Pubblicato in: guerra, incontro

La nuova Siria secondo la Russia

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pubblicato su Il Dubbio

Al summit di Astana Mosca e Ankara prendono accordi sul futuro di Damasco, sordi alle dichiarazioni delle parti in guerra

Ad Astana gli invitati sono arrivati un giorno dopo, ma i russi non si sono scomposti. I ritardatari erano i rappresentanti dell’opposizione siriana e il motivo della convocazione i colloqui di pace in Kazakistan. Russia, Iran e Turchia hanno scelto Astana per mettere d’accordo il regime di Assad con quei ribelli che non rientrano nella loro definizione di terroristi. Una sede che ospita i colloqui di pace già da dicembre, nonostante la comunità internazionale si incontri regolarmente a Ginevra, dove i negoziati apriranno di nuovo i battenti il 23 febbraio. Ma i play- maker, in Siria, sono loro – russi e turchi – e ad Astana vogliono trovare la “loro” soluzione, alla quale gli americani sono solo invitati ad assistere. Continua a leggere “La nuova Siria secondo la Russia”

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Pubblicato in: guerra, jihad

Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo

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pubblicato su eastonline.eu

I tempi cambiano. Una volta erano i nemici per antonomasia – peggio di Be Beep e Will il Coyote – oggi possibili alleati. Sono i russi e i talebani, uniti – dicono loro – dalla comune lotta contro lo Stato Islamico.

Oggi, però, una riunione tripartita a Mosca riapre i giochi. A fine dicembre Putin ha ospitato diplomatici cinesi e pakistani per discutere dell’Afghanistan, senza invitare il governo di Kabul. Il presidente russo ha convinto i due partner a redigere un documento finale in cui si auspica maggiore flessibilità con i Talebani, che in Afghanistan controllano circa 40 distretti e ne rivendicano altrettanti su un totale di 398.  Continua a leggere “Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo”

Pubblicato in: democrazia, donne

TotoNobel

Svetlana Gannushkina
Svetlana Gannushkina

Domani assegnano il Premio Nobel per la pace e nonostante non ci sia mai stata tanta penuria di materia prima, gli accademici di Oslo quest’anno hanno ricevuto 376 nomination, un record. La mia intervista del 2013 a una delle candidate

Secondo il direttore del Prio, istituto norvegese di ricerca sulla pace, i favoriti sono cinque: l’attivista russa per i diritti umani Svetlana Gannushkina, presidente del Comitato di assistenza che aiuta migranti e rifugiati; gli Elmetti Bianchi, corpo di volontari siriani che rischiano la vita per salvare le vittime dei bombardamenti; Banyere, Bindu e Mukwege, tre ginecologi congolesi che aiutano i sopravvissuti agli stupri etnici e alle violenze sessuali; Ali Akbar Salehi e Ernest Moniz, ministro iraniano per l’energia e la sua controparte Usa nell’accordo sul nucleare tra i due Paesi; Edward Snowden, famosa spia. Alle previsioni del Prio si aggiungono voci insistenti su un altro candidato forte: i pescatori di Lesbo, che hanno salvato migliaia di migranti che rischiavano di affogare per raggiungere la Grecia.  Continua a leggere “TotoNobel”

Pubblicato in: jihad

Chi e perché ha fatto l’attentato in Turchia

At Least 10 Killed In Suicide Bomb Attack On Ataturk International Airport In Istanbul

Non è la prima volta che i terroristi colpiscono la Turchia, ma è la prima in cui attaccano un luogo di importanza internazionale come l’aeroporto. I colpevoli sono i jihadisti di Isis e l’obiettivo è senza dubbio mettere in guardia il governo di Erdogan per le scelte che sta facendo in politica estera. E i motivi per cui l’attentato avviene qui e ora sono tre:

