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La nuova Siria secondo la Russia

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pubblicato su Il Dubbio

Al summit di Astana Mosca e Ankara prendono accordi sul futuro di Damasco, sordi alle dichiarazioni delle parti in guerra

Ad Astana gli invitati sono arrivati un giorno dopo, ma i russi non si sono scomposti. I ritardatari erano i rappresentanti dell’opposizione siriana e il motivo della convocazione i colloqui di pace in Kazakistan. Russia, Iran e Turchia hanno scelto Astana per mettere d’accordo il regime di Assad con quei ribelli che non rientrano nella loro definizione di terroristi. Una sede che ospita i colloqui di pace già da dicembre, nonostante la comunità internazionale si incontri regolarmente a Ginevra, dove i negoziati apriranno di nuovo i battenti il 23 febbraio. Ma i play- maker, in Siria, sono loro – russi e turchi – e ad Astana vogliono trovare la “loro” soluzione, alla quale gli americani sono solo invitati ad assistere. Continua a leggere “La nuova Siria secondo la Russia”

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Pubblicato in: calcio, democrazia, guerra

Top ten 2016

Vi sembra un anno da dimenticare? Forse è vero, eppure anche durante gli ultimi dodici mesi l’umanità ha fatto qualche progresso. Ecco dieci cose buone del 2016

  1. È appena finito
  2. Le Olimpiadi di Rio si sono chiuse senza attentatirio-span-600-1
    Il Brasile ha evitato l’enorme flop atteso alla vigilia. Gli atleti hanno gareggiato, vinto medaglie e festeggiato i loro risultati come se fossero a un’Olimpiade normale, e non in una manifestazione organizzata in mezzo alle macerie della politica nazionale e dei disastri internazionali –  una premier deposta, uno scandalo di corruzione grande come il Brasile, l’esclusione dai Giochi della Russia e l’epidemia della febbre Zika. L’unico incidente denunciato dagli atleti si è subito rivelato un falso: quattro nuotatori americani avevano raccontato di aver subito una rapina a mano armata da quei delinquenti dei sudamericani ma sono stati fregati dalle telecamere, che li hanno ripresi mentre – ubriachi – danneggiavano il bagno di una stazione di rifornimento a Rio;
  3. Papa Francesco resiste.
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    Lo aspettavano tutti al varco: prima o poi la dirà una stronzata pure lui, non potrà continuare a dispensare buon senso all’umanità senza chiedere niente in cambio. E invece no. Al netto delle sparate oscurantiste contro aborto e nozze gay, previste dal contratto con Dio, Francesco ha continuato a esprimere concetti sufficientemente logici e piuttosto profondi nonostante la semplicità. Inoltre ha realizzato un bel po’ di passo in avanti per la diplomazia vaticana, dall’incontro col patriarca ortodosso Kirill – che si era sempre rifiutato di vedere un Papa – all’intercessione per il regime cubano di fronte alla Casa Bianca, che anche grazie a lui decide di riaprire i rapporti con i fratelli Castro;
  4.  L’Onu cancella le sanzioni all’Iran.
    Infografica pubblicata dal Daily Mail
    Infografica pubblicata dal Daily Mail

    Spinti dall’interesse di far valere le proprie ragioni sul conflitto in Siria e di fargliela vedere brutta all’Arabia Saudita, Washington e Teheran nel 2015 avevano firmato un accordo preliminare che avrebbe dovuto ripristinare normali relazioni diplomatiche con i Guardiani della Rivoluzione in cambio del loro rispetto di alcuni limiti sul programma nucleare della Repubblica. E il 16 gennaio del 2016 l’Onu ritira ufficialmente le sanzioni all’Iran, dando seguito a un rapporto positivo dell’Agenzia atomica sullo smantellamento degli impianti persiani. Obama ha dunque abbattuto il  muro alzato da Bush, che aveva spinto l’Iran tra le braccia della Russia. Purtroppo Putin ha rilanciato con un intervento diretto a favore del comune amico Bashar al Assad, e per ora sembra aver avuto la meglio;

