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La rinascita di al Qaida

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Con l’Occidente concentrato a combattere contro Isis, l’organizzazione di Bin Laden sta riprendendo vigore, dall’Afghanistan alla Libia, passando per la Siria. Lo Stato islamico ha conquistato il monopolio del terrore, ma solo sui nostri media.

L’organizzazione terrorista più diffusa e più sostenuta del mondo islamico è al Qaida, che non solo è sopravvissuta alle guerre di export democratico, ma le ha usate per rafforzarsi, come adesso sta usando la fama globale del suo principale concorrente. Isis, appunto.

Con europei e americani concentrati a combattere contro il Califfato, infatti, l’organizzazione di Bin Laden si è potuta espandere e radicare in luoghi lontani dai riflettori. Secondo l’American enterprise institute, ad esempio, Al Qaida nel Maghreb islamico sta “risorgendo” con l’obiettivo di costruire una serie di emirati islamici in Africa che unificherà in un califfato. Il consenso che riscuote tra le popolazioni spesso non deriva dalla condivisione ideologica, ma dal fatto che l’organizzazione appoggia rivendicazioni etniche fornendo ai clan un sostegno contro il nemico. Continua a leggere “La rinascita di al Qaida”

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Pubblicato in: migranti

Arrestare lo scafista non serve a niente

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I giornali parlano dell’ultimo naufragio di migranti sottolineando che sono stati arrestati gli scafisti. Sembra che così una parte dei colpevoli siano stati fermati e che sia stato dato un colpo alla potente organizzazione criminale che gestisce il traffico di persone. Non è così.

Gli scafisti, come hanno raccontato tanti giornalisti, compreso il reporter della Bbc di questo articolo  sono migranti a cui i trafficanti insegnano due manovre per guidare la barca in cambio di uno sconto sul “biglietto di viaggio”. Arrestarli non porta nessun danno a chi li ha istruiti. E nel completo caos libico sembra anche che non ci sia un’organizzazione criminale che domina sulle altre. Chi vuole mettersi sul mercato lo può fare, spendendo qualche decina di migliaia di euro per comprare una barca e creando i giusti contatti con i trafficanti che portano i migranti fino in Libia. Continua a leggere “Arrestare lo scafista non serve a niente”

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L’Italia riparte per la Libia

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pubblicato da Huffington Post

Tutto è pronto per cominciare i bombardamenti su Sirte, dove è nato un secondo Califfato dell’Isis. Come cinque anni fa gli europei vogliono vincere dall’aria, senza un vero alleato sul terreno

Visto che l’Isis non si riesce a sconfiggere in Siria, allora andiamo a combatterlo in Libia. È questa l’intenzione degli americani, che dopo quasi due anni di bombardamenti sul Califfato vogliono trasferire la stessa strategia sui cieli di Sirte, dove si sta espandendo un secondo Stato Islamico. La guerra in Siria non solo non l’hanno vinta, ma l’hanno consegnata ai russi, che stanno facendo tutto il contrario di quello che si era prefissata Washington. Eppure sia gli Usa che i loro alleati europei sono convinti che il modello di intervento siriano debba essere praticato anche in Libia. “L’ultima cosa al mondo che vogliamo è un falso califfato che abbia accesso a risorse petrolifere che valgono miliardi di dollari”, ha detto il segretario di Stato Kerry a Roma pochi giorni fa, sostenendo il progetto di un intervento bellico a guida italiana. D’altronde, quella del petrolio è la stessa preoccupazione nutrita da Roma e da Parigi, che non vogliono vedere i pozzi in mano a Isis, né in mano a nessun altro. Continua a leggere “L’Italia riparte per la Libia”

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L’Isis nel mondo

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In Libia e in Somalia, ma anche in Afghanistan a sfidare i Talebani. Lo Stato Islamico fa affiliati in tutto il mondo. E procede verso est 

Originariamente pubblicato da La Regione Ticino

Con gli attentati di Parigi il mondo si è accorto che lo Stato Islamico non colpisce solo in Siria e in Iraq. In realtà è da tempo che l’Isis fa proseliti in tutto il mondo, grazie alla fama di vincenti che hanno conquistato i suoi militanti tra i gruppi armati di ogni latitudine. In cerca dello stesso successo, ma soprattutto degli stessi finanziamenti, anche criminali che hanno scoperto da poco l’Islam o militanti che finora avevano simpatizzato con al Qaeda hanno giurato fedeltà al Califfato. In Sinai gruppi di beduini da sempre recalcitranti ad accettare le regole del governo centrale hanno cominciato a strizzare l’occhio ai terroristi quando hanno conquistato una certa autonomia economica, grazie ai traffici illeciti con i palestinesi rinchiusi nella Striscia di Gaza. Per poter continuare a guadagnare in quel modo, bisognava affiliarsi a uno Stato che non vietasse il loro commercio, uno che avesse tutte altre regole. E cioè l’Isis.

