2020 più di 100 Paesi nel mondo hanno adottato qualche sistema di quote di genere, le cosiddette “quote rosa”. A volte prescrivono un numero minimo di donne in Parlamento, altre colte nella selezione dei candidati dei partiti. Ma solo in 12 nazioni nel mondo l’assemblea legislativa conta  almeno il 40 per cento di rappresentanti femminili. Negli Usa, ad esempio, sono solo il 19.4. Continua a leggere “Il ritorno della mamma”

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La donna più odiata dai cinesi

Tsai Ing-wen
Tsai Ing-wen

La Repubblica Popolare dichiara guerra alla Thatcher dell’Estremo Oriente. È della stessa nazionalità del presidente Xi ma guida un altro Paese. E da lì potrebbe lanciare una sfida politica e culturale al maschilismo di Pechino

È la prima cinese che diventa leader del suo Paese. No, nessuna donna ha conquistato Pechino. Tsai Ing-wen ha appena vinto le elezioni a Taiwan, l’isola che si è separata dalla madre patria quando la Cina è diventata Repubblica Popolare, con la fuga dello sconfitto Chiang Kai Shek dal potere di Mao. Tsai ha 59 anni, una visione centrista della politica e un approccio moderato alle relazioni internazionali. Eppure la Cina governata dai comunisti già la odia.

All’indomani della sua elezione, infatti, la China Central Television ha trasmesso immagini di grandiose esercitazioni militari al largo della Cina meridionale: enormi mezzi anfibi, bombardieri che lanciano ordigni dalle scie luminose, e paracadutisti lanciati nel mare della provincia di Fujian, giusto di fronte all’isola di Taiwan.  Continua a leggere “La donna più odiata dai cinesi”

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Perché i fatti di Colonia non c’entrano con l’islam. Ovvero Tutti femministi col culo degli altri

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Le violenze contro le donne registrate a Colonia hanno fatto gridare di nuovo al conflitto tra Occidente cristiano e mondo musulmano. Invece quello che è successo ha poco a che fare con la religione

In Germania nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio si è registrato un numero altissimo di assalti sessuali nei confronti delle donne. Le denunce di molestie si sono moltiplicate soprattutto a Colonia, città del sud cattolico tedesco, dove il numero di donne che si sono rivolte al tribunale è cresciuto giorno dopo giorno, fino a raggiungere quota 652. Non tutte sono denunce di violenza sessuale: secondo alcuni giornali il 40 per cento, secondo altri l’80. Due sarebbero i casi di stupro, mentre centinaia gli episodi di contatti fisici aggressivi, mani che toccano parti intime o che addirittura si infilano sotto i vestiti, gruppi di maschi che circondano donne e cercano di spogliarle. Da nessuna parte si riescono a trovare le statistiche relative ai Capodanni degli anni precedenti, e resta ancora poco chiaro il motivo di un’escalation graduale di denunce, che sono cresciute giorno dopo giorno parallelamente alle proteste contro i costi dell’accoglienza agli immigrati.

Ma diamo per assodato che il fenomeno sia davvero fuori da ogni scala. Sgombriamo il campo da possibili complotti securitari, anche se il governo tedesco sta parlando di aumentare i fondi per gli apparati di intelligence e sta assegnando nuovi agenti di sicurezza ai commissariati locali con lo scopo di prevenire nuovi episodi. Quello che va sottolineato è la diversità d’approccio tra la stampa tedesca e quella italiana. L’opinione pubblica di tutta la Germania ha messo sotto accusa un gruppo preciso di persone: i poliziotti. Sono loro che avrebbero dovuto pattugliare meglio le strade e le piazza delle maggiori città del Paese, inondate da gente mezza ubriaca e stipata come sardine di fronte ai concerti di capodanno. Sono loro che avrebbero dovuto prevedere la possibilità di episodi di questo genere e organizzarsi per difendere i cittadini più vulnerabili, ovvero le donne.

Invece in Italia di questo dibattito non si è nemmeno parlato. In Italia tanta gente ha gongolato contro l’odiata Frau Merkel pensando: L’hai voluti ospita’ tutti ‘sti rifugiati? E mo’ ti ci voglio. A questo sentimento comune ha dato voce anche Lucia Annunziata sull’Huffington Post.

La notte che ha inaugurato il 2016 nel paese che ha generosamente aperto le porte al maggior numero, circa un milione, di profughi dal Medioriente e da altre zone di guerra, è stata macchiata da quello che possiamo definire il primo episodio di scontro di civiltà, la prima sfida consapevole dei nuovi arrivati al nostro mondo. Un annuncio gravido di molte cose a venire. Tanto più grave perché qui non si tratta di Isis, qui non siamo di fronte a nessuna motivazione religiosa: anzi i giovani immigrati arrivati a migliaia di migliaia in Europa in questi mesi e generosamente accolti in Germania sono tecnicamente in fuga dalla guerra. 

Solo che questa nemesi della Germania che si ritrova a essere attaccata da gente che ha “generosamente” ospitato, immigrati arrivati negli ultimi mesi scappando da Isis, non esiste. Perché chi è stato a colpire le donne ancora non si sa – hanno già arrestato e rilasciato più di 20 persone – ma tutti i sospettati sono nordafricani – probabilmente algerini e marocchini – e non hanno niente a che fare con la straordinaria ondata di rifugiati giunti da Siria e Iraq in questi mesi. Continua a leggere “Perché i fatti di Colonia non c’entrano con l’islam. Ovvero Tutti femministi col culo degli altri”

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Ragazze di oggi

Lila Tretikov, presidente Wikimedia Foundation
Lila Tretikov, presidente Wikimedia Foundation

La società sarà ancora maschilista, ma sono sempre di più le organizzazioni che vogliono cambiare il mondo seguendo una guida femminile  

Oggi è la giornata mondiale contro le violenze sulle donne. Sembra incredibile, eppure ci sono ancora parecchi uomini che pensano di poter disporre delle proprie compagne come di un qualsiasi oggetto di proprietà. Ai governi si chiede di rispondere con politiche repressive nei confronti dei responsabili, ma serve davvero a qualcosa punire il maschio dopo che la femmina è già stata violentata? Continua a leggere “Ragazze di oggi”