  5. Il Leicester vince la Premier League. _89548045_leicsfans1_getty
    Cioè: una squadra che sembrava dovesse combattere per la salvezza vince per la prima volta nella sua storia la serie A britannica. A guidare il Leicester è un tecnico italiano, Claudio Ranieri, e quindi la vittoria del club inglese diventa subito una vittoria “nostra” (festeggiata anche da Matteo Renzi con un twit che chiosa #pazzesco), ma la notizia non è questa. La notizia è che può succedere, anche se solo in un anno bisestile e in un Paese che sta per abbandonare il suo continente, che un campionato di calcio non sia truccato, impacchettato o blindato dai tre club più potenti della nazione. C’è luce oltre la siepe;
  6. Radovan Karazdic viene condannato a 40 anni per crimini contro l’umanità.** FILE ** In this May 1994 file photo, Bosnian Serb Stojan Zupljanin, left, and Radovan Karadzic speak in the Bosnian town of Banja Luka, 120 kilometers (75 miles) northwest of the Bosnian capital of Sarajevo. Karadzic, accused architect of massacres making him one of the world's top war crimes fugitives, was arrested on Monday evening, July 21, 2008 in a sweep by Serbian security forces, the country's president and the U.N. tribunal said. Serb authorities turned Zupljanin over to The Hague in June 2008 after nine years on the run. (AP Photo/Radivoje Pavicic)
    Il boia di Srebrenica, serbo-bosniaco che ha guidato i suoi battaglioni paramilitari verso la pulizia etnica dei suoi concittadini musulmani, è stato condannato dal Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Ci sono voluti sei anni di processo, ma alla fine la sentenza è arrivata, a dimostrare che anche chi si ritiene intoccabile, se condannato dalla storia, può esserlo anche dai giudici;
  7. Lo scandalo dei Panama papers dimostra che il giornalismo investigativo esiste ancora
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    Il pool del Consorzio internazionale di giornalisti investigativi è venuto in possesso di un database di 11,5 milioni di documenti dello studio legale panamense Mossack Fonseca, che testimoniano fughe di capitali e distrazione si fondi finanziari. Il pool ci si butta a capofitto e analizza i dossier su oltre 214.000 società offshore, senza farsi intimorire da immense e pallosissime liste di dati. Travolto dallo scandalo, il primo ministro islandese si dimette. Altri nomi illustri coinvolti dai papers decidono invece di fregarsene, restando al loro posto senza pudore. Gente come il presidente argentino Mauricio Macrì, lo sceicco degli Emirati Arabi Khalifa bin Zayed al Nahyan, il capo di Stato ucraino Petro Poroshenko, il re dell’Arabia Saudita Salman;
  8. La strage di Orlando non è colpa del “terrorismo islamico”vunjq1nde60lvekryh8co-rvqqkumlb5-xlarge
    Il 12 giugno un giovane americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 29 persone e ne ferisce 43 in un nightclub di Orlando, Usa. Nelle prime 24 ore i media di tutto il mondo si concentrano sulla presunta affiliazione dell’attentatore all’Isis, ma appena fanno due più due capiscono che si tratta di una strage omofoba compiuta da un omosessuale. Il locale di Orlando, Pulse, è un noto locale gay che Mateen frequentava con enormi sensi di colpa. In America la strage viene derubricata da attentato terroristico e diventa crimine d’odio. Il movimento gay si dimostra più potente degli adepti dell’islamofobia;
  9. Il Portogallo vince gli europei e lo fa da squadra – non da groupies di un grande campione.
    160710170039-21-euro-finals-france-portugal-0710-super-169Il capitano portoghese Cristiano Ronaldo (pallone d’oro 2016) gioca male in quasi tutte le partite degli europei e la sua nazionale sembra destinata a uscire al primo turno. Ma poi si riprende per il rotto della cuffia e arriva in modo rocambolesco in finale, dove Ronaldo si fa male ed è costretto a uscire dal campo ma tifa per la sua squadra con una foga da hooligan. E i suoi “gregari” sconfiggono la Francia 1-0;
  10. Il Califfato in Libia si rivela una bufala.1449529470436
    Gli emuli dell’Isis che si erano impadroniti di un fazzoletto di terra intorno a Sirte vengono sconfitti da una breve offensiva dei miliziani di Misurata – sostenuti da Usa e Gran Bretagna. Ciò non significa che la Libia sia pacificata, anzi. Ma aiuta a comprendere la reale natura degli attentati e degli atti di guerriglia che avvengono in tutto il Paese: la lotta per il profitto. Decine e decine di milizie locali si ammantano più o meno di forme di integralismo religioso per legittimare la loro lotta per il potere, ma quasi tutte sono coinvolte nei traffici illegali più redditizi del continente: droga e esseri umani. Non sarà facile soddisfare gli interessi economici di tutti gli attori in campo, ma sempre meno complicato che condurre alla ragione mujaheddin votati alla guerra santa.
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L’Italia è in guerra. Ma non si dice

 

Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni
Le nostre truppe in Iraq sono in prima linea contro l’Isis. I militari italiani presto andranno a recuperare i feriti in mezzo al fuoco nemico. Ma anche se ormai tutte le potenze del mondo stanno combattendo in Siria, Gentiloni e Renzi dichiarano che tutto ciò non ha niente a che fare con la guerra

Il governo italiano è maestro di sinonimi. Per la guerra che sta conducendo in Iraq li ha usati tutti: lotta, contrasto, sfida. E anche adesso che tutte le potenze mondiali si stanno scaraventando in Siria per combattere quella che qualcuno ha già battezzato Guerra mondiale in Medio Oriente, l’Italia non si considera in guerra.

