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Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo

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pubblicato su eastonline.eu

I tempi cambiano. Una volta erano i nemici per antonomasia – peggio di Be Beep e Will il Coyote – oggi possibili alleati. Sono i russi e i talebani, uniti – dicono loro – dalla comune lotta contro lo Stato Islamico.

Oggi, però, una riunione tripartita a Mosca riapre i giochi. A fine dicembre Putin ha ospitato diplomatici cinesi e pakistani per discutere dell’Afghanistan, senza invitare il governo di Kabul. Il presidente russo ha convinto i due partner a redigere un documento finale in cui si auspica maggiore flessibilità con i Talebani, che in Afghanistan controllano circa 40 distretti e ne rivendicano altrettanti su un totale di 398.  Continua a leggere “Amico Talebano: un’alleanza in nome dell’antiterrorismo”

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La rinascita di al Qaida

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Con l’Occidente concentrato a combattere contro Isis, l’organizzazione di Bin Laden sta riprendendo vigore, dall’Afghanistan alla Libia, passando per la Siria. Lo Stato islamico ha conquistato il monopolio del terrore, ma solo sui nostri media.

L’organizzazione terrorista più diffusa e più sostenuta del mondo islamico è al Qaida, che non solo è sopravvissuta alle guerre di export democratico, ma le ha usate per rafforzarsi, come adesso sta usando la fama globale del suo principale concorrente. Isis, appunto.

Con europei e americani concentrati a combattere contro il Califfato, infatti, l’organizzazione di Bin Laden si è potuta espandere e radicare in luoghi lontani dai riflettori. Secondo l’American enterprise institute, ad esempio, Al Qaida nel Maghreb islamico sta “risorgendo” con l’obiettivo di costruire una serie di emirati islamici in Africa che unificherà in un califfato. Il consenso che riscuote tra le popolazioni spesso non deriva dalla condivisione ideologica, ma dal fatto che l’organizzazione appoggia rivendicazioni etniche fornendo ai clan un sostegno contro il nemico. Continua a leggere “La rinascita di al Qaida”

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Talebani contro Talebani: il giallo del mullah Omar

La sede della rappresentanza dei Talebani a Doha
La sede della rappresentanza dei Talebani a Doha

I rappresentanti dell’Emirato islamico di Afghanistan smentiscono la morte del loro leader ma poi cambiano idea. Dietro le loro incertezze, le spaccature all’interno del movimento e gli agi della vita in Qatar

Lo storico leader dei talebani è morto, ma per ammetterlo i Talebani ci hanno messo un po’, anzi: due anni. La rappresentanza ufficiale dei talebani, quella con sede in Qatar, con tanto di lussuosa ambasciata e di benefit da ambasciatori, non voleva riconoscerne la dipartita, forse per paura di essere rispediti a casa. Come giustificare la loro presenza tra i lussi del Golfo se hanno sempre dichiarato di essere stati nominati – dopo il 2013 – dal mullah Omar e di parlare sempre in sua vece? Chi ha incontrato qualcuno di loro, in giro per i centri commerciali di Doha, sostiene che si siano perfettamente ambientati, e che non abbiano nessuna voglia di tornare a combattere. Oggi, però, anche la pagina ufficiale dell’Emirato islamico d’Afghanistan riconosce la morte del mullah e la nomina a suo successore di Akhtar Mansour. Evidentemente è lui il leader che garantisce ai rappresentanti in Qatar di conservare il loro posto, così come ha garantito l’alleanza con la potente Rete Haqqani, che controlla una buona porzione dell’Afghanistan, con la nomina a proprio vice di Sirajuddin Haqqani, figlio del leader della Rete. Meno contenta invece la famiglia del defunto, che come successore avrebbe preferito il figlio maggiore Yaqub, e i sostenitori di Abdul Qayum Zakir, principale rivale di Mansour.