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Le donne salvate dalle donne

In questa Terra abitata solo da cattive notizie, mi sento in dovere di segnalare una storia positiva

Ufficiale delle Nazioni Unite
Ufficiale delle Nazioni Unite

L’Onu ha capito che per difendere la popolazione femminile gli uomini non sono il massimo. Meglio addestrare ufficiali dello stesso sesso delle vittime 

Qualcuno al Palazzo di Vetro ha capito che per aiutare le donne – minacciate, violentate, sottomesse – sono più adatte le donne. Nei contingenti internazionali di peacekeeping, quelli che l’Onu invia per tenere a bada le parti di un conflitto e salvaguardare fragili tregue, solo il 3 per cento del personale è femminile. Eppure le principali vittime di un clima di violenza diffusa sono le donne, che spesso con gli uomini non ci vogliono proprio avere a che fare. Ora però le Nazioni Unite stanno investendo negli  ufficiali di sesso femminile e le stanno addestrando a fermare gli abusi contro le donne. Un corso tenuto a Nuova Delhi ad aprile e uno svolto in Sudafrica alla fine di settembre hanno raccolto 32 partecipanti ansiose di combattere in prima linea. Non significa che vogliono sparare sul nemico Continua a leggere “Le donne salvate dalle donne”

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Le donne della settimana

Sono in poche, ma si danno parecchio da fare. Le donne sulla scena internazionale devono resistere agli attacchi degli avversari senza mostrare nessuna fragilità, altrimenti verrebbero accusate di non avere polso causa femminilità. Eccone tre che anche questa settimana hanno tenuto duro 

1) Federica Mogherini

Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera
Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera

La “ministra degli esteri” della Ue ha preso in mano la situazione. A differenza di chi l’ha preceduta – l’inglese Caroline Ashton – ha deciso di dare un senso al suo ruolo e di proporre soluzioni che le parti in conflitto possano davvero accettare. Questa settimana ha presentato un documento sulla Libia che prevede la possibilità di inviare una forza militare europea per salvaguardare un futuro governo di coalizione. Continua a leggere “Le donne della settimana”

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In Turchia la vagina è un handicap

Women shout slogans and hold banners as they march through central Ankara to commemorate International Women's Day March 8, 2012. REUTERS/Umit Bektas (TURKEY - Tags: SOCIETY CIVIL UNREST) ORG XMIT: ANK01

Il 7 giugno ad Ankara si vota e Erdogan si aspetta – come al solito – di stravincere. Ma molte donne non saranno entusiaste di votare il suo partito, visto che negli anni dei governi Akp la condizione femminile è peggiorata esponenzialmente. E chi uccide la moglie viene invitato come ospite in tv

«L’islam ha chiarito qual è la posizione della donna, è quella di madre. Una donna non può essere trattata come un uomo, perché va contro le leggi di natura. Le caratteristiche, le abitudini e i particolari fisici femminili sono diversi da quelli maschili, non si può certo mettere una madre che allatta un figlio sullo stesso piano del marito. E le donne non possono fare gli stessi lavori degli uomini, come si faceva nei regimi comunisti». Non è il califfo dello Stato Islamico a parlare ma Tayyp Erdogan, presidente del Paese musulmano più secolarizzato del Medio Oriente, la Turchia. L’ha detto pubblicamente, di fronte a un’audience che comprendeva sua figlia Sumeyye, l’anno scorso. Il premier non si vergogna di apparire un maschilista, perché in questi ultimi quindici anni il suo partito ha sempre guadagnato la stragrande maggioranza dei voti nonostante – o grazie a – le sue esternazioni contro una società troppo secolarizzata e una donna troppo emancipata.

Il 7 giugno, però, il partito di Erdogan si presenterà alle elezioni parlamentari indebolito da scandali politici e problemi internazionali, e il malcontento delle donne potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso. La società turca, infatti, è ammalata di un cronico pregiudizio nei confronti della sua parte femminile, considerata dai più un appendice di quella maschile, che di fronte ai soprusi e alle violenze dei mariti deve tollerare e comprendere. E gli anni di governo dell’Akp non hanno fatto che peggiorare la situazione. «Nel 2010 l’allora ministro della Giustizia rivelò che i femminicidi erano aumentati del 1400 per cento nel corso degli ultimi 7 anni», denuncia Gülsum Kav dell’associazione “Fermeremo gli assassinii di donne”, «Poi però si è pentito di aver parlato e da quel momento non ha più fornito dati. Adesso non abbiamo nessun informazione ufficiali sul fenomeno».

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