A Erbil, nel Kurdistan iracheno, il governo italiano ha inviato da tempo 750 militari che addestrano i peshmerga curdi a combattere contro Isis. Il ministro degli Esteri Gentiloni ci tiene a precisare che sono solo addestratori, e che il governo non ha nessuna intenzione di inviare forze di terra “operative”, che conducano davvero una “guerra”. Contemporaneamente, però, il premier Renzi si vanta di essere in prima fila nella lotta allo Stato Islamico, in qualità di alleato principale degli Stati Uniti nella Coalizione anti Isis, contribuendo come nessun altro in questa impresa.

Ma c’è di più.

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La vera storia dei sunniti e degli sciiti

L'ayatollah Khomeini
L’ayatollah Khomeini

Con la rottura dei rapporti tra Arabia Saudita e l’Iran torna in auge la retorica dello scontro tra le due confessioni dell’Islam. È il momento di capire quali sono le differenze tra i due e chi alimenta questa contrapposizione

Sarà capitato anche a voi, di avere una domanda in testa. Di avercela da anni, ma non essere mai riusciti a risponderle veramente. La mia era: ma qual è la vera differenza tra sunniti e sciiti?

La storia che sanno tutti la sapevo anch’io, ok, tutta la faccenda della discendenza da Maometto, dei sunniti che riconoscevano come legittimo successore del profeta il suo migliore amico – nonché suocero – Abu Bakr e degli sciiti che invece avrebbero voluto che gli discendesse Ali, il genero. Ma poi? Possibile che una storia di 1400 anni fa continuasse a generare conflittualità tra i due gruppi senza che ci fossero sostanziali differenze tra i seguaci dell’uno e quelli dell’altro? Mi sembrava come se i cristiani si fossero divisi tra tifosi di diversi evangelisti, luchiti contro giovanniti, o marchiti contro matteiti.

Invece no, mi dicevano i miei amici islamisti (non nel senso dei fondamentalisti ma degli studiosi). C’è una conflittualità politica importante tra sunniti e sciiti che deriva anche dalla  loro storia e dal diverso modo in cui concepiscono l’aspetto religioso dell’esistenza. Eppure a me i due approcci sembravano uguali: il Profeta è Maometto e il Libro il Corano, vanno tutti in moschea e ascoltano gli imam, credono nei cinque pilastri dell’islam (fede nell’unico dio Allah, elemosina, pellegrinaggio, ramandam, obbligo di preghiera) e teoricamente non mangiano maiale né bevono alcool. Dal punto di vista politico, certo, c’era l’eterno scontro tra Iran e Arabia Saudita, i primi sciiti e i secondi sunniti. Ma mi sembrava che la differenza religiosa tra le due potenze non fosse altro che strumentale alla lotta per supremazia in Medio Oriente, e che faticasse a fare presa sulle popolazioni musulmane di altri Paesi.  Continua a leggere “La vera storia dei sunniti e degli sciiti”

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Come sconfiggere l’Isis. In 4 mosse

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Sgombrare il campo ideologico, radiare i finanziatori, accerchiare Daesh e attenderne l’implosione. Il generale Mini spiega come affondare i jihadisti. Senza bombardamenti a pioggia 

Un’alleanza con la Russia per bombardare lo Stato Islamico? Se non è corale e condivisa da tutti non solo è inutile, ma controproducente. Trattare il conflitto con i jihadisti come uno scontro di civilità? Un’idea stupida di chi è caduto vittima della propaganda. Il generale Mini, già comandante delle forze Nato in Kosovo, ha le idee chiare: «Non ha senso bombardare a casaccio senza colpire il cuore del nemico. Dobbiamo trattare i jihadisti per quello che sono: una banda di criminali, ai quali bisogna togliere i mezzi di sussistenza. Dobbiamo metterci in testa che per sconfiggerli  dobbiamo assumere dei rischi. L’Occidente si è cullato per decenni nell’idea di poter vivere in pace senza dover tanto faticare per conservarla. È ora che guardi la realtà».

Generale, se i bombardamenti aerei – quelli sferrati da russi, francesi, inglesi – non servono a niente, qual è la prima mossa che gli europei dovrebbero fare per fermare la minaccia jihadista? Continua a leggere “Come sconfiggere l’Isis. In 4 mosse”

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Che fine ha fatto l’Onda verde?

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L’accordo sul nucleare riabilita Teheran, ma i prigionieri politici restano dove sono. Da 4 anni marciscono ai domiciliati anche i leader della protesta del 2009, Mousavi e Kharroubi. Qualcuno durante i festeggiamenti, li ha ricordati

Il 29 gennaio 2015 la famiglia di Mr Rashedi, della città iraniana di Ramshir, ha ricevuto una telefonata. Un funzionario statale ha comunicato alla donna all’apparecchio che suo marito era stato giustiziato qualche giorno prima. e che la corte islamica rivoluzionaria l’aveva condannato per guerra a Dio e corruzione sulla terra.

Il codice iraniano sulle esecuzioni prevede che l’avvocato del condannato sia informato 48 ore prima dell’uccisione, e che il condannato possa ricevere un visitatore prima di essere giustiziato, ma la maggior parte delle volte questo non succede.

Il resto dell’articolo su Limes