  1. Il governo turco è molto indebolito. Per anni ha tollerato la crescita dello Stato Islamico ai suoi confini a patto che lottasse contro il proprio nemico numero uno in Siria, il presidente siriano Assad. Ma i veri alleati dei turchi non erano quelli di Isis, bensì i combattenti islamici dell’Esercito della Conquista, un insieme di fazioni più vicine ad al Qaida. Negli ultimi tempi non è più stato possibile fare l’equilibrista, perché Isis ha attaccato sempre di più queste fazioni islamiche, invece del presidente Assad, ed è arrivata ad attaccare la stessa Turchia. Erdogan ha quindi deciso di chiudere molti canali di passaggio che portavano  combattenti e rifornimenti allo Stato Islamico. Ha ricucito i rapporti con gli Usa e persino con Israele – nemici di tutti i jihadisti. Per rompere queste alleanza non c’è niente di meglio che colpire il punto debole dei turchi: l’eterna guerra contro i curdi. Un popolo considerato nemico dalla Turchia perché lotta per l’indipendenza del suo territorio, ma amico storico degli israeliani e oggi anche degli americani perché combatte con successo contro Isis.  Quindi lo Stato Islamico ha attaccato Istanbul per avvertire i turchi che non devono andare avanti con questa politica, e non ha rivendicato l’attentato proprio per alimentare il sospetto che i colpevoli siano terroristi curdi.
  2. Negli ultimi mesi la Turchia sta cercando di negoziare un avvicinamento anche con la Russia, che è alleata da sempre con il presidente siriano Assad e che ha bombardato e colpito duramente l’Esercito della Conquista. Turchi e russi per questo motivo avevano rotto ogni rapporto, ma adesso tutti entrambi i Paesi hanno problemi economici e subiscono l’isolamento dei Paesi occidentali, che li condannano per violazioni dei diritti umani, quindi cercano di farsi forza. Il loro riavvicinamento, però, non può che essere malvisto dai  jihadisti, in particolar modo da quelli che vengono da regioni russe o sotto influenza russa, che combattono il jihad proprio per dimostrare a Putin che non può mettere i piedi in testa ai musulmani. Guarda caso, gli attentatori di Istanbul vengono proprio da queste regioni: Uzbekistan, Kirghizistan e Caucaso.
  3. La nota positiva è che lo Stato islamico somiglia sempre più alla mafia e come la mafia compie attacchi via via più spettacolari man mano che si indebolisce. Isis in Iraq e Siria ha perso molti territori e c’è l’ipotesi che voglia trasferire le sue attività proprio in Turchia, dove si sarebbero formate cellule autonome di jihadisti che organizzano attentati anche in luoghi lontani dal confine. Il problema è che la mafia, dopo gli attentati del 1992-93 in Italia, ha cominciato a perdere colpi sul territorio, ma si è rafforzata come rete, gestendo affari sempre più internazionali. Così i jihadisti rischiano di perdere il loro Califfato ma di proseguire la loro impresa terroristica in tutto il mondo, se non vengono fermate le loro fonti di finanziamento

 

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Un conflitto senza jihadisti è un conflitto di serie B

Il Nagorno Karabakh
Il Nagorno Karabakh

Scoppia di nuovo la guerra in Caucaso. Si combattono cristiani contro musulmani, ma in Nagorno Karabakh non c’è traccia di al Qaeda o Isis. A muovere armeni è azerbaijani è soprattutto l’orgoglio nazionale

I giornali italiani si sono accorti che c’è una guerra in Nagorno Karabakh. La guerra, in realtà, c’è dagli anni Ottanta, quando ha ha giocato un ruolo fondamentale nella disintegrazione dell’Urss, ma di solito si fa finta che non ci sia, un po’ perché questo posto ha un nome impossibile da pronunciare, un po’ perché il conflitto è congelato da 20 anni e di solito i due contendenti – Armenia e Azerbaijan – si sparano solo qualche colpo di mitra.

In questi tre giorni però, sono morte circa 300 persone. Continua a leggere “Un conflitto senza jihadisti è un conflitto di serie B”

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L’Italia è in guerra. Ma non si dice

 

Il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni
Le nostre truppe in Iraq sono in prima linea contro l’Isis. I militari italiani presto andranno a recuperare i feriti in mezzo al fuoco nemico. Ma anche se ormai tutte le potenze del mondo stanno combattendo in Siria, Gentiloni e Renzi dichiarano che tutto ciò non ha niente a che fare con la guerra

Il governo italiano è maestro di sinonimi. Per la guerra che sta conducendo in Iraq li ha usati tutti: lotta, contrasto, sfida. E anche adesso che tutte le potenze mondiali si stanno scaraventando in Siria per combattere quella che qualcuno ha già battezzato Guerra mondiale in Medio Oriente, l’Italia non si considera in guerra.

A Erbil, nel Kurdistan iracheno, il governo italiano ha inviato da tempo 750 militari che addestrano i peshmerga curdi a combattere contro Isis. Il ministro degli Esteri Gentiloni ci tiene a precisare che sono solo addestratori, e che il governo non ha nessuna intenzione di inviare forze di terra “operative”, che conducano davvero una “guerra”. Contemporaneamente, però, il premier Renzi si vanta di essere in prima fila nella lotta allo Stato Islamico, in qualità di alleato principale degli Stati Uniti nella Coalizione anti Isis, contribuendo come nessun altro in questa impresa.

Ma c’è di più.

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Peggio di così, la Siria

Rifugiati siriani al confine con la Turchia
Sfollati siriani al confine con la Turchia

I russi bombardano 80 volte al giorno da tre mesi. Fanno strage di civili e colpiscono l’Isis solo saltuariamente. L’Europa se ne lava le mani ma stanzia un miliardo di euro per i rifugiati: lo incasserà la Turchia per impedire che raggiungano le nostre coste

La “guerra contro i terroristi” sferrata dai russi in Siria in realtà non ha per obiettivo i terroristi.
Lo Stato Islamico, che si concentra nel nord est del Paese, è stato colpito solo marginalmente dai bombardamenti di Mosca, che invece si sono concentrati a nord e a sud di Damasco, in quelle aree considerate nevralgiche dal regime di Bashar al Assad, che grazie all’alleato russo è riuscito a riconquistare gran parte delle linee di collegamento fin quasi al confine con la Turchia. Continua a leggere “Peggio di così, la Siria”