La grande madre del nuovo jihad contro gli occidentali non è più il conflitto israelo-palestinese, ma la guerra in Libia. Continua a leggere “L’Isis nel mondo”

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Le donne della settimana

Sono in poche, ma si danno parecchio da fare. Le donne sulla scena internazionale devono resistere agli attacchi degli avversari senza mostrare nessuna fragilità, altrimenti verrebbero accusate di non avere polso causa femminilità. Eccone tre che anche questa settimana hanno tenuto duro 

1) Federica Mogherini

Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera
Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera

La “ministra degli esteri” della Ue ha preso in mano la situazione. A differenza di chi l’ha preceduta – l’inglese Caroline Ashton – ha deciso di dare un senso al suo ruolo e di proporre soluzioni che le parti in conflitto possano davvero accettare. Questa settimana ha presentato un documento sulla Libia che prevede la possibilità di inviare una forza militare europea per salvaguardare un futuro governo di coalizione. Continua a leggere “Le donne della settimana”

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Non gli davamo una lira, invece Renzi ci capisce di esteri

U.S. President Barack Obama and Italian Prime Minister Matteo Renzi arrive for a news conference following their meeting at Villa Madama in Rome March 27, 2014. Obama met with Pope Francis at the Vatican earlier in the day. REUTERS/Kevin Lamarque (ITALY - Tags: POLITICS)

Libia, Siria e immigrazione. Il premier ha una sua visione delle relazioni internazionali. Pur con qualche incongruenza, fa meglio di quel che si attendeva

Da Rignano sull’Arno con furore. Quando è diventato primo ministro, Matteo Renzi non sembrava un grande esperto di politica estera, anzi si sarebbe detto privo degli strumenti più elementari per giudicare gli eventi internazionali, concentrato com’era sulla trasformazione dell’Italia in una grande azienda ad alta efficienza. Invece, nonostante tutto, non se la sta cavando male. Continua a leggere “Non gli davamo una lira, invece Renzi ci capisce di esteri”

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Come e perché sono scappato dall’Eritrea

La fuga dei migranti da Eritrea, Etiopia e Somalia verso l’Europa segue un itinerario preciso, dettato da agenzie sudanesi specializzate nel “trasporto” di esseri umani. Da Asmara scappano 3mila persone al mese, perché in uno Stato militare non c’è futuro. E se il flusso di rifugiati aumenta, i trafficanti combattono per guadagnarsi una reputazione e prendersi la fetta più grande del mercato

Il traffico di esseri umani sposa il libero mercato. Per chi vuole scappare dal Corno d’Africa – Etiopia, Eritrea, Somalia – oggi c’è una ricca offerta di servizi, tutti basati in Sudan. È qui che si è sviluppato il ricchissimo business dello sfruttamento dei migranti.

A Khartoum una serie di agenzie offre viaggi in Libia e cerca di conquistare il maggior numero di fuggitivi snocciolando i numeri dei propri successi: mille, duemila persone portate in Europa, nessun naufragio, solo qualche disperso in mare. Per avere tanti clienti conviene garantire l’efficienza del servizio: non più infiniti passaggi di mano tra piccoli trafficanti dunque, ma un unico viaggio verso una destinazione certa in Libia, dove gli accordi con gli scafisti locali sono già siglati.

“In meno di una settimana si arriva sulla costa e dopo qualche giorno si sale sul barcone“, spiega Amr Adam, attivista eritreo che vive in Italia e membro del Coordinamento Eritrea Democratica. “Niente stupri nel tragitto, altrimenti ci si rovina la reputazione e i rifugiati si rivolgono a un altro trafficante. Naturalmente per garantire l’efficienza bisogna abbattere i costi e il viaggio verso la Libia si fa in 40 su una jeep”. Pensa a tutto il trafficante, che di solito è della stessa nazionalità del migrante, perché è tramite i connazionali in patria che si costruisce la reputazione.

I libici subentrano alla fine della filiera, per trasportare le persone attraverso il Mar Mediterraneo. “Ogni agenzia di trafficanti ha il suo ‘ufficio’ in una città della Libia”, racconta Adem. “La sede è in una villetta anonima, dove si arriva di notte e ci si infila dentro in 200. Quando è pronta la barca, si esce e si va sulla spiaggia, dove i motoscafi ritirano i migranti dieci a dieci per caricarli sulla barca…

L’articolo completo